Foto Susanna Arioli / Ciamillo-Castoria
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Il “toscanaccio” non cambia pelle. A un mese e mezzo dal suo sbarco sulla panchina della Pallacanestro Cantù, Walter De Raffaele traccia un primo bilancio della sua esperienza in Brianza. In un’intervista schietta rilasciata a La Provincia, il tecnico livornese rivendica la sua natura diretta, fatta di pragmatismo e pochissima diplomazia, ingredienti necessari per guidare il club verso una salvezza sicura.
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La filosofia De Raffaele: «Diretto? L’ho pagata, ma non rinnego me stesso»
Il marchio di fabbrica di coach De Raffaele è la sincerità assoluta, un tratto che lui stesso definisce come un’arma a doppio taglio. Se da un lato i giocatori apprezzano la chiarezza di chi “dice le cose in faccia”, dall’altro questo approccio può risultare scomodo nei rapporti con il contorno mediatico e societario.
«Sono fatto così, educato fin da piccolo a essere così. L’ho pagata alcune volte, ma non rinnego me stesso», ha dichiarato con fermezza, sottolineando come per lui contino solo il lavoro e i risultati.
Cantù tra passato glorioso e presente concreto
Consapevole di trovarsi in una piazza storica del basket italiano, Walter De Raffaele invita a non restare prigionieri del ricordo dei successi che furono, avvertendo che «pensare che sia facile replicarli, è molto rischioso».
Sebbene Cantù sia stata un top club mondiale, il coach evidenzia come oggi i tempi siano cambiati e la sfida attuale sia quella di restare stabilmente nella massima serie, con la convinzione che la proprietà stia facendo di tutto «per dare un domani migliore». L’impatto sulla panchina racconta di quattro partite e due vittorie, un bilancio che per il tecnico rappresenta un buon punto di partenza, anche se la soddisfazione personale resta bandita: «Non sono mai soddisfatto in generale. Quando ottengo qualcosa, penso al giorno dopo e spingo al massimo».
In questo contesto, il fattore difesa emerge come il pilastro fondamentale della sua gestione; nonostante un gioco che si è diversificato nel tempo, De Raffaele non rinuncia alle proprie convinzioni sulla retroguardia, ritenendola «fondamentale per una squadra che deve salvarsi».
A supporto di questo progetto tattico si è inserito perfettamente il nuovo acquisto Février, promosso a pieni voti dal coach poiché «ha avuto un impatto positivo in termini di conoscenza del gioco, sembra molto nel proprio ruolo ed è il giocatore che cercavamo».
Il legame con Recalcati e la fede nei giovani
L’intervista tocca anche corde personali, come l’amicizia profonda con il leggendario Carlo Recalcati, nato ai tempi della Nazionale e consolidatosi negli anni trascorsi insieme a Venezia. Un rapporto fatto di stima, umiltà e visione comune della vita e dello sport.
Spazio anche alla linea verde: De Raffaele, cresciuto nella Don Bosco Livorno, ribadisce di credere nel settore giovanile, citando l’esempio di Stefano Tonut lanciato a Venezia. Tuttavia, avverte: «La Serie A non è fatta per sperimentazioni; serve una visione chiara del club per integrare i giovani nei percorsi giusti».
Verso il finale di stagione
Per De Raffaele e la sua Cantù, la strada è ancora lunga. Le vittorie contro le “big” sono l’obiettivo per trovare convinzione, ma la parola d’ordine resta la continuità: vincere un match di alto livello serve a poco se non viene confermato la settimana successiva.
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