di Valentina Tessera

Lo showman, co‑conduttore della seconda serata del Festival, si cimenta spesso in cucina su Instagram creando piatti dagli abbinamenti improbabili

Mercoledì 25 febbraio, per la seconda serata del Festival di Sanremo 2026, il comico Lillo Petrolo sarà co‑conduttore insieme ad Achille Lauro e Pilar Fogliati, affiancando Carlo Conti e Laura Pausini sul palco del Teatro Ariston. Una presenza che promette di «scompigliare i registri della serata» con il suo mix di ironia e spontaneità.

Oltre a essere uno dei volti più noti dell’umorismo italiano, lo showman è un buongustaio dichiarato. La sua ironia si sposta spesso anche in cucina, su Instagram — dove conta oltre 1.3 milioni di follower —, tra ricette svuotafrigo e creazioni improvvisate che trasformano avanzi e ingredienti comuni in «capolavori» (più d’inventiva, che di vera arte culinaria).



















































«Basta aprire il frigorifero, ragionare sugli abbinamenti, e osare»: così, Lillo racconta il suo approccio gastronomico «antispreco», mentre si cimenta nella preparazione delle «uova agrodolcipiccanti alla Turandot». Gli ingredienti? Tonno, cren, pasta di peperoncino, uova, marmellata di fichi e yogurt. Il procedimento prevede la realizzazione di una classica frittata, da guarnire, poi, con: un composto di cren, yogurt e tonno (brutalmente amalgamati con una forchetta) al centro, marmellata di fichi e pasta piccante sui bordi. Il verdetto dell’assaggio in diretta? «La marmellata sta malissimo, la pasta piccante… non so, c’è dentro l’inferno. E la crema… beh, diciamo che non è proprio riuscita». Tuttavia, prosegue il comico: «Il cibo non si spreca, e — tra una smorfia di disgusto e un sospiro di rassegnazione — lo finisco».

Un altro esperimento sospeso tra genio e follia è il «pancake alle pere in salsa d’arrosto». Le premesse sono promettenti: «Per la ricetta di oggi abbiamo delle pere, delle uova, crema di sesamo, e la salsa avanzata dell’arrosto. Secondo me, con i giusti dosaggi, possiamo ottenere un buon piatto», confida Lillo. Miscelare il tutto, aggiungere un cucchiaio di farina, scaldare in padella antiaderente, ultimare con il sugo d’arrosto — e si torna al test del risultato: «La frittella in sé, devo dire, è notevole… la salsa sopra, invece… proprio no. Però, non si deve sprecare niente…».

Allora, dopo tanti tentativi dalla dubbia riuscita, perché non affidarsi direttamente a una rosticceria di fiducia? Anche su questo fronte, l’intrattenitore mette a disposizione del pubblico una personalissima strategia: «La ricetta millantata», pollo ai peperoni (da acquistare al banco gastronomia) con olive taggiasche (da aggiungere in un secondo momento, per «depistare» i commensali). 

Il suggerimento — ovviamente ironico — è degno di un manuale di sopravvivenza: eliminare ogni traccia del contenitore originario, scaldare il tutto in padella (mai nel microonde, troppo sospetto), personalizzare il piatto con un dettaglio «creativo» e, soprattutto, ribattezzarlo con un nome altisonante. «Così, nessuno crederà che non l’abbiate cucinato voi», rassicura Lillo. «E se qualcuno chiede la ricetta? Meglio sviare: rispondete “Non te la darò mai” — consiglia — oppure inventate una tecnica improponibile, ad esempio: “Ho fatto macerare il pollo per ventiquattr’ore nel latte di miglio”». 

25 febbraio 2026