di
Mattia Aimola

il deputato Pd Mauro Berruto, già ct della Nazionale maschile di pallavolo ha presentato un ordine del giorno al decreto Milleproroghe per superare l’esclusione degli atleti con diabete

«È una norma fuori dalla storia». Mauro Berruto ha portato nell’aula della Camera la vicenda della torinese Anna Arnaudo, trasformando una storia personale in un caso politico nazionale. Deputato del Partito Democratico, già commissario tecnico della Nazionale maschile di pallavolo, bronzo olimpico a Londra 2012, Berruto ha presentato un ordine del giorno al decreto Milleproroghe per superare l’esclusione degli atleti con diabete dai gruppi sportivi militari, prevista da una disposizione che risale al 1932, quando al governo c’erano il fascismo e Benito Mussolini. Una proposta che ha raccolto un sostegno unanime. «Non succede spesso che si trovi un accordo così ampio. Si è creato un margine d’azione che ora va sfruttato. Il Ministero della Difesa deve sciogliere le riserve».

La Storia di Anna

La storia di Anna Arnaudo era stata raccontata per la prima volta a gennaio dal Corriere Torino. 25 anni, nata a Cuneo nel 2000, mezzofondista della Nazionale italiana e tesserata per il CUS Torino. Specialista delle lunghe distanze, è stata campionessa italiana dei 5 mila e 10 mila metri. Parallelamente porta avanti un percorso accademico di eccellenza: laureata con lode in Ingegneria informatica, è oggi dottoranda in Intelligenza artificiale al Politecnico di Torino, inserita nel programma dual career riservato agli atleti di alto livello. Una doppia identità, atleta e ricercatrice, che racconta disciplina e visione. «Nella mia situazione è complicato — aveva spiegato —. Non posso accedere ai gruppi sportivi militari e quindi avere uno stipendio come altri colleghi. È una disparità che stiamo cercando di superare». Arnaudo non chiede corsie preferenziali, ma parità di opportunità.



















































Il caso in Parlamento

Dopo il suo toccante racconto si è attivato un circuito fatto di interlocuzioni istituzionali e prese di posizione che ha portato il tema fino a Montecitorio. Un passaggio non simbolico: perché in Italia l’accesso ai gruppi sportivi militari rappresenta, per molte discipline, la condizione per poter vivere di sport ad alto livello. «Basta guardare i numeri — ricorda l’esponente del Pd — delle olimpiadi di Cortina: su 30 medaglie olimpiche, 18 arrivano dai gruppi sportivi militari. Senza quel sostegno economico e organizzativo molte specialità restano nell’amatorialità». Il punto non è solo giuridico, ma sostanziale: chi è fuori da quei corpi spesso deve scegliere tra carriera sportiva e stabilità professionale.

Una legge datata

Il nodo, per Berruto, è anche culturale. «È una discriminazione superata dai fatti. La medicina e la scienza hanno fatto passi enormi. Lo sport internazionale è pieno di esempi». E cita Alexander Zverev, numero 4 del ranking mondiale del tennis; il Team Novo Nordisk, formazione professionistica composta interamente da corridori con diabete; e la pallavolista azzurra Alice Degradi. «Un tifoso guarda Zverev e non si accorge di nulla. Conta la prestazione, non la condizione clinica». nLo stesso Berruto, nella sua carriera di allenatore, ha seguito atleti con diabete. «Negli anni Novanta ho lavorato a Torino con Zdeněk Kaláb, e in Finlandia con Urpo Sivula. In un’epoca in cui l’assistenza era meno evoluta di oggi. Erano ragazzi di grande precisione e disciplina. Se non me l’avessero detto, non me ne sarei accorto». Dopo il risultato ottenuto in parlamento Berruto ha immediatamente avvisato Arnaudo. «L’ho sentita ancora ieri, Anna non combatte solo per sé — sottolinea l’ex ct —. Lo fa per i ragazzi, per gli adolescenti che vogliono sognare una carriera sportiva. L’accesso ai gruppi permette di immaginare un futuro olimpico». Il valore, insiste il deputato, è anche simbolico: «offrire un modello possibile a chi cresce convivendo con una patologia cronica e non deve sentirsi escluso a priori». Ora la questione passa al Ministero della Difesa. L’unanimità parlamentare rappresenta un segnale politico forte, ma servirà un atto amministrativo per tradurre l’indirizzo in realtà. «Chiederò al ministro Crosetto di dare seguito a questa espressione comune — ribadisce Berruto —. Non vedo ostacoli insormontabili».


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26 febbraio 2026 ( modifica il 26 febbraio 2026 | 08:38)