di
Flavio Vanetti

Federica Brignone parla da Soldeu in Andorra dopo i due ori olimpici: «Pensavo di stare meglio, non voglio smettere ma devo convivere con il dolore»

Dopo aver stupito tutti, dopo aver mandato un messaggio profondo («Ho dimostrato che si può riuscire a credere nell’impossibile e che bisogna continuare a combattere»), soprattutto dopo aver vinto due titoli olimpici, Federica Brignone ha deciso di proseguire la sua stagione. Ma sta scoprendo la difficoltà del «post» Giochi, legata soprattutto a quel dolore alla gamba sinistra — semi-distrutta nell’orrendo incidente dello scorso 3 aprile — che non la molla un attimo. 

«Speravo di fare meno fatica — dice da Soldeu, dove conta comunque di essere in gara nel fine settimana, in discesa e nei due superG — e posso già dirvi che se tutto diventerà una tortura, allora mi metterò in pausa: se non appoggio bene la gamba, non posso lanciarmi in pista a oltre 100 all’ora». La spiegazione è così chiara da dirla davvero grossa: «Sarei disposta a scambiare le due medaglie d’oro con la situazione che avevo prima dell’incidente». Corollario nient’affatto secondario: «Se non migliorerò, sarà difficile vedermi nella prossima stagione. Non chiedetemi più che cosa farò, vi dico già che non accetterò di non avere una situazione migliore: a volte mi arrivano fitte allucinanti».



















































Ecco la sintesi del pensiero di Federica, declinato in più punti e più temi. Ecco una sorta di «antologia Brignone».

Basta Olimpiadi

«Dopo Cortina sono passata di nuovo al J-Medical, sia per festeggiare con chi mi aveva assistito sia per prendere una decisione su che cosa fare. Alla fine, sentito anche mio fratello e il mio staff, la scelta è sempre stata quella di venire ad Andorra, posto fighissimo che vorrei tanto vivere in altre condizioni. Ho poi lottato così tanto in questi mesi che avrei voglia, se possibile, di godermi il momento, anche se vi confermo che non sto pensando alla prossima stagione. Tornando ai Giochi, dopo la vittoria in gigante mi sono isolata: ho vissuto momenti bellissimi, ma anche tosti, incluso l’aspetto emotivo. Insomma: basta Olimpiadi!».

Consapevolezza

«Sono sempre stata un’atleta in grado di capire dove si trova e che cosa fa. Quindi ho ben compreso quanto ho fatto, ne sono consapevole. Sarebbe stato già duro riuscirci in condizioni normali, senza l’infortunio, figuratevi che cosa è stato vincere in quella situazione. Dopo il gigante di Plan de Corones non ho avuto modo di sciare molto, quindi mi sono dovuta fidare delle mie sensazioni e della mia gamba. Sono riuscita a mettere a posto tutte le tesserine, è stata una follia. Anzi, è stato qualcosa di “infattibile”: vincere in casa, con le pressioni addosso, nelle mie condizioni…».

Amici e regali

«Dopo Cortina sono stata presa in un vortice. A parte quelli del J-Medical, non sono riuscita a vedere tutti gli amici e tutte le amiche. Sono stata a Milano per la finale dell’hockey su ghiaccio, in 24 ore ho dovuto fare ben cinque giri di lavatrice per poi venire ad Andorra. Penso a una vacanza? Non ho bisogno di pensarci, quelle me le prendo quando voglio. Ho pensato di farmi un regalo? Vi dirò che il più bello sarà cercare di rimanere il meno possibile sotto i riflettori».

Limite

«La mia sciata è rimasta la stessa, quella vincente di prima dell’incidente? Sì, ma non avevo riferimenti. Ho tirato fuori qualcosa di speciale. Però adesso il dolore mi limita parecchio: stringo i denti, ma c’è un limite a tutto. Sono competitiva e mi piace mettermi in gioco, la mia era anche una prova per capire il mio limite e come superarlo. Però adesso pensare di dare riposo alla gamba non è nemmeno pensabile che sia operabile ora per rimuovere la placca: dopo aver sciato, zoppico. E devo mettere in conto che con questo danno dovrò convivere per tutta la vita».

L’inchino delle rivali sconfitte

«Che cosa penso, a mente fredda, dell’inchino di Hector e di Stjernesund? Dico che è una cosa che mi ha fatto piacere, tanto quanto il rispetto che sto avvertendo in questi giorni da tutte le colleghe. E mi fa piacere aver ricevuto tanti messaggi da atleti di altri sport: mi hanno detto di aver apprezzato che sono stata me stessa, che mi sono fatta il mazzo in silenzio e che non mi sia fatta pubblicità».

26 febbraio 2026 ( modifica il 26 febbraio 2026 | 15:41)