Tre ko, inizio ben diverso rispetto agli ultimi anni. Il ct azzurro Di Giandomenico: “Il salto di qualità c’è stato. Gli sbagli fanno parte della crescita. Sta migliorando l’adattamento al ritmo internazionale. Lo staff? Con Troncon e Rizzo identità azzurra da trasmettere”
Roberto Parretta
25 febbraio 2026 (modifica alle 17:48) – MILANO
Inizio ben diverso rispetto agli ultimi anni: tre sconfitte in tre partite, anche se con il riscontro di performance sempre in crescita. Il Sei Nazioni Under 20, iniziato per gli azzurri con la cocente delusione della sconfitta in casa con la Scozia, è poi proseguito con la rimonta subita in Irlanda e ha visto chiudere la prima parte con il ko in casa della Francia. “Di partita in partita aumenta la confidenza, cresce l’adattamento al ritmo internazionale e si consolida la consapevolezza di poter stare dentro gare che, fino a poco tempo fa, sembravano proibitive”, spiega il c.t. Andrea Di Giandomenico. I risultati ancora non premiano l’Italia Under 20, ma il contesto, si sa, è difficilissimo e comunque c’è la consapevolezza di lavorare nella direzione giusta.
errori—
L’analisi di Di Giandomenico: “Siamo rimasti in partita sia in Irlanda sia in Francia, abbiamo reagito anche a situazioni complicate, come la gestione dei 20 minuti in inferiorità numerica a Lilla, ma paghiamo ancora a caro prezzo errori relativi a situazioni che possiamo controllare, quelli che dipendono più dalle nostre scelte”. Gravità degli errori che aumenta “se commessi nei momenti chiave della partita. Fa parte della crescita, ma dispiace. Ridurre questi episodi è il prossimo passo”. Che poi affrontare nazioni come Francia e Inghilterra (prossima avversaria il 6 marzo a Monigo), abituate a vincere i Sei Nazioni e a competere per il titolo Mondiale di categoria, significa misurarsi con sistemi rodati, profondità di rosa e una cultura del successo sedimentata nel tempo. Eppure l’Italia c’è stata. Non è un dettaglio. Per lunghi tratti le gare sono rimaste in equilibrio, con occasioni non capitalizzate e situazioni invece concesse che hanno indirizzato il punteggio finale più di quanto il campo abbia raccontato. La differenza, oggi, sta tutta lì: “Trasformare le opportunità e mantenere il controllo nei momenti di pressione”.
indigesta—
Delle tre partite, quella che sicuramente resta più indigesta è il 10-36 con la Scozia nella prima giornata. Poi sono arrivati il 27-30 in Irlanda e il 17-32 in Francia, l’unica squadra a punteggio pieno con 3 vittorie con il bonus. Gli azzurrini sono ultimi con 2 punti, a -3 dalla Scozia e a -4 dal Galles. “Non sempre prestazione e risultato coincidono”, ci tiene a specificare Di Giandomenico. “Anche se imparare a vincere fa parte della formazione”. Questione di abitudine ed esperienza? Non secondo il c.t. “Andando a esaminare i minutaggi anche di chi è in Accademia, abbiamo dati che dimostrano che i ragazzi non giocano meno rispetto alle precedenti generazioni. Il vero salto richiesto è nell’adattamento al livello internazionale, che impone velocità decisionale, precisione tecnica e solidità mentale superiori. È cresciuta la consapevolezza delle esigenze per arrivare a un certo standard. Il movimento, insieme ai club, ha investito molto nella preparazione fisica e nella formazione globale dei giocatori. Il salto di qualità c’è stato”. Negli ultimi anni le Under 20 hanno alzato l’asticella competitiva e il sistema italiano sta producendo atleti più pronti, più strutturati, più consapevoli. Ma l’esperienza internazionale resta un banco di prova che accelera e mette a nudo ogni limite. “Con la Scozia c’è stata delusione per una prestazione non accettabile, hanno condiviso staff e squadra. Ma, col senno di poi, anche una tappa necessaria. Rivedendo il match emergono dettagli diversi dal punteggio finale: occasioni costruite ma non sfruttate, un passaggio in più mancato, poca fiducia nel modello di gioco. Errori gratuiti che hanno permesso agli scozzesi di restare nella metà campo italiana, rompendo l’equilibrio nella ripresa. Il risultato non rispecchia le opportunità avute: così, mentre loro hanno fatto quello che dovevano fare, noi abbiamo concesso troppo”. C’è da dire che poi però con Irlanda e Francia ci sono state sia la reazione che migliori prestazioni.
fra sei nazioni e mondiale—
La stagione Under 20, come sempre, vede Sei Nazioni e Mondiale come momenti culminanti: ma quale pesa di più? “Non c’è una gerarchia, è un percorso unico”, ribadisce Di Giandomenico. “Ogni partita prepara la successiva, ogni competizione contribuisce alla crescita. E la formazione avviene nella prestazione. Il risultato arriverà quando la squadra riuscirà a eliminare quegli errori controllabili che oggi fanno la differenza contro potenze strutturate”. C’è l’impressione di fondo che squadra e staff non si vogliano accontentare semplicemente di restare in partita contro le migliori squadre del mondo, ma che questo possa più che altro rappresentare un stimolo a fare di più. “Non deve infatti passare il concetto che il risultato non ci interessa, anzi, anche imparare a vincere fa parte della formazione”. A proposito di impegni: Di Giandomenico ha alle spalle tredici Sei Nazioni femminili, tutti con il vecchio format delle due settimane di pausa. Questo è la prima edizione con un solo stop: quali sono gli effetti su ragazzi così giovani? “Beh, un’impressione definitiva potremmo averla solo alla fine del torneo. Ma finora la risposta è positiva. Nella terza partita con la Francia la squadra ha mostrato buona tenuta fisica e mentale. Nessun calo evidente legato al carico. Il raduno continuativo più che altro può aver pesato sul piano psicologico, ma il gruppo ha retto. Direi che al momento è accettabile, vedremo alla lunga”.
lo staff—
A lavorare con Di Giandomenico ci sono due grandi ex azzurri: la leggenda Alessandro Troncon e l’ex pilone Michele Rizzo. “Non solo competenze tecniche, ma anche storia e identità da trasmettere alle giovani generazioni, esperienza e mentalità. C’è passione al 100%, lavoriamo sicuramente nella stessa direzione, la bussola indica chiaramente. Ci dispiace non avere ancora raccolto dei risultati importanti, ma rimaniamo confidenti e fiduciosi sul percorso”. Che riprenderà venerdì 6 marzo a Monigo con la sfida all’Inghilterra: partita sulla carta proibitiva, ma anche l’occasione per aggiungere un nuovo mattoncino nel percorso di costruzione della squadra.
© RIPRODUZIONE RISERVATA