di
Mara Gergolet

Il partito guidato da Alice Weidel aveva fatto ricorso contro l’espressione usata dai servizi segreti interni. Ma per i giudici è solo una misura temporanea

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE BERLINO 
L’AfD non può essere classificata come «sicuramente estremista di destra». Per ora. Il tribunale amministrativo di Colonia ha dato ragione al partito guidato da Alice Weidel contro i servizi segreti interni — noti come Verfassungsschutz, Difesa della Costituzione (detto anche BfV). Ma non nel merito.

Semplicemente, i giudici hanno affermato che questa definizione non può essere usata — con quanto ne consegue, e non poco, in termini pratici in Germania — finché il tribunale non deciderà in via definitiva, nel procedimento principale già in corso, se l’AfD estremista lo sia davvero o no. Nulla si sa pero dei tempi della sentenza finale. 
Alternative für Deutschland esulta, come per una grande vittoria. «Un grande successo per l’AfD e un grande successo per la democrazia in Germania!», ha esclamato Alice Weidel. In sostanza, è stato accolto il loro ricorso, impedendo ai servizi di poter usare la classificazione nel periodo intermedio fino al verdetto.



















































Il Verfassungsschutz designò l’AfD come «certamente estremista di destra» nel maggio scorso, dopo anni di esame. Una definizione che permette ai servizi di sorvegliare le attività del partito, compreso leggere le email. In conformità alla Costituzione tedesca, che dopo la fine della guerra vieta la rinascita dei partiti d’ispirazione nazista o anti-democratici, la classificazione ufficiale «estremista di destra» da parte del BvF potrebbe aprire la strada a un divieto.

La messa al bando di un partito non è tuttavia semplice in Germania. Spetta esclusivamente alla Corte costituzionale, su richiesta del Parlamento o del governo. Successe negli anni Cinquanta al Partito comunista tedesco.

L’AfD si è mossa con tutte le forze contro questa minaccia esistenziale, chiedendo a maggio il ricorso d’urgenza. Va però notato che la sentenza di Colonia mette una pausa e dà fiato al partito, ma non lo assolve preventivamente. Né mancano le osservazioni critiche verso l’AfD da parte dello stesso tribunale di Colonia: i giudici sottolineano espressamente «che continua a sussistere un forte sospetto nei confronti della ricorrente (AfD, ndr) di perseguire obiettivi anticostituzionali».

La partita inoltre non è finita qui. I servizi possono appellarsi al tribunale amministrativo di secondo grado, a Münster. In ogni caso, dagli account ufficiali AfD si canta vittoria. Ed è una sentenza che arriva in un momento di grossi guai interni nel partito. Ci sono stati una serie di scandali di nepotismo, accuse di appropriazione indebita, contestazioni ai portaborse (uno neppure residente in Germania, sebbene il partito sia ultranazionalista) che stanno mettendo alla prova Alice Weidel e la sua capacità di mettere ordine nel partito. Scandali che però, per ora, non hanno tolto consenso all’AfD, che resta testa a testa nei sondaggi con la Cdu di Friedrich Merz.

26 febbraio 2026