di
Maddalena Berbenni e Giuliana Ubbiali
La decisione della Corte d’Assise di Bergamo dopo le ultime schermaglie tra il pm Emanuele Marchisio e la nuova difesa dell’imputato
Moussa Sangare è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Sharon Verzeni. Lo ha deciso la Corte d’Assise di Bergamo oggi (25 febbraio 2025) dopo le ultime schermaglie tra il pm Emanuele Marchisio, che ha insistito per il carcere a vita, e l’avvocata Tiziana Bacicca, che in prima istanza ha invocato l’assoluzione per non avere commesso il fatto, in un’udienza che si è concentrata nella mattinata e che ha visto in aula, come sempre, anche i familiari della vittima: i genitori Maria Teresa Previtali e Bruno Verzeni, la sorella Melody, il fratello Christopher e il compagno Sergio Ruocco, parti civili con l’avvocato Luigi Scudieri.
Alla lettura della sentenza i familiari di Sharon Verzeni sono scoppiati in un pianto liberatorio. Il padre Bruno ha voluto ringraziare il pubblico ministero, abbracciandolo. Mentre Sangare ha ascoltato il dispositivo immobile, senza battere ciglio.
La sorella Melody: «Sperato che Sangare riconoscesse il delitto»
«Abbiamo sperato fino all’ultimo che l’imputato riconoscesse il suo efferato delitto, ma purtroppo non è successo. Ciò non fa altro che aumentare la sua pericolosità per gli altri», ha commentato, uscita dal tribunale, la sorella di Sharon, Melody Verzeni. Che poi ha ringraziato la Corte d’Assise per il «giudizio giusto e obiettivo pronunciato con questa sentenza. Non ci dimenticheremo del lavoro svolto dal pubblico ministero, dall’Arma dei carabinieri e da quanti hanno lavorato per far emergere la verità. Un grazie anche ai giornalisti per il tempo dedicato a questa nostra vicenda». Da ultimo, Melody dedica un pensiero a Sharon: «Sarai sempre viva nei nostri cuori. Sappiamo che sei con noi tutti i giorni».
Commossa, all’uscita dal tribunale, anche il procuratore aggiunto Maria Cristina Rota, che ha ringraziato i carabinieri per il lavoro svolto (in aula era presente l’intera squadra del Nucleo investigativo che ha lavorato al caso): «La famiglia dovrà iniziare una nuova era senza la loro Sharon. Erano molto commossi e devo dire che lo siamo anche noi».
Sharon Verzeni, 33 anni, di Terno d’Isola, fu accoltellata la notte del 30 luglio 2024, mentre faceva una camminata per le vie del paese, da sola. Lei e il fidanzato avevano deciso di sposarsi, voleva dimagrire. Sangare, 31enne di Suisio, nato in Italia da una famiglia del Mali, fu fermato un mese dopo dai carabinieri del Nucleo investigativo di Bergamo. Confessò per tre volte di avere ucciso la ragazza scegliendola a caso, seguendo «un’onda emotiva», un «feeling», e poi ritrattò a processo. Nelle repliche che hanno preceduto il verdetto, il pm Marchisio è tornato a battere sulle tante prove raccolte a sostegno delle agghiaccianti ammissioni e sulle tre aggravanti contestate: premeditazione, futili motivi e minorata difesa. Per la difesa, invece, esistono tesi alternative che possono insinuare un ragionevole dubbio sulle responsabilità di Sangare e, comunque, le aggravanti non reggerebbero. Totalmente allineato con l’accusa l’avvocato di parte civile.
Vai a tutte le notizie di Bergamo
Iscriviti alla newsletter di Corriere Bergamo
25 febbraio 2026 ( modifica il 25 febbraio 2026 | 18:50)
© RIPRODUZIONE RISERVATA