Dopo il ko di Doha, le riflessioni di Jannik sui prossimi passi: “Sto affrontando un calo, ma so già come tornare”
Giornalista
25 febbraio – 18:06 – MILANO
È umano. Prendetela come una buona notizia. Jannik Sinner è caduto due volte. Giù per terra, prima in semifinale all’Australian Open, dove difendeva il titolo e giovedì ai quarti di finale dell’Atp 500 di Doha, piegato dal ceco Mensik, 20 anni di potenza e servizi a 210 dieci chilometri orari di media, ma soprattutto nessuna pressione (ancora) sulle spalle. È appena la sesta sconfitta su questa superficie negli ultimi due anni, da Indian Wells 2024 contro Carlos Alcaraz, e fa più rumore perché il bilancio si completa con le 97 vittorie che lo hanno tenuto in testa al ranking per oltre un anno. È un momento che lui stesso con pacatezza sinneriana e altrettanta sincerità definisce “Un piccolo down, un calo”. Un momento no, di quelli che tutti i tennisti affrontano nel corso della carriera e quasi fisiologico dopo due anni vissuti sempre al massimo: “Periodi come questo possono succedere, ogni giocatore li attraversa – ha detto il numero 2 al mondo dopo la prematura uscita di scena in Qatar -. Sono certo che il lavoro pagherà e i risultati verranno. Ho vissuto periodi peggiori”. Queste sono le parole che più rincuorano i tantissimi seguaci che impostano la sveglia per vedere i suoi match, che lo seguono in tv, sul cellulare, al lavoro, a casa, in pizzeria e pure in chiesa. Il culto di Sinner non si abiura nemmeno nei momenti difficili. Le scorie dell’Australia e di quella delusione in semifinale al quinto contro Novak Djokovic ha ancora una volta messo in luce la sofferenza del campione di Wimbledon quando le sfide si allungano oltre le quattro ore.
fisico—
Non è stato però il caso della sfida con Mensik, molto fisica ma non troppo lunga, durata due ore e dieci: “Stavo bene. Non ho sofferto per l’umidità. Fisicamente sto lavorando, ho avuto qualche problema dopo l’Australia – ammette -, ma ora mi sento di nuovo abbastanza bene. A Melbourne ero un po’ sottotono, stavolta ho cercato di spingermi un po’ di più. Anche in questo devo ancora trovare un equilibrio, è un aspetto che può darmi molto in futuro”. Prima di volare in Qatar una settimana prima del previsto a causa del maltempo a Montecarlo, Sinner era andato al J Medical per fare qualche controllo da cui non sarebbero emersi particolari problemi. Dati utili a capire come impostare il lavoro fisico con Umberto Ferrara anche nelle prossime settimane. Da qui a Indian Wells, infatti, Sinner ha già in programma di mettersi al lavoro: “Ovviamente uno dei miei obiettivi più grandi è il Roland Garros. Ma la strada è ancora lunga – ha proseguito -. Ora giocherò Indian Wells, dove sono abituato a faticare un po’, vediamo cosa succederà. A Miami ho sempre giocato bene, poi, naturalmente, inizierà la stagione sulla terra battuta. Ma non guarderei solo ai risultati, piuttosto a come sto giocando e migliorando. Sto cercando di aggiungere un paio di cose nuove, e bisogna continuare con il lavoro. Pian piano. Sperando di essere pronto per il prossimo appuntamento”.
comfort zone—
“Tante piccole cose”, lo ha detto quasi ogni giorno dall’inizio dell’anno. Simone Vagnozzi e Darren Cahill hanno l’obiettivo di rendere Sinner un giocatore sempre più imprevedibile, che non dia punti di riferimento all’avversario. Un lavoro che potrebbe aver portato Jannik fuori dalla sua zona di comfort, in una fase di transizione che lo ha “depotenziato” nelle caratteristiche che lo hanno reso spesso imbattibile con quel martellamento da fondo che più di un avversario ha definito asfissiante. Sinner resta sereno e fiducioso sul percorso disegnato dal suo team: “Ho perso un paio di partite, grandi partite, ed è stato fantastico farne parte – ha concluso -. Sono consapevole di poter giocare un tennis migliore, ma devo sempre ricordare quello che ho fatto negli ultimi tre anni, vincendo tante partite e perdendone poche. Ho già avuto momenti difficili, so come si torna”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
