Il consiglio comunale di Venezia è tornato a votare contro la vendita di Palazzo Labia, sede Rai dal 1964 che l’azienda ha posto da tempo – e recentemente confermato – nel piano delle alienazioni, e contro il conseguente trasferimento del servizio pubblico radiotelevisivo da Cannaregio alla terraferma veneziana. L’occasione è stata una mozione presentata da Monica Sambo (Pd) che però maggioranza e opposizione hanno tenuto a votare insieme, consci della rilevanza del tema e del fatto che già esponenti della giunta si sono esposti con forza contro l’ipotesi. 

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La mozione, modificata dopo trattative in consiglio per giungere all’unanimità, impegna il sindaco e la giunta ad «attivare con urgenza un confronto istituzionale con Rai, governo e Ministero della Cultura affinché siano garantiti: il mantenimento della sede veneziana, la tutela dei livelli occupazionali, la permanenza delle funzioni produttive e redazionali in città». Il punto infatti non è solo la proprietà pubblica del bene, che potrebbe essere garantita anche in caso di vendita da parte della Rai e acquisto da parte del Ministero o del comune, ma il rischio di perdere un’ennesima redazione giornalistica che si allontanerebbe dal capoluogo, inteso come città d’acqua.

Vincoli culturali e scelte aziendali: doppia convocazione richiesta

Rispetto alla mozione votata, all’unanimità, nel 2024, questa, grazie anche alla mediazione di Deborah Onisto (Forza Italia) pone delle condizioni in più: impegna il comune a «convocare la Commissione consiliare competente al fine di audire i vertici di Rai per comprendere nel dettaglio le decisioni assunte o in via di assunzione in merito alla sede veneziana, alle prospettive di utilizzo dell’immobile e alle ricadute sul servizio pubblico radiotelevisivo nel territorio» e invitare contestualmente le rappresentanze dei lavoratori e la redazione regionale. E punta ad «attivare un confronto con la Soprintendenza competente, per chiarire in che misura le richieste espresse dal consiglio comunale in ordine alla fruibilità pubblica trovino già fondamento nel vincolo culturale insistente sull’immobile, quali ulteriori vincoli o prescrizioni gravino sul bene, nonché quale sia l’iter amministrativo eventualmente necessario per la revisione o l’integrazione degli stessi». Un bene culturale pubblico, come questo, per essere alienato ha bisogno di un ok della Soprintendenza, mentre la destinazione d’uso spetta al comune, salvo vincoli particolari che, in questo caso, ancora non vigono sull’edificio.

Il governo nel 2024, con il ministro Gennaro Sangiuliano, aveva assicurato che nel caso di vendita scatterebbe la prelazione del ministero, ma questo non eviterebbe il trasferimento della sede Rai, solo la proprietà pubblica e la destinazione culturale del palazzo settecentesco. La mozione chiede anche al governo di mantenere fede a quella promessa.