
Staggered cabin: la casa sul lago Tahoe
Ampie vetrate incorniciano la vista sul bosco, una seduta sotto la finestra crea un angolo lettura che si accende con la luce mattutina. Per i committenti di Staggered Cabin, il vero successo del progetto dello studio Mork-Ulnes Architects è quell’autentico senso di immersione nel paesaggio incantato del lago Tahoe. «La casa è stata progettata con tale attenzione che ogni ambiente offre momenti speciali: la camera padronale regala una vista straordinaria tra gli alberi. Mi ritrovo sempre qui con la mia famiglia per godere della luce del sole, meditare sul panorama, intravedere un orso o un coyote prima che scompaiano nel verde», racconta il proprietario David Tang.
Foto Joe Fletcher
Staggered Cabin è una residenza di 140 mq che reinterpreta la tradizionale baita di montagna. Sorge a un’altitudine di oltre 1.800 metri, sul margine meridionale del Lago Tahoe, nel punto in cui la città di South Lake Tahoe incontra le montagne della Sierra Nevada, nei pressi dell’area sciistica di Heavenly. Il progetto si compone di volumi con coperture a falda unica che assecondano l’andamento del terreno dolcemente inclinato. Ne nasce un’abitazione funzionale, con accesso diretto alle piste da sci, capace di instaurare un dialogo profondo e autentico con l’ambiente naturale circostante.
MINIMALISMO, SOSTENIBILITÀ MA ANCHE TRADIZIONE
La casa riflette alcuni temi centrali del lavoro dello studio Mork-Ulnes Architects, basato a San Francisco e a Oslo: una rilettura contemporanea delle tradizioni locali, il dialogo tra la cultura architettonica norvegese e quella californiana e un approccio costruttivo artigianale, profondamente connesso al contesto. Le coperture a falda unica richiamano le baite scandinave e il linguaggio montano di Tahoe, mentre l’insieme della composizione si distingue per un carattere decisamente contemporaneo.
«Il design nordico privilegia interni luminosi e ariosi, capaci di amplificare la percezione spaziale anche in abitazioni di dimensioni contenute», afferma l’architetto Casper Mork-Ulnes. «Abbiamo integrato questo principio con lo spirito californiano della tipologia A-frame, sviluppata negli Anni ’50 dall’architetto norvegese-americano Henrik Bull: un’idea giocosa in cui architettura e paesaggio si fondono, dando origine a spazi alti, aperti e di forma triangolare».
La baita è composta da quattro volumi rivestiti in cedro rosso, disposti in modo sfalsato così da creare corti protette che accolgono massi imponenti e pini di Jeffrey. Ne derivano spazi esterni intimi che ampliano l’area abitativa della famiglia. Le coperture in lamiera aggraffata, poste sopra ciascun volume, sono dotate di sistemi fermaneve progettati per trattenere la neve durante l’inverno.
L’abitazione conta tre camere da letto, due bagni, un ampio ambiente giorno, un soppalco adibito a studio, una “mudroom” e un garage. Gli arredi integrati massimizzano la qualità dello spazio: il divano del soggiorno diventa un contenitore nascosto; una scala conduce al soppalco-studio; nella stanza dei bambini, una piccola mezzanina ospita una parete per arrampicata e un rifugio ribattezzato “casa sull’albero”.
Foto Joe Fletcher
«Il soppalco è uno degli spazi che amiamo di più», racconta il proprietario. «Lo usiamo come studio, ma resta sempre connesso alla vita familiare. Da lì si vedono la cucina, la zona pranzo, il corridoio delle camere e il giardino. Durante le feste appendiamo decorazioni alla balaustra e i bambini adorano far cadere palloncini e coriandoli dall’alto». La cucina è organizzata attorno a una grande isola centrale, con elettrodomestici a scomparsa e arredi rivestiti in abete Douglas.
Non per ultimo, il progetto di Mork-Ulnes mette al centro la sostenibilità: ventilazione naturale, luce diffusa e raffrescamento passivo riducono il consumo energetico, mentre coperture e fermaneve ottimizzano esposizione solare e isolamento invernale. La gestione delle acque e il minimo intervento sul suolo preservano l’ambiente circostante, con materiali riutilizzati per arredi o lasciati a decomporsi secondo gli standard del bacino del Tahoe.
Foto Joe Fletcher
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