di
Lara Sirignano

La Procura europea: corruzione. Atenei, scuole e un’azienda nel mirino

In gergo lo chiamavano il «tesoretto»: un fondo nero accumulato grazie a offerte a prezzi gonfiati e falsi acquisti da cui attingere per avere cellulari, pc e buoni da spendere nell’elettronica. L’ultima inchiesta della sezione siciliana della Procura Europea (Eppo) racconta di fondi del Pnrr per scuole e università che diventano bancomat privati di docenti e ricercatori di enti prestigiosi come il Cnr. 

Il «meccanismo» 

Un sistema corruttivo con al centro la R-Store S.p.a., un’azienda Apple Premium Reseller con sede a Napoli e più di 32 punti vendita in Italia, leader nella fornitura di dispositivi elettronici e servizi di formazione a scuole e università. Lo schema, secondo gli inquirenti, era collaudato: i professori indagati, attraverso vari escamotage, facevano in modo che i loro dipartimenti o i loro istituti scolastici affidassero le forniture di beni e servizi informatici alle R-Store. In cambio, ai prof complici, alle mogli e ad amici la società, anche grazie alla creazione di fondi occulti alimentati da acquisti falsi, arrivavano i regali. Un bottino di qualche migliaio di euro barattato, secondo l’accusa, con gare truccate o affidamenti diretti sotto soglia. 



















































Le accuse

Gli indagati, accusati di corruzione propria e turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente, sono 16, tra professori della Federico II di Napoli, manager e dipendenti della società. Per tutti i pm Gery Ferrara e Amelia Luise hanno chiesto gli arresti domiciliari. Da due giorni, come prevede la legge, sfilano davanti al gip di Palermo per rendere gli interrogatori preventivi all’esito dei quali il giudice dovrà decidere se disporre o meno la misura cautelare. Due docenti avrebbero già confessato, l’ad della R-Store Giancarlo Fimiani, vicepresidente di Confindustria Napoli, il deus ex machina (così lo definiscono i magistrati) che avrebbe sfruttato per proprie conoscenze per accaparrarsi le gare, si è dimesso.

L’indagine dei carabinieri del Roni che svela l’ennesimo saccheggio dei fondi Ue nasce in realtà a Palermo tre anni fa, quando la Procura europea scopre che Daniela Lo Verde, pasionaria dell’antimafia, dirigente della scuola Falcone nel quartiere popolare Zen di Palermo, e il suo vice, oltre a fare la cresta sugli alimenti della mensa scolastica, facevano acquistare con fondi comunitari (da qui la competenza di Eppo) pc e dispositivi elettronici da destinare agli alunni sempre da uno stesso fornitore: la R-Store. La loro referente era una dipendente del punto palermitano, Alessandra Conigliaro che, in cambio, faceva avere alla Lo Verde e ai suoi cellulari all’ultimo grido. La dirigente ha patteggiato, stessa sorte ha avuto la Conigliaro che, tuttavia, ha deciso di parlare consentendo ai pm di allargare l’inchiesta e scoprire che il caso Palermo non era certo isolato.

E così oltre ai vertici della società informatica sono finiti sotto accusa ricercatori e docenti come Corrado Leone, del Cnr di Napoli e di Portici, Luigi Cembalo, professore ordinario al dipartimento di Scienze Agrarie dell’università di Napoli «Federico II», Luciano Airaghi, responsabile del centro di formazione dell’Its fondazione Minoprio; Carlo Palmieri, presidente dell’Its Academy di Napoli ed Enrico Cafaro, docente del dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche della Federico II.
«A fronte di atti amministrativi di tipo discrezionale a volte formalmente regolari, — scrivono i pubblici ministeri — la causa personalistica prevaleva su quella pubblicistica, lasciando spazio ad un asservimento dell’incarico pubblico».

24 febbraio 2026 ( modifica il 24 febbraio 2026 | 23:16)