di
Mario Platero
Nel discorso sullo Stato dell’Unione è mancato uno stile aperto nei confronti dell’opposizione. Efficace e sintetica la risposta della governatrice della Virginia
NEW YORK – Qual è stato l’impatto d’istinto tra le colorite, varie interpretazioni di Donald Trump di ieri notte sul piccolo schermo a lo spettatore medio americano? La prima impressione, a caldo è di un «disconnnect», di una mancanza di sintonia, sia in termini di vedute ( a volta sembrava che il Presidente descrivesse un’America che non esiste) e di riferimenti concreti, in particolare su due temi specifici, l’immigrazione e l’economia, con un messaggio di fondo anche quello sconnesso (stiamo vincendo su ogni fronte, siamo in un’età dell’oro letteralmente, in inglese, «Golden Age») e infine con un messaggio «morale» per il quale, almeno in apparenza – e proprio in quest’anno in cui si celebrano i 250 anni dell’Indipendenza americana – avrebbe dovuto esserci più che mai quello stile distaccato, aperto, altruista, gioviale con l’opposizione che invece non c’è mai stato. Su questo Trump non ha cambiato di un millimetro: sempre ostile, sempre arrogante e con quel perpetuo atteggiamento di sfida di cui, oggettivamente, gli americani sembrano essersi stancati. Dico questo perché la resa televisiva, l’impatto di immagine, i primi piani, spesso impietosi, possono determinare il successo o l’insuccesso di un discorso chiave, soprattutto per quello di ieri notte di Donald Trump alla Nazione, il classico discorso annuale per esplorare lo stato dell’Unione, proiettato a conquistare voti per le elezioni di novembre e a smuovere quel drastico consenso dell’opinione pubblica che ha visto scendere il gradimento di Trump al 40%, quello si un record negativo se confrontato con altri presidenti a un anno dall’inaugurazione.
Non che Trump abbia fatto male secondo i manuali, soprattutto se confrontato con altre sua apparizioni «live» davanti al Paese: in questo caso è stato più disciplinato rispetto a svarioni del passato, quando non sapeva resistere alla tentazione di andare a braccio e fuori tema. Ma resta questa impressione forte del «disconnect»: la lunghezza d’onda su cui sembrava capacissimo di sintonizzarsi con la maggioranza del pubblico americano non funziona più. Forse avrebbe dovuto sorprendere, cambiare leggermente timbro, visto che è ormai da mesi che ripetiamo anche su queste pagine quanto il «tocco magico» di questo Presidente, da sempre, in apparenza, immune alla conseguenze di gaffes, svarioni, cattiverie, si sia affievolito se non addirittura svanito.
Cominciamo dall’economia. Come abbiamo rilevato in passato Trump soffre della sindrome Biden: c’è un’economia che in apparenza funziona, un tasso di disoccupazione buono, una borsa che ha superato quota 50.000 ( in anticipo – ha detto il Presidente – ma in anticipo su cosa?). Ha rivendicato come questi dati, inclusa l’inflazione, che è si migliorata, ma resta elevata su basi storiche e incide sulle tasche dell’americano medio, abbiano contribuito, con estrazioni record di petrolio, di gas naturale e altre materie prime e con i progressi compiuti sul fronte intelligenza artificiale a questo fantomatico ingresso nell’età dell’oro. Per chi ascoltava in televisione era inevitabile proiettare l’immagine dell’età dell’oro su un manipolo di imprenditori hi tech che in pochi anni sono passati da fortuna apprezzabili a fortune inestimabili, nel caso di Elon Musk potenzialmente proiettato verso il record di mille miliardi di dollari! Era anche inevitabile per i più informati riflettere sulle più recenti informazioni trapelate sulla piattaforma per criptovalute Binance, legata al doppio filo al World Liberty Financial della famiglia Trump. che sembra abbia diretto più di un miliardo di dollari a destinatari illeciti in Iran, perché colpiti da sanzioni. Passiamo al secondo tema, immigrazione. Teatrico, provocatorio, guitto come sempre, il Presidente ha detto: «Alzatevi se siete d’accordo sulla lotta all’immigrazione illegale». E quando i democratici non si sono alzati, Trump li ha svergognati pubblicamente. Mossa giusta sul piano televisivo? Forse per una minoranza, forse per il suo zoccolo duro, ma per la maggioranza degli americani la lotta all’immigrazione si è tradotta in madri separate dai figli, in deportazioni di immigrati sì illegali sulla carta, ma integrati nel mondo del lavoro con tanto di pagamento di tasse, in casi strappalacrime come quelli di cittadini americani uccisi per strada dall’ICE. Trump ha parlato di criminali orrendi che sono stati accolti da Biden ma che sia all’atto pratico che statistico non sono mai apparsi tali agli occhi degli americani. Lo spaventare, il rivendicare fatti che la gente nell’era dell’Intelligenza artificiale conosce o può verificare in tempo reale è un percorso che ha funzionato in passato ma che oggi non funziona più. E su questo è stato inchiodato da una risposta democratica rinfrescante, sintetica (7 minuti) e chiara dell’astro nascente del partito democratico, la governatrice della Virginia, Abigail Spanberger, ex procuratrice, ex agente della CIA, nuovo volto centrista che con la sua collega del New Jersey ha incassato voti e vittorie che sulla carta appena un anno fa sarebbero sembrate impossibili.
Anche l’aspetto teatrico di Trump è sembrato appassito: le lunghe pause, i movimenti delle labbra, ora sottili, ora strette a rosa, ora sprezzanti o sbuffanti, non funzionano più – e su quei movimenti i primi piani sono stati davvero impietosi. Gli unici elementi unificanti di un discorso che ha stremato il più tenace degli spettatori, un’ora e 47 minuti, con il quale il Presidente ha battuto il suo precedente record storico personale, sono stati l’omaggio alla squadra di Hockey maschile, ai vincitori dell’oro olimpico, squadra allegra, giovane, energizzante. Ma di nuovo con una gaffe potenziale: e le donne? Anche loro hanno vinto l’oro nell’Hockey su ghiaccio, Trump ha detto di averle viste nell’Ufficio Ovale. Ma il non averle mostrate davanti al Parlamento riunito in seduta plenaria gli sarà certamente costato voti femminili. Infine il tributo a centenari eroi della seconda guerra mondiale, uomini che si sono battuti, sacrificati, ma che sono sopravvissuti fino a questo 24 febbraio del 2026 per ricevere davanti all’America intera medaglie a cento anni, alzandosi in piedi, sorridenti, tenaci, commossi e commoventi, coinvolgenti e invidiabili. Quella è l’America che conoscevamo e per quell’America si sono alzati tutti in piedi, democratici e repubblicani e tutto il pubblico sulla balconata. È stato l’unico momento di unità sincera in questo Paese che si avvicina ai 250 anni spaccato in due e con una leadership che – a differenza della precedente che almeno ci provava – decisa a dividere e polarizzare, secondo schemi che non fanno piu’ la breccia di un tempo.
25 febbraio 2026 ( modifica il 26 febbraio 2026 | 06:41)
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