La tecnologia domestica ha trasformato molti oggetti quotidiani, ma il videocitofono è rimasto per anni uno dei dispositivi più conservatori all’interno della casa. Negli ultimi tempi qualcosa sta cambiando. I nuovi modelli non si limitano più a mostrare chi suona alla porta, ma diventano veri sistemi di controllo dell’accesso. Ezviz HP7 Pro nasce proprio con questo obiettivo: sostituire il citofono tradizionale e trasformare l’ingresso di casa in un punto intelligente della smart home.
Ho avuto modo di provarlo nelle ultime settimane l’impressione è che non siamo davanti a un semplice videocitofono evoluto, ma a un dispositivo che unisce sicurezza, accesso biometrico e gestione domestica in un unico sistema.

Design e installazione: pensato per sostituire un citofono tradizionale

Ezviz HP7 Pro è composto da due elementi principali: il modulo esterno con telecamera e sensori di accesso e il monitor interno touch da 8 pollici. Il design è pulito, minimale, con un’estetica moderna che non cerca effetti particolari ma punta a integrarsi facilmente in qualsiasi ingresso.
Il pannello esterno ospita la telecamera, il pulsante di chiamata e il sensore biometrico per la scansione del palmo. Le dimensioni sono compatte e la costruzione appare solida, con materiali pensati per resistere alle condizioni atmosferiche. L’impressione è quella di un prodotto progettato per un uso intensivo e per restare installato per anni.

Uno degli aspetti più interessanti riguarda l’installazione. Il sistema utilizza una configurazione a due fili, che nella maggior parte dei casi permette di sostituire direttamente un vecchio videocitofono senza dover rifare l’impianto. In una casa già predisposta, l’installazione risulta quindi relativamente semplice. Questo è un punto importante perché molti dispositivi smart, soprattutto quelli legati alla sicurezza domestica, richiedono spesso lavori invasivi o nuovi cablaggi.
Nel mio caso l’installazione ha richiesto poco tempo e non ha comportato modifiche strutturali. Una volta collegato, il sistema è stato ricon

Il cuore del sistema: la scansione delle vene del palmo

La funzione che distingue davvero HP7 Pro dalla maggior parte dei videocitofoni presenti sul mercato è il sistema di riconoscimento biometrico basato sulla scansione delle vene del palmo della mano.
Si tratta di una tecnologia ancora poco diffusa in ambito domestico. Il principio è semplice ma sofisticato. Il dispositivo utilizza un sensore a infrarossi che rileva la struttura venosa presente all’interno del palmo. Questo schema viene trasformato in un modello biometrico e memorizzato nel sistema come identificativo dell’utente.
La registrazione iniziale richiede pochi secondi. Basta avvicinare la mano al sensore e il sistema acquisisce il pattern venoso. Da quel momento in poi l’accesso avviene semplicemente ripetendo lo stesso gesto.

Nell’uso quotidiano il riconoscimento si è dimostrato molto rapido. Il dispositivo identifica la mano in meno di un secondo e sblocca la porta quasi immediatamente. È una soluzione particolarmente comoda quando si arriva a casa con le mani occupate o quando non si ha voglia di cercare le chiavi.
Dal punto di vista della sicurezza, questa tecnologia offre alcuni vantaggi interessanti. La struttura venosa del palmo è praticamente impossibile da replicare e, a differenza delle impronte digitali, non può essere copiata semplicemente lasciando tracce su una superficie. Inoltre il sistema verifica la presenza di flusso sanguigno, riducendo ulteriormente il rischio di tentativi di falsificazione.

Tutti i metodi per aprire la porta

La scansione del palmo è la funzione più innovativa, ma HP7 Pro non si limita a questa modalità di accesso. Ezviz ha scelto di rendere il sistema estremamente flessibile, permettendo di aprire la porta in diversi modi.
Durante il test ho utilizzato spesso l’app per smartphone, che consente di sbloccare l’ingresso anche a distanza. È una funzione utile soprattutto quando qualcuno deve entrare in casa mentre non siamo presenti.
Il sistema supporta anche il riconoscimento facciale, i codici numerici e i badge RFID. Questa varietà di opzioni può sembrare eccessiva, ma nella pratica si rivela utile. In una famiglia, per esempio, ogni persona può scegliere il metodo più comodo.
Una funzione interessante è quella dei codici QR temporanei. Attraverso l’app è possibile generare un codice valido per un tempo limitato e condividerlo con ospiti o collaboratori domestici. Una soluzione che evita di distribuire chiavi fisiche e che può essere revocata in qualsiasi momento.

Oltre alla gestione degli accessi, un videocitofono deve prima di tutto permettere di vedere chiaramente chi si trova davanti alla porta. In questo senso HP7 Pro introduce un elemento distintivo: la risoluzione 4K.
La differenza rispetto ai sistemi tradizionali è evidente. Le immagini risultano molto più dettagliate e permettono di riconoscere con facilità volti e oggetti anche a distanza. Questo può sembrare un dettaglio tecnico, ma diventa importante in situazioni reali, per esempio quando si deve verificare chi ha suonato o quando si vuole controllare cosa sta accadendo all’ingresso.
Il sistema include anche la tecnologia WDR, che gestisce le situazioni di forte contrasto luminoso. In ingressi esposti al sole o con illuminazione variabile, questa funzione evita che il volto del visitatore rimanga in ombra o sovraesposto.
Durante le ore notturne entra in gioco la visione notturna a colori. Anche con poca luce, la telecamera riesce a mantenere immagini leggibili e relativamente naturali, senza il classico effetto in bianco e nero di molti sistemi di sorveglianza.

Il monitor interno diventa un hub per la casa

All’interno dell’abitazione troviamo il display touch da 8 pollici, che rappresenta il centro di controllo del sistema. Lo schermo è luminoso e reattivo, con un’interfaccia semplice che ricorda quella di un tablet.
Naturalmente la funzione principale è quella di rispondere alle chiamate del videocitofono e comunicare con chi si trova all’esterno. L’audio è chiaro e la comunicazione bidirezionale non ha mostrato ritardi significativi durante il test.
Ma il monitor serve anche per altre operazioni. Dal pannello è possibile consultare lo storico degli accessi, controllare i video registrati e gestire i diversi utenti autorizzati.
La cosa più interessante è che il display può diventare un vero hub domestico per l’ecosistema Ezviz. Se in casa sono presenti altre telecamere o dispositivi della stessa piattaforma, è possibile visualizzarli direttamente sullo schermo del videocitofono.
Questo significa che il citofono non è più un dispositivo isolato ma parte di una rete di sicurezza domestica più ampia.

Dal punto di vista tecnico HP7 Pro utilizza un chip AI integrato e una CPU dual core che gestiscono localmente l’elaborazione dei dati. Questo significa che gran parte delle operazioni, inclusi i riconoscimenti biometrici, avviene direttamente sul dispositivo.
È un aspetto importante, soprattutto quando si parla di dati sensibili come quelli biometrici. Evitare il trasferimento continuo verso server remoti riduce i rischi legati alla privacy e migliora anche la velocità di risposta del sistema.
Durante le settimane di prova il videocitofono si è dimostrato stabile. Non ho riscontrato blocchi o ritardi significativi, e il riconoscimento biometrico ha funzionato con una precisione elevata.

Conclusioni: chi dovrebbe acquistarlo

Il mercato dei videocitofoni intelligenti è in forte crescita, ma molti prodotti si limitano ad aggiungere qualche funzione smart a sistemi tradizionali. Ezviz HP7 Pro prova invece a cambiare approccio.
L’introduzione della scansione delle vene del palmo rappresenta una delle innovazioni più interessanti viste negli ultimi anni in questa categoria. Non è solo una soluzione tecnologicamente avanzata, ma anche estremamente pratica nell’uso quotidiano.
A questo si aggiungono una qualità video elevata, numerose modalità di accesso e l’integrazione con l’ecosistema smart home dell’azienda.
Il prezzo di listino è di 399,99 euro, una cifra non così elevata considerando tutte le funzionalità offerte. Dopo averlo utilizzato per diversi giorni, lascia la sensazione di un dispositivo pensato per anticipare l’evoluzione dell’accesso domestico. L’idea di aprire la porta semplicemente mostrando il palmo della mano può sembrare futuristica, ma nell’uso quotidiano diventa sorprendentemente naturale. Potenzialmente perfetto per chi sta ristrutturando casa o chi magari vuole far evolvere il proprio citofono domestico.

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24 febbraio 2026 ( modifica il 25 febbraio 2026 | 12:52)