di
Laura Cuppini

Studio Usa pubblicato su «Nature»: i campioni di cervello prelevati da individui con declino cognitivo preclinico mostrano una neurogenesi minima, mentre nei soggetti con Alzheimer non si genera alcun nuovo neurone

«Il segreto per vivere a lungo non lo so, ho avuto una bella gioventù, una famiglia d’oro. E adesso leggo il giornale tutte le mattine». La signora Gianna Pratesi, 105 anni, è stata «l’ospite d’onore» del Festival di Sanremo e, diciamocelo, tutti vorremmo superare i cento con la sua grinta. Ma qual è il segreto dei super anziani? Un nuovo studio pubblicato su Nature mette un tassello importante nelle nostre conoscenze sull’invecchiamento.

Cervello «fertile»

In sostanza il cervello dei superager, che vantano capacità cognitive particolarmente elevate, produce più neuroni nuovi rispetto a quello dei coetanei. I ricercatori – della University of Illinois a Chicago (Uic), Northwestern University e University of Washington – hanno scoperto che il cervello dei ottantenni con menti straordinariamente agili è più «fertile» dal punto di vista neuronale, mentre al contrario quello dei malati di Alzheimer presenta una minima crescita di nuovi neuroni.



















































Resilienza cognitiva

«Si tratta di un grande passo avanti nella comprensione di come il cervello umano elabora le funzioni cognitive, forma i ricordi e invecchia. Determinare perché alcuni cervelli invecchiano in modo migliore di altri può aiutare i ricercatori a sviluppare terapie per un invecchiamento sano, la resilienza cognitiva e la prevenzione della malattia di Alzheimer e altre demenze», afferma Orly Lazarov, professoressa all’Uic e direttore del Programma di formazione sulla malattia di Alzheimer e le demenze correlate.

Neurogenesi adulta

Nella seconda metà del secolo scorso si è scoperto che nuovi neuroni (cellule cerebrali) possono generarsi durante tutto l’arco della vita nell’ippocampo, una struttura del cervello fondamentale per l’apprendimento e la memoria: un fenomeno chiamato «neurogenesi adulta». Inizialmente alcuni scienziati hanno osservato la neurogenesi nei roditori ed erano scettici sul fatto che potesse verificarsi anche in altri mammiferi. Successivamente, studi condotti sui primati hanno collegato la neurogenesi a un invecchiamento più sano del cervello, in particolare a una maggiore capacità di formazione ed elaborazione della memoria. Il nuovo studio, pubblicato su Nature, conferma che la neurogenesi si verifica anche negli esseri umani adulti.

Cinque categorie

I ricercatori hanno esaminato campioni di cervello donati da cinque categorie di persone: giovani adulti sani, anziani sani, anziani con memoria eccezionale (superager), individui con demenza lieve o precoce, malati di Alzheimer. I cervelli dei super anziani provenivano da donatori di età pari o superiore a 80 anni con capacità mnemoniche eccezionali, conservati alla Northwestern University. Tutti gli altri campioni sono stati forniti dalla University of Washington. I ricercatori hanno esaminato tre stadi di sviluppo dei neuroni nell’ippocampo: cellule staminali (che potrebbero evolversi in neuroni), neuroblasti (cellule staminali «adolescenti» in fase di sviluppo) e neuroni immaturi. «Immaginate le fasi della neurogenesi adulta come un neonato, un bambino piccolo e un adolescente» dice Lazarov.

Memoria superiore

I risultati mostrano la formazione di nuovi neuroni nell’ippocampo di adulti sani. E i super anziani producono attivamente più neuroni nuovi rispetto ai coetanei: è la loro specifica «firma di resilienza». «I super anziani hanno una neurogenesi doppia rispetto agli altri anziani sani – spiega Lazarov -. Qualcosa nel loro cervello permette di mantenere una memoria superiore. Credo che la neurogenesi dell’ippocampo sia l’ingrediente segreto e i dati lo confermano». Infatti i campioni di cervello prelevati da individui con declino cognitivo preclinico – lo stadio più precoce del declino cognitivo, prima che i sintomi inizino a manifestarsi – mostrano una neurogenesi minima, mentre nei soggetti con diagnosi di Alzheimer praticamente non si genera alcun nuovo neurone.

Caratteristiche epigenetiche

Inoltre i ricercatori hanno osservato che i nuovi neuroni presentano caratteristiche epigenetiche diverse – ovvero modelli di risposta ai fattori ambientali – a seconda dello stato di salute cognitiva del cervello. «La medicina moderna ha rivoluzionato l’assistenza sanitaria, tanto che l’aspettativa di vita è più alta che mai – sottolinea Jalees Rehman, a capo del dipartimento di Biochimica e genetica molecolare dell’Uic e coautore dello studio -. Dobbiamo garantire che questo aumento dell’aspettativa di vita sia accompagnato da un’elevata qualità, compresa la salute cognitiva».

Terapie mirate

Secondo Rehman comprendere il quadro molecolare completo della neurogenesi e la sua firma epigenetica può fornire informazioni utili per lo sviluppo di terapie mirate, volte a preservare la memoria e le funzioni cognitive negli anziani. Ma il lavoro non si ferma qui: lo stesso gruppo di ricerca esaminerà i fattori ambientali e legati allo stile di vita (per esempio alimentazione, esercizio fisico, grado di infiammazione), che possono interagire con la neurogenesi, influenzando l’invecchiamento.

Destinati al declino?

«È entusiasmante scoprire che il cervello che invecchia non è necessariamente destinato al declino – afferma Ahmed Disouky, primo autore dello studio -. Comprendere come alcune persone mantengano naturalmente la neurogenesi apre la strada a strategie che potrebbero aiutare un maggior numero di adulti a preservare la memoria e la salute cognitiva con l’avanzare dell’età».

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25 febbraio 2026 ( modifica il 25 febbraio 2026 | 17:04)