di
Christian Gaole

Per un danno alla fibra, trasmissioni interrotte: saltate anche le interviste a Tajani e al cardinale Zuppi. L’ira del direttore don Fasani: «Non siamo una tv commerciale: ogni diretta è un filo che ci tiene legati ai nostri telespettatori»

Cinque giorni di blackout, tutte le dirette del direttore don Bruno Fasani cancellate e un’emittente, che da Verona parla al mondo, ridotta al silenzio. A Telepace non funziona nulla: telefoni muti, computer spenti e lo streaming impossibile. Mentre i fedeli, dall’Italia all’Australia agli Stati Uniti, tempestano di chiamate la redazione convinti che la tv abbia chiuso senza avvisare, dalla sede di San Massimo si parla apertamente di interruzione di pubblico servizio e si annunciano azioni legali.

Don Bruno, sono saltate tutte le sue dirette. Che cosa significa per Telepace?
«Significa fermare il cuore della nostra programmazione. Sono saltati tutti gli aggiornamenti quotidiani, i focus, le interviste già fissate – dal ministro Tajani al cardinale Zuppi – e le trasmissioni che ci permettono di raccogliere le offerte con cui viviamo. Non siamo una tv commerciale: ogni diretta è un filo che ci tiene legati ai nostri telespettatori. Restare fermi così è un danno enorme, economico e di immagine».

Molti fedeli vi hanno chiamato pensando che aveste chiuso senza dirlo.
«Sì, ed è la cosa che fa più male. C’è chi ha chiamato un tecnico per sistemare il televisore credendo che il problema fosse suo. Altri ci hanno accusati di aver sospeso le trasmissioni continuando, però, a chiedere offerte. Senza linea non possiamo neppure spiegare cosa stia succedendo: per chi ci segue, semplicemente, non esistiamo più».




















































Ufficialmente è il vento che avrebbe danneggiato la fibra. Ma lei ha un’altra ipotesi.
«La versione ufficiale è quella. Però sappiamo che nella zona sono in corso dei lavori e che i tecnici erano già usciti sabato mattina per verificare. La nostra prima linea è stata tranciata, e ora anche la seconda, quella di emergenza “punto a punto”, è stata tagliata durante gli interventi. Se fosse confermato che si tratta di un errore umano, sarebbe gravissimo, considerando che i tecnici della ditta ci hanno lasciati con un “noi durante il fine settimana non lavoriamo e il sabato stacchiamo alle ore 12”. Non è normale».

Che clima si respira nella sede di San Massimo?
«Un misto di frustrazione e determinazione. Siamo arrabbiati, certo, perché ci sentiamo lasciati soli. Ma c’è anche la volontà di reagire, stiamo facendo di tutto per tornare in onda il prima possibile e per non perdere la fiducia di chi ci segue ogni giorno».

Avete già annunciato una denuncia.
«Ho avvisato i carabinieri e il prefetto: qui parliamo di interruzione di pubblico servizio. Domani formalizzerò la denuncia. Non vogliamo fare polemica, ma nel 2026 non è accettabile restare isolati per giorni. Chiediamo solo serietà ed efficienza: una emittente televisiva che trasmette in tutto il mondo non può dipendere da servizi che funzionano solo dal lunedì al venerdì».


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25 febbraio 2026 ( modifica il 25 febbraio 2026 | 17:20)