di
Alessio Di Sauro

Tossici, pusher e brava gente: questi sono giorni diversi. In via Mompiani la spazzatura vola via dalle finestre: sempre meno controlli, sospira l’operatore dell’Amsa

C’è chi la spazzatura la getta buttandola dalla finestra. Accade in via Mompiani, al Corvetto, dove, come in un Capodanno posticipato in cui ci si libera del vecchio per far posto al nuovo, il sacco dell’umido colpisce in pieno un malcapitato dinanzi al palazzo dove lavorava Luca, primo degli alias — il secondo è «Thor», data la disinvoltura nell’uso del martello — di quel Carmelo Cinturrino ora fermato con l’accusa di aver ucciso volontariamente Abderrahim Mansouri. «Non è mica la prima volta — sospira un addetto Amsa intento a ripulire la strada da resti di frutta e verdura eredità del mercato settimanale —. Ognuno si comporta come crede, i controlli sono sempre meno. Le forze dell’ordine qui non sono ben viste». 

In effetti no, non lo sono. Non qui, in questa lingua d’asfalto della periferia Sud popolata quasi esclusivamente da italiani di seconda generazione, assurta a emblema dello scollamento tra abitanti e divise, tra controllati e controllori. «Ramy vive», si legge sui muri davanti alla casa del 19enne morto dopo un inseguimento a novembre del 2024, ultima tappa dei 10 mila contestatari anti Olimpiadi che proprio qui alzarono il livello dello scontro con gli agenti, a due civici esatti di distanza dalla palazzina del presunto spaccio «legalizzato» dal 41enne assistente capo. Qui non si distingue fra poliziotti e carabinieri, almeno nel vocabolario che affresca le saracinesche dei negozi. Citiamo: «Il quartiere è di chi lo vive, fuori gli sbirri da questa città».



















































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Milano, dal Corvetto a Rogoredo, l’asse dello spaccio della droga: «Qui non puoi fidarti di nessuno»

All’indomani della nuova verità emersa a proposito dell’assassinio di Rogoredo, il clima che si respira nel lungo asse che collega il boschetto della più grande piazza di spaccio d’Italia e il Corvetto è di diffidenza. Agli angoli di piazza Ferrara tre giovani in bomber e tuta acetata seduti in scooter osservano chi entra e chi esce dallo slargo come fossero il presidio di una vedetta. Chi fa domande è visto con sospetto e i cronisti sono — se possibile — accolti con ancor minore benevolenza delle forze dell’ordine. In pochi parlano, chi lo fa è lapidario. «Non sappiamo più di chi fidarci», riassume tal Federica alla tavola calda di piazza Gabrio Rosa, il cognome è off limits. Lavora da commessa in un negozio di cosmesi in via Comacchio e abita in via Freiköfel, nel dedalo di strade di Rogoredo a cerniera tra il parco della droga e le multinazionali di stanza a Santa Giulia. «Durante le Olimpiadi la zona era presidiata, adesso non c’è più nessuno — graffia —. Ci sentiamo lasciati a noi stessi». 

Milano, dal Corvetto a Rogoredo, l’asse dello spaccio della droga: «Qui non puoi fidarti di nessuno»

In effetti lì, a Rogoredo, dove tutto è cominciato, la prima cosa che colpisce è il silenzio di un paesaggio che a tratti pare post pandemico. Più che la tregua dopo la tempesta, sembra una tregua armata. Le strade sono vuote o quasi e persino fuori da molti minimarket l’insegna recita «chiuso». Quello del bengalese Sami, in via Monte Cengio, è uno dei pochi rimasti aperti. «Ho bisogno di lavorare, altrimenti sarei rimasto a casa anch’io — spiega —. Questi non sono giorni come gli altri, sono morte due persone in un mese. Abbiamo paura che possa succedere qualcosa di irreparabile». All’imbocco di via Cassinis, là dove anche il 30enne cinese Li Wenham è stato ucciso da un agente dopo aver rubato una pistola a una guardia giurata e sparato alla pattuglia; rivoli di orina e avanzi di cibo costeggiano il nastro d’asfalto; una donna sulla trentina elemosina spiccioli al bancone del bar Porta di Mare. Denti non ne ha, scarpe nemmeno, il cappello di lana e un paio d’occhiali da sole con una sola asticella ne nascondono a malapena le piaghe del volto. Soldi non ne ottiene, in compenso rimedia un tramezzino. «Si presentano ogni giorno, vanno avanti per un paio di mesi — dice —, è difficile che sopravvivano più a lungo». I fantasmi sono ovunque ma li si vede di rado. S’incontrano sul ciglio della tangenziale, ai margini di quei binari della ferrovia eletti a mercato delle dosi. Un buffet a buon mercato dove un grammo di cocaina può arrivare a costare meno di 30 euro, stima al rialzo. E non si dica che Milano è cara. 


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25 febbraio 2026 ( modifica il 25 febbraio 2026 | 07:59)