Festival & nostalgie con i due Sandokan 

(Renato Franco)Il Festival inizia con lo sguardo rivolto al passato: l’omaggio a Baudo che con la sua voce apre la serata («è doveroso dedicarlo a lui» dice Conti); Olly, il vincitore della scorsa edizione, che canta il brano che lo ha portato al successo; il ricordo dei tanti personaggi del mondo dello spettacolo che in questi ultimi mesi se ne sono andati, a partire da Peppe Vessicchio che — anche con la sua barba inconfondibile — ha lasciato un’impronta su Sanremo. E poi la lunga (un po’ troppo) intervista a Gianna Pratesi, la signora di 105 che 80 anni fa aveva votato a favore della Repubblica, «una conquista arrivata anche grazie al sacrificio di tante persone che hanno perso la vita per noi», ricorda il conduttore. L’unico brivido di una serata che tende al piatto è il clamoroso refuso (che sia stato un emulo di Petrecca?) che campeggiava sul ledwall alle loro spalle: «Repupplica», con una doppia «p».
Si sapeva. Il ritmo è serrato, i cantanti in gara trenta (tanti, troppi) lasciano poco spazio all’improvvisazione o a momenti più costruiti. Il via alla gara con Ditonellapiaga è l’inizio di una lunga sequenza di annunci e canzoni. Una serata punteggiata da tanti flash, tre minuti e via, come scorrere i post su Instagram. Can Yaman che prova a far accennare una canzone in turco a Laura Pausini, lei che interviene quando deve e non deborda mai, si concede battute innocue («Ora una piccola pausa… una pausini»). Conti che la prende in giro per la sua difficoltà con le «z», lei che sta al gioco e ripete più volte «geolocalizzazione». Un velo pietoso invece sulla sua imitazione portata in scena da Vincenzo De Lucia: Pucci probabilmente avrebbe fatto meglio.
Can (si legge «Gian», significa davvero Gianni) Yaman — il nuovo Sandokan tutto olio e pettorali in vista, un tamarro di 100 chili che ha il suo perché — era il grande ospite della prima serata ma nelle prime tre ore si vede con il contagocce.
Peccato perché l’attore turco nella conferenza stampa della mattina aveva dimostrato di avere la battuta pronta: «Non chiedetemi di cantare, perché poi divento virale in Turchia e mi arrestano di nuovo». Solo scavallata la mezzanotte arriva l’idea che funziona: il confronto tra i due Sandokan, tigre contro tigre con la celeberrima riproposizione della scena più di culto. E Kabir Bedi — eleganza magnetica e flemma indiana — buca lo schermo anche a 50 anni di distanza.
L’altro ospite extra-gara della serata è Tiziano Ferro che però non va oltre il compitino: un medley delle sue canzoni più note e un brano dal nuovo disco, ma nessuna invenzione per rendere la performance qualcosa da conservare nelle teche di Sanremo.
In chiusura arriva anche la prima classifica: i primi cinque posti (ma in ordine casuale) decisi dalla giuria della Sala Stampa, Tv e Web se li sono presi Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga e la coppia Fedez-Masini.
In sintesi Carlo Conti ha condotto uno spettacolo pulito ma che non trova mai un’invenzione che lascia il segno, una scintilla. Nel 2025 l’impianto era simile, gli ascolti alle stelle: si ripeterà? Lui prima del debutto aveva messo le mani avanti: «Non mi esalto se le cose vanno troppo bene, non mi abbatterò se i risultati non saranno quelli».
Conti era tornato anche sul caso Pucci, dopo il nuovo appello di La Russa in favore del comico che si è auto-escluso: «Rispetto la seconda carica dello Stato e ho ascoltato con attenzione quello che ha detto. Con Pucci ci siamo sentiti, gli avevo chiesto se voleva fare un videomessaggio scherzoso ma non se la sente. Non ha intenzione di fare niente e non posso certo obbligare nessuno a fare qualcosa contro la sua volontà». La sua capacità di smussare le polemiche è nota e in questo — pur ispirandosi a lui — il suo Festival non è certo baudiano. Magari è un Festival democristiano? «È cristiano e democratico: cristiano perché ci sono riferimenti alla mia modestissima fede e democratico perché aperto a tutti».