di
Guido Santevecchi

Segnale «in codice» da Pyongyang: Kim Jong-un ha assistito alla parata militare con la figlia Ju Ae, che indossava un cappotto di pelle nera identico al suo

Segnali «in codice» dalla Corea del Nord. Kim Jong-un ha assistito alla parata militare celebrativa del Nono Congresso del suo Partito dei Lavoratori al fianco della ormai immancabile figlia Ju Ae. E ha fatto indossare alla ragazzina un cappotto di pelle nera identico al suo: una sorta di uniforme da leader supremo che il Rispettato Maresciallo della Nord Corea ama sfoggiare. L’esibizione rafforza l’ipotesi, recentemente rilanciata dall’intelligence sudcoreana, che Ju Ae sia stata scelta come erede della Dinastia Kim.

Dalla terrazza del palazzone di stile sovietico che domina Piazza Kim Il Sung, teatro della sfilata di 14 mila soldati al passo dell’oca, il padre sorridente ha indicato alla figlia i reparti, quasi a voler suggerire che un giorno sarà lei a comandare le forze armate nordcoreane. 



















































Avviandosi verso la tribuna, Kim ha fatto passare Ju Ae sul tappeto rosso davanti ai suoi generali con il petto carico di medaglie, per farle raccogliere il loro saluto deferente e affettuoso: secondo gli analisti si tratta di un gesto calcolato per abituare i comandanti a considerare la «quarta Kim» la prossima leader della Repubblica democratica popolare di Corea (il nome ufficiale della Nord Corea). Il cappotto di pelle nera sarebbe un simbolo di questa strategia da psicologia delle masse. 

Non è stato l’unico segnale della giornata. Kim ha aperto uno spiraglio alla possibilità di tornare a negoziare con Donald Trump: «Se gli Stati Uniti rinunceranno alla loro politica di scontro, rispettando lo status attuale del nostro Paese, non c’è ragione per la quale non si possa andare d’accordo». 

Kim ha chiarito che la Nord Corea «ha irreversibilmente cementato» il suo rango di potenza nucleare e ha annunciato al Congresso che «accrescerà il numero delle testate nucleari e i mezzi per impiegarle» (i missili, ndr). Secondo il Sipri (Stockholm International Peace Research Institute) l’arsenale di Pyongyang contiene già 50 ordigni nucleari e ha materiale fissile per costruirne altri 40 rapidamente. 

Il Maresciallo ha anche promesso che nei prossimi cinque anni l’esercito svilupperà un’altra generazione di missili intercontinentali e sistemi d’attacco basati sull’intelligenza artificiale, una forza di droni e di ordigni che possano colpire satelliti nemici. Non è un progetto da sottovalutare, perché finora i tecnici nordcoreani hanno saputo esaudire i desideri del capo: il 25 dicembre Pyongyang ha lanciato sul web un portfolio di immagini di Kim di fronte allo scafo del nuovo e primo sottomarino nucleare dell’arsenale nordcoreano, un’unità da 8.700 tonnellate di stazza che secondo la propaganda sarebbe capace di imbarcare missili strategici. La settimana scorsa altra esibizione: 50 nuovi lanciamissili multipli da 600 millimetri allineati in piazza con Kim esultante alla guida di uno dei «gioielli sputafuoco». 

Però, nelle immagini della parata notturna con Ju Ae, la stampa nordcoreana questa volta non ha incluso l’abituale processione di missili, velivoli ipersonici, enormi camion per il lancio. Potrebbe essere un indizio di «moderazione» in vista di una ripresa del dialogo con la Casa Bianca. Kim e Trump si erano incontrati tre volte durante il primo mandato del presidente americano, lasciandosi nel 2019 a Hanoi quando l’americano aveva capito che «l’amico» non aveva intenzione di accettare la denuclearizzazione (le atomiche sono la sua polizza di assicurazione per non fare la fine dell’iracheno Saddam e del libico Gheddafi).
 
Poi Kim ha sfruttato l’occasione dell’attacco russo all’Ucraina per imporsi come fornitore di munizioni e «carne da cannone» per il nuovo socio Vladimir Putin. Un’alleanza utile, che forse lo smarca parzialmente dalla dipendenza totale dalla Cina. Alla parata con Ju Ae è arrivato significativamente a bordo della limousine Aurus donatagli dal capo del Cremlino. E in piazza tra i reggimenti in marcia si sono visti i veterani del contingente nordcoreano che ha combattuto al fianco dei russi contro gli ucraini (nelle retrovie del fronte attualmente ne sarebbero schierati circa 10 mila).
 
Ora Trump è atteso a Pechino dal 31 marzo al 2 aprile e potrebbe fare una digressione per un nuovo incontro con Kim. Nel discorso sullo stato dell’Unione l’altra sera il presidente ha ignorato la questione nordcoreana. Il Maresciallo gli ha subito che si potrebbe «andare d’accordo», a patto che la Casa Bianca non esiga più la rinuncia nordcoreana al nucleare.
Questo almeno è l’obiettivo di Kim, oltre a quello di assicurare la successione.

La teoria su Ju Ae circola già da tempo. La ragazza, che dovrebbe avere 13 o 14 anni, dalla fine del 2022 è diventata una presenza fissa al fianco del padre nelle manifestazioni preparate dalla propaganda (diretta dalla zia Kim Yo-jong che è appena stata promossa al Congresso direttrice di dipartimento e membro dal Politburo). Il Maresciallo la portò per la prima volta con sé in una circostanza non proprio adatta a una bambina: era il 18 novembre 2022 e teatro dell’esordio pubblico fu il poligono dove i nordcoreani lanciarono il loro primo Hwasong-17, un vettore intercontinentale con capacità nucleare. Sono seguite altre apparizioni, sempre più frequenti e sempre immortalate dalla stampa di Pyongyang: feste delle forze armate, seduta al tavolo con anziani generali, rivista di schieramenti militari, varo di navi. 

Lo scorso settembre Kim l’ha portata con sé alla parata di Piazza Tienanmen a Pechino presieduta da Xi Jinping: un debutto internazionale per presentarla ai «padrini» cinesi.

A febbraio del 2023 l’ente filatelico nordcoreano ha stampato una serie di cinque francobolli celebrativi con Kim padre e figlia. Giornali e tv del regime hanno cominciato a definirla «amata bambina» e «nobile fanciulla», omettendo però sempre di citarla per nome.

La sua identificazione come Kim Ju Ae, nata forse nel 2012, è bizzarra: si deve all’ex campione di basket americano Dennis Rodman, visitatore abituale di Pyongyang e amico personale di Kim, appassionato di pallacanestro. Rodman ha riferito che nel 2013, tenendola in braccio, il Maresciallo gli disse: «Questa è mia figlia». Kim ha avvolto la sua vita privata nel mistero, pare che abbia un altro figlio, forse maschio. È evidente che la preferita sia Ju Ae.

Gli esperti segnalano un’evoluzione nella presentazione della ragazzina: la propaganda ora la ha elevata a «rispettata figlia» e ultimamente l’ha indicata alla cittadinanza nordcoreana come «grande personalità guida».
Naturalmente è molto presto per dire se la bambina Kim Ju Ae un giorno sarà la quarta Kim a guidare il «regno eremita». È troppo giovane per avere una carica gerarchica. Kim Jong-un ha solo 42 anni, anche se i check-up fatti a distanza dai medici dell’intelligence occidentale osservano che è in grande sovrappeso, fuma troppo, sbuffa quando cammina e ha segni di ipertensione e forse diabete

La Nord Corea resta un regime fondamentalmente maschilista e Kim ha un figlio, forse più grande d’età rispetto alla sorella venuta alla ribalta. Ma è un fatto che Kim non ha ritenuto per qualche suo motivo di presentare anche il bambino maschio.

TOPSHOT - This picture taken on February 25, 2026 and released by North Korea's official Korean Central News Agency (KCNA) on February 26, 2026 shows North Korean leader Kim Jong Un (C) and his daughter Kim Ju Ae (L) attending the military parade ...

26 febbraio 2026 ( modifica il 26 febbraio 2026 | 18:41)