di
Arianna Ascione
Il rapper è in gara a Sanremo 2026 con la canzone «Uomo che cade»
«Il peso del cognome si può subire o meno; come tutte le cose della vita dipende da come ti approcci tu, non credo sia un danno, anzi è piuttosto una fortuna. Certo poi a vedere il pelo nell’uovo sono andato a scegliermi il peggior mestiere che potessi fare, ma è anche una bella sfida». Quando Tredici Pietro ha iniziato a fare musica sapeva che la strada per lui sarebbe stata in salita. Quello che il rapper ha all’anagrafe infatti è un cognome importante: Morandi. Quello di suo papà Gianni, dieci Sanremo all’attivo, sette in gara e tre come conduttore (sua madre è Anna Dan, seconda moglie del cantante, ndr.).
«Figlio d’arte? Non più di tanto. Mio padre canta, io rappo», diceva Pietro Morandi nel 2019 al Corriere. Classe 1997, cresciuto a San Lazzaro di Savena, si è avvicinato alla musica, in particolare al rap, da bambino. Le sue prime rime risalgono ai tempi delle scuole medie e lo pseudonimo, Tredici Pietro, «deriva dalla mia “ballotta”, la cerchia stretta di amici, o meglio, la “crew”, di San Lazzaro di Savena, nell’hinterland di Bologna».
Nel capoluogo emiliano, dove ha frequentato il liceo classico Marco Minghetti, il rapper ha incontrato il produttore discografico Mr. Monkey con cui ha iniziato a collaborare. Nel 2018 è uscito il primo singolo «Pizza e Fichi», che da subito ha attirato le attenzioni del pubblico (oggi ha superato 5.2 milioni di visualizzazioni su YouTube). «Nel mondo dell’hip hop non basta avere un cognome importante – ha spiegato -. Spacchi solo se funziona il tuo pezzo. Io ho cercato di muovermi sempre con le mie forze. Essere figlio di una celebrità è un’arma a doppio taglio. Può essere un peso psicologico e un motivo di pregiudizio artistico, però può essere anche un vantaggio perché hai una visibilità che altri non hanno».
Tredici Pietro – che nel 2019 ha pubblicato il suo primo ep, «Assurdo», seguito nel 2021 da un altro ep, «X questa notte», e nel 2022 dall’album «Solito posto, soliti guai» – ha raccontato di aver sempre cercato di cavarsela da solo («facendo anche il porta pizze e il cameriere a Londra, città che mi ha dato gli stimoli giusti»). Inizialmente ha anche mantenuto per sè il suo percorso nella musica: «È un percorso che ho tenuto per me – diceva nel 2022 al Corriere -, i miei genitori hanno saputo che facevo musica solo nel momento in cui ho pubblicato le prime canzoni. Sono rimasti sorpresi positivamente, ma io non sono uno che sfrutta l’occasione, faccio fatica a condividere questa cosa, l’ho tenuta riservata, ne parlo poco, mi pesa chiedere, parlarne». Riservatezza che – diversamente da altri della sua generazione – è anche la sua cifra stilistica sui social: «Non sto tanto al cellulare, lo uso per gli appuntamenti istituzionali; sono uno che tende a tenersi le cose per sé, al massimo è la musica che parla delle vicende personali. Sono convinto che custodire la mia vita privata faccia bene al mio ecosistema».
Il percorso personale di Tredici Pietro non è sempre stato semplice: nel suo album del 2025 «Non guardare giù» ha parlato di un momento buio vissuto in passato (ha raccontato di aver abusato di psicofarmaci e di episodi di autolesionismo), che poi si è lasciato alle spalle. «Adesso sono in fase positiva – ha detto qualche giorno fa intervistato dal Corriere -, sto cercando di scrivere un nuovo album per poterlo poi suonare dal vivo che è la cosa più bella di questo lavoro. Sto vivendo di questa luce positiva e ne voglio di più».
Oggi, dopo averci già provato l’anno scorso (il suo brano fu escluso dalla rosa finale), al culmine di un anno ricco di soddisfazioni (oltre al successo del disco «Non guardare giù» un tour sold out nei club italiani e la collaborazione con «Fabri Fibra» in «Che gusto c’è», brano certificato disco d’oro), Tredici Pietro arriva per la prima volta in gara a Sanremo 2026 con la canzone «Uomo che cade», che affronta il tema degli alti e bassi della vita («Voglio mettere in luce l’importanza dell’agire per migliorare e correggersi. È nel non agire che vai verso il basso e crolli»). Il rapper salirà sul palco del Teatro Ariston forte di una nuova consapevolezza: «Non vedo l’ora di ricevere odio e insulti per il cognome. Dopo che per anni me ne sono spogliato e allontanato ho capito che devo celebrare mio padre […] In questo momento voglio onorare e abbracciare questa storia. Odio il nepotismo. In questi anni ho ricevuto dei “no” da Sanremo e finalmente ci arrivo per la canzone che porto».
25 febbraio 2026
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