«Sui dazi decisone infelice. In Iran gli ayatollah sono persone terribili». Trump e il discorso sullo Stato dell’Unione

di Viviana Mazza

DALLA NOSTRA INVIATA
WASHINGTON – Donald Trump comincia il discorso sullo stato dell’Unione più lungo della Storia moderna (1 ora e 48 minuti) enumerando i successi: «Stasera, dopo solo un anno, posso dire con dignità e orgoglio che abbiamo raggiunto una trasformazione mai vista prima, una svolta secolare». Parla della sicurezza dei confini, della riduzione del traffico di fentanyl, del prezzo della benzina, dei mutui che cominciano a diminuire.

Durante la serata, come in uno show televisivo, fa alzare in piedi nell’aula del Congresso vari ospiti, tre dei quali ricevono medaglie d’onore: un eroe della Seconda Guerra Mondiale, un eroe della Guerra di Corea le cui missioni erano così top secret che non potevano essere finora riconosciute, e il pilota d’elicottero Chinook che nonostante molteplici ferite alle gambe ha portato avanti la missione per la cattura di Maduro. Momenti patriottici e sorprese: come quando un prigioniero politico venezuelano liberato entra all’improvviso nella sala sorprendendo il nipote; o come quando a sorpresa entrano nella galleria dei giornalisti i giocatori della squadra di hockey vincitrice dell’oro alle Olimpiadi e si scatena un applauso veramente bipartisan.

Per il resto i repubblicani si alzano e applaudono ogni volta, i democratici no: ci sono sedie vuote (una trentina di democratici assenti che hanno boicottato l’evento) e molte delle deputate e senatrici dell’opposizione sono vestite di bianco in memoria delle suffragette e per protesta contro legge Save America Act (che Trump ritiene necessaria per evitare che i democratici «rubino» il voto e i democratici ritengono discriminatoria verso alcune categorie di elettori). Un deputato democratico, Al Green del Texas, viene cacciato con un cartello che dice: «Le persone nere non sono scimmie».

Era molto atteso questo primo faccia a faccia tra il presidente e i giudici che hanno bocciato i suoi dazi. Trump ha criticato il verdetto della Corte suprema per i dazi, ma con parole molto più diplomatiche di quelle usate venerdì scorso. Parla di un «infelice coinvolgimento della Corte suprema» e di una «decisione deludente» contro le tariffe, che definisce uno strumento «potente, che salva il paese e protegge la pace» e aggiunge che «i dazi pagati da paesi stranieri, col tempo, credo che sostituiranno il sistema moderno di tassazione».

Quattro dei nove giudici della Corte suprema, con le tuniche nere, sono seduti in prima fila. Quando il presidente è entrato gli hanno stretto la mano con un leggero sorriso, e quando parla restano impassibili in volto: il giudice capo John Roberts, Elena Kagan, Amy Coney Barrett (nominata da Trump) hanno votato contro di dazi; Brett Kavanaugh è invece autore dell’opinione dissenziente. «Appena quattro giorni fa è arrivata una infelice sentenza della Corte suprema, molto infelice – dice Trump – ma la buona notizia è che tutti i Paesi e le aziende vogliono mantenere un accordo che è stato già fatto. Sanno che come presidente ho il potere di fare un nuovo accordo che potrebbe essere molto peggiore per loro, e perciò continueranno a lavorare lungo lo stesso percorso che avevamo negoziato prima dello sfortunato coinvolgimento della Corte suprema». Trump sottolinea che «l’azione del Congresso non sarà necessaria!» e che i nuovi dazi globali che imporrà «sono un po’ più complessi, ma in realtà probabilmente sono migliori, portando a una soluzione che sarà ancora più efficace di prima».

Al centro del discorso c’è l’economia. È un momento di vulnerabilità per il presidente, che ha il tasso di popolarità più basso dal suo ritorno alla Casa Bianca, anche su economia e immigrazione, i temi che nel 2024 lo hanno portato alla vittoria. Quasi sei americani su 10 dicono che lo stato dell’Unione non è «forte». Il 57% disapprova la sua gestione dell’economia. La cosa più preoccupante per i repubblicani è che sta perdendo terreno tra gli elettori indipendenti. Temono di perdere la maggioranza alla Camera alle elezioni di midterm di novembre (qualche preoccupazione c’è anche per il Senato): se accade, il presidente potrà dire addio al suo programma negli ultimi due anni.

Trump fa una serie di promesse sull’economia, inclusi nuovi tagli alle tasse sia per le persone che per le corporation. Il mese scorso ha firmato un ordine esecutivo che «vieta ai grossi investitori di Wall Street di comprare migliaia di abitazioni mono-familiari. E adesso chiedo al Congresso che renda questo divieto permanente, perché le case sono per le persone e non per le corporation».

Trump promette anche che farà pagare alle aziende del settore tecnologico che costruiscono data center per l’Intelligenza artificiale i costi che ora sono in aumento per l’elettricità in quelle comunità, in modo che non pesino sulla gente comune. Parla di assistenza sanitaria e costo dei farmaci: «Porrò fine anche al costo assolutamente inflazionato dei medicinali ordinati su prescrizione medica. Altri presidenti hanno cercato di farlo, ma non hanno mai potuto. Parlavano e non agivano. Io l’ho fatto».

E dà al vicepresidente JD Vance un nuovo incarico: sarà alla guida della «guerra alle frodi» con l’obiettivo di riportare in pareggio il bilancio americano. Ci sono stati molteplici scontri con i democratici su vari punti di questo programma. Trump accusa il partito rivale di fare campagna elettorale sull’affordability (rendere i costi più accessibili) ma di aver causato loro il problema. Il presidente incassa un applauso bipartisan quando preme per assicurarsi che i membri del Congresso non traggano profitto in Borsa delle informazioni riservate a loro disposizione. «L’Insider Trading Act va approvato senza ritardi», ha detto Trump. «Hanno applaudito», ha notato poi, rivolgendosi ai democratici.

Eha ha chiesto ad alta voce: «Nancy Pelosi si è alzata?» (ha accusato più volte l’ex speaker della Camera di essersi arricchita con l’insider trading). Trump accusa anche la comunità somala di Minneapolis di rubare soldi dei contribuenti americani: «Quando si tratta della corruzione che sta saccheggiando l’America, non c’è nessun esempio più sconvolgente del Minnesota, dove membri della comunità somala hanno depredato 19 miliardi di dollari». La deputata di origine somala di quello Stato, Ilhan Omar, ha gridato più volte «bugiardo».

Trump rimprovera i democratici per aver «tagliato tutti i fondi per il dipartimento di sicurezza interna. Hanno chiuso l’agenzia responsabile per proteggere gli americani da terroristi e assassini. Stasera, chiedo la piena e immediata ripristino di tutti i fondi per la sicurezza del confine e la sicurezza interna degli Stati Uniti». Il presidente invita tutti i deputati e senatori ad «alzarsi in piedi se sono d’accordo con questa affermazione: “il primo compito del governo degli Stati Uniti è proteggere i cittadini americani e non gli immigrati illegali”».

Immediata la reazione dei parlamentari repubblicani, che si sono alzati in piedi e hanno applaudito, mentre deputati e senatori democratici rimanevano seduti in segno di protesta. «Dovreste vergognarvi», dice il presidente rivolto ai banchi democratici. Le deputate democratiche Ilhan Omar e Rachida Tlaib – lo interrompono più volte e gridano: «Uccidete le persone», «sparate alle persone», un riferimento alle violenze di Minneapolis. Quando Trump elogia il programma della moglie Melania per i ragazzini e la loro istruzione («Non conosco nessuno che tenga di più ai giovani…») Tlaib interviene: «E allora pubblicate tutti gli Epstein file».

In prima fila, ad ascoltare Trump, c’erano anche i vertici del Pentagono a partire dal generale Dan Caine, capo di stato maggiore delle forze armate.
«Come presidente, porterò la pace dovunque posso, ma non esiterò mai ad affrontare le minacce all’America dovunque è necessario farlo».

Trump parla a lungo dell’Iran senza chiarire però se abbia intenzione di attaccare. «Persone terribili», dice degli ayatollah, ricordando i manifestanti uccisi, affermando di aver salvato la vita a molti che sarebbero stati giustiziati se non fosse intervenuto lui. Poi sul programma nucleare di Teheran: «Abbiamo distrutto tutto e adesso vogliono ricominciare. Vogliono fare un accordo ma non abbiamo sentito quelle parole sacre: “Non avremo mai un’arma nucleare”».

L’influente senatore repubblicano Lindsey Graham mostra il cappellino «Make Iran Great Again» durante il discorso. Per la prima volta però il presidente americano afferma anche che l’Iran starebbe sviluppando missili a lungo raggio che possono colpire il territorio americano. «Hanno già sviluppato missili che possono minacciare l’Europa e le nostre basi all’estero, stanno lavorando per costruire missili che presto raggiungeranno gli Stati Uniti».