Le parole, Achille Lauro, le aveva trovate fin dall’inizio. Tre frasi semplici, dritte e sincere, a voler assumere su di sé – perché lenirlo è impossibile – il dolore più grande. «Sono vicino con tutto il cuore a tutti i ragazzi coinvolti e alle loro famiglie, che stanno vivendo il dolore più grande. È una sofferenza che tocca tutti e che sentiamo anche nostra, qualcosa che va oltre le parole e troppo grande persino da immaginare. Vi sono vicino con tutto l’amore possibile». Succedeva dopo la tragedia di Crans-Montana, 41 morti e 116 feriti nella notte di Capodanno. Vittime giovanissime: svizzeri, italiani, francesi, belgi, macedoni, portoghesi, rumeni e turchi.

IL CORO

Succedeva, soprattutto, dopo i funerali di un altro Achille, Achille Barosi, lo studente milanese sedicenne morto, insieme agli altri, nel rogo del locale Le Constellation. Barosi era un fan di Lauro: ai funerali nella basilica di Sant’Ambrogio, gremita di giovani, il 7 gennaio, le note della canzone Perdutamente, del cantante romano, hanno risuonato sul sagrato. I ragazzi hanno cantato accanto alla bara, prima che il feretro lasciasse la piazza: Perdutamente era una delle canzoni preferite da Achille, ha ricordato la madre, Erica Didone. La cantavano spesso insieme, nei viaggi in macchina.

I FATTI

Un mese dopo quel funerale, a quelle parole comunicate dall’artista via social sono seguiti i fatti. La vicinanza di cui parlava Lauro è diventata prossimità concreta, sia pure mediata da uno schermo tv: se Sanremo – da Pippo Baudo in poi – è diventato una finestra affacciata sul Paese, come si va ripetendo da giorni, allora ieri, attraverso quella finestra, è potuto passare l’abbraccio di un intero Paese a tutte le famiglie (6 le vittime italiane) che in quel rogo hanno perso il loro bene più grande.

LO SPARTIACQUE

L’omaggio alle vittime di Crans Montana, annunciato ieri mattina in conferenza stampa, ha segnato un profondo spartiacque nella seconda serata del Festival. Carlo Conti ha raccontato che inizialmente Lauro avrebbe dovuto esibirsi con Incoscienti Giovani, il brano presentato nella scorsa edizione di Sanremo. Ma quel coro straziante di familiari e amici, durante il funerale del ragazzo, ha convinto tutti a cambiare il programma. «Quando abbiamo visto quella mamma cantare il brano di Achille davanti alla bara, ci siamo detti: dobbiamo fare quella canzone lì, e Achille ha accettato», ha spiegato Conti. Un omaggio «anche per quei ragazzi che stanno lottando, perché cose del genere non accadano più», ha detto. «Lasciamo che parli la musica».
Perché la musica ieri ha parlato, toccando corde sconosciute anche al linguaggio. Durante l’esibizione di Lauro, in tanti, nella platea dell’Ariston, non hanno trattenuto le lacrime. Ilricordo per le vittime di Crans Montana si è aperto con il soprano Valentina Gargano e un coro di venti elementi, Lauro vestito di bianco. Occhio di bue su di lui, il fumo, la canzone. «La musica ha un senso viscerale», ha detto, commosso, alla fine del brano «Se ha confortato anche solo una persona, per noi è stato un dovere farlo».

IL TESTO

Perché è una canzone, Perdutamente, che parla della fragilità della vita e dell’intensità delle emozioni. A suo modo profetica, come lo sono – inevitabilmente – tutte le coincidenze quando si parla di una tragedia. «E se bastasse una notte, sì, per farci sparire, cancellarci in un lampo come un meteorite», recitano più volte i versi, ed è impossibile non pensare a quella notte d’inferno. Così come spezza il cuore il passaggio in cui Lauro canta una donna «che fa cose da pazzi», e si sente «piccola, così piccola». Un messaggio di vicinanza e di cordoglio per le famiglie coinvolte, tutte, certo. Ma la canzone suonava come un abbraccio soprattutto per lei, la mamma dell'”altro” Achille.

LA DIRETTA

Tre giorni fa, sempre in televisione, Erica Didone aveva intonato Perdutamente, ricordando i terribili momenti in cui corse insieme al marito davanti a Le Constellation ormai distrutto. «Ho visto cose che nessun essere umano dovrebbe vedere. Io e mio marito siamo rimasti immobili davanti a quella porta fino a quando non c’era più nessuno», ha raccontato a Domenica In. «Poi un poliziotto ci ha portato via intorno alle quattro del mattino. Da lì è iniziato il calvario». Un dolore che la musica non può certo cancellare. Ma può propagare e condividere, distribuendone il peso sulle spalle umane, accoglienti, e solide, di tutto un Paese.
 


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