di
Lara Sirignano

Le intercettazioni dell’inchiesta sui fondi europei. Sono stati chiesti gli arresti domiciliari per 16 persone tra docenti e dipendenti

PALERMO — Non c’era neppure la recita del disagio, la simulazione dell’imbarazzo. Le richieste erano dirette: il cellulare per la moglie, ma non uno qualsiasi «quello blu», perché di altri colori non era gradito; le cuffiette alla moda; il pc con cui sfidare il figlio ai videogiochi. «Ti chiedo però senza scuorno (vergogna, ndr)… ma possiamo prendere anche qualche elettrodomestico?» chiedeva il professor Luigi Cembalo, ordinario alla facoltà di Scienze Agrarie dell’Università Federico II di Napoli non sapendo di essere intercettato dalla Procura Europea impegnata in una indagine sull’utilizzo illecito di fondi Ue.

Il suo interlocutore, Claudio Caiola, manager della società informatica Databroker, non esitava neppure un istante: «Certo». Anche perché, grazie all’intercessione del docente, riusciva a piazzare al dipartimento dell’Ateneo acquisti per migliaia di euro.



















































Per entrambi, e per altri 14 tra insegnanti universitari, professori di istituti superiori e manager di aziende come R-Store e Databroker, i pm Gery Ferrara e Amelia Luise hanno chiesto gli arresti domiciliari.

Centinaia le intercettazioni che hanno raccontato agli inquirenti uno schema corruttivo che accontentava tutti: consentendo ai soliti imprenditori (due o tre che si muovevano in una sorta di oligopolio) di vincere gare per forniture di beni e servizi per scuole ed atenei. E agli «agevolatori» di accumulare, attraverso ordini gonfiati, una sorta di credito a cui attingere per avere regali (telefonini, smart tv, tablet) per sé, per i propri familiari e per amici e colleghi compiacenti.

«Ho chiesto a questo tizio di portarci questa settimana i telefoni. Lui è disponibile a farlo, però ci stanno solo colore.. diciamo così silver», diceva il professor Cembalo alla moglie, Daniela Pirro. «Bleah — rispondeva lei disgustata — prendi il tuo… io lo voglio di quel colore là… blu…».

In un’altra intercettazione Cembalo chiedeva alla Pirro se la figlia avesse acceso il pc nuovo, sempre ricevuto grazie al «tesoretto». Per gli inquirenti il computer «rientrava verosimilmente proprio tra quelli che componevano l’ordine evaso da Databroker giunto al dipartimento di Portici, prelevato dalla moglie del docente poco prima e portato a casa».

«Ho installato Horizon cinque… è un gioco esclusivo… poi ieri… allora questo “zombie Land”… vabbè il visore è una figata. La tipologia di gioco che è così… il fatto che si spari sempre è quello che piace a me, però una tensione. Comunque ieri poi ci siamo fatti un po’ una sfida io e mio figlio ed ho vinto io… perché sono migliorato», commentava il professore tutto contento. Parole che per i pm «fugano ogni ragionevole dubbio circa la reale ubicazione e l’utilizzo del computer acquistato con fondi universitari stanziati per la ricerca».

Il copione della corruzione era, comunque, sempre lo stesso. Richieste affatto velate in cambio di gare pilotate. «Senti una cosa Antò.. va beh.. a me serve pure.. un paio di cuffiette.. quelle là pro, poi insomma, l’intenzione è che vorrei prendere pure l’orologio», diceva un altro degli indagati, il professor Enrico Cafaro, ordinario del dipartimento di Scienze Economiche sempre della Federico II di Napoli.

«Mettilo un poco in cantiere e poi vediamo un po’ come.. come dobbiamo poi non ti rompo più il c…», suggeriva al suo interlocutore, Antonio Fedullo, dipendente di R-Store.

Solo che di richieste il prof, nel tempo, ne aveva fatte un po’ troppe e il suo «tesoretto» era quasi esaurito. «A proposito quello poi lui mi ha detto che tu i conteggi vecchi ce li hai — diceva Fedullo a Caiola — perché mi ha chiesto tre cose : un orologio, le cuffie e un iPhone». «Ma che è scemo.. quello si e no ha tre quattrocento euro», rispondeva il titolare della Databroker.

Ma Cafaro non si arrendeva e «in maniera palesemente sfrontata», scrivono i pm, malgrado i discorsi affrontati con i due commercianti in precedenza, avanzava l’ulteriore richiesta di poter avere un modello più performante di auricolari wireless per poter accontentare la moglie che, a dire del docente, era pressante. «Anto’…volevo chiederti…niente per me?… Antò va buo ja… e vedi un pò lunedì se riesci quel fatto dell’orologio. Antò vedi un poco perché sto un poco in “ambascio” (litigio, ndr) pure con mia moglie capito? Questo è il problema eh .. solo per questa cosa qua .. perché altrimenti non ti rompevo le palle».

26 febbraio 2026