di
Renato Franco

Sanremo 2026, ascolti in calo. Il direttore artistico ha confermato più volte l’addio e il collega di «Affari tuoi» è pronto a prendere il suo posto

DAL NOSTRO INVIATO 
SANREMO – «Prevedevamo un calo, perché la seconda serata cala sempre. Invece lo share è aumentato e il merito non è del direttore artistico, di questo ne sono certo». Carlo Conti professa umiltà, nel suo stile. 

«Però abbiamo volutamente costruito la seconda serata con ingredienti diversi. Avevamo la metà delle canzoni da cantare, abbiamo aumentato la quota di varietà. E poi negli ascolti ci sono mille fattori a incidere, come la platea televisiva diversa, le partite e le contropartite, le ruote e le controruote» dice alludendo ai playoff di Champions e alla Ruota della Fortuna di Gerry Scotti. «Ora continuiamo a pedalare con il sorriso sulle labbra».



















































In attesa degli ascolti della terza serata e dell’attesissima serata cover (qui la scaletta), il ciclista Conti sfoggia la solita abbronzatura e la consueta calma. Rispetto alla serata di debutto, la seconda tutto sommato ha retto oltre ogni previsione: 9.054.000 spettatori con il 59,5% di share rispetto agli 11.800.000 (64,6%) dell’anno precedente. 

Per strada si sono perse più di 2 milioni e 700mila persone. Non poche. Anzi. Il calo è decisamente importante nei numeri complessivi, ma lo share rimane comunque alto. Il vero problema è nella quantità di spettatori spariti: escludendo il Festival pandemico del 2021, per trovare un dato più basso bisogna tornare a oltre dieci anni fa, al Sanremo condotto nel 2014 da Fabio Fazio. Un risultato che si spiega anche con l’abbassamento della platea televisiva totale rispetto all’anno scorso (di fatto da 18 a 16 milioni, dunque due in meno).

Siamo di fronte a un problema più complesso e più ampio, che mette in crisi il modello stesso della tv generalista, un medium che sta invecchiando e deve trovare nuove soluzioni. Al netto dei risultati — giudicati comunque buoni dalla Rai e da Conti — questo Festival però è nato e prosegue su una linea piatta. Diciamolo, pure noiosa. Zero polemiche, zero innovazioni, nessun momento virale: un Sanremo di medietà che non accende la curiosità di chi guarda.

Più che sugli ascolti, il clima qui si infiamma sulla presenza delle (poche) donne nel cast dei Big in gara, di fatto un terzo su 30: «Evidentemente è un momento discografico in cui la produzione maschile è maggiore di quella femminile — si difende il conduttore —. Io scelgo le canzoni, indipendentemente da chi le canta. La selezione dei brani è un bouquet che devi completare, in base ai fiori che trovi».

Il suo biennio al Festival comunque finirà con la conferenza finale di domenica, nonostante a luglio sia previsto il ritorno del programma musicale Sanremo Estate: lui che all’abbronzatura ci tiene ha subito chiarito che il problema non si pone, «sarò in vacanza».

Gianmarco Mazzi, sottosegretario alla Cultura in quota Fratelli d’Italia e per anni direttore artistico del Festival, ha speso parole di elogio per Stefano De Martino («è un grande showman») promuovendolo come conduttore per la prossima edizione del Festival. Al di là del fatto che forse non ha fatto un favore al conduttore di «Affari Tuoi» (la benedizione di un esponente del governo gli si può ritorcere contro), Carlo Conti non ci ha trovato nulla di irrispettoso nei suoi confronti: «Ho detto chiaramente che questo sarebbe stato l’ultimo Festival di questo ciclo per me. Nei miei confronti non ho sentito nessun tipo di offesa, non mi sono sentito messo in difficoltà. Da quarant’anni a questa parte ho con l’azienda un rapporto di grande chiarezza e rispetto. Per me non c’è nessun problema».

Conti offeso o meno, certo è che Stefano De Martino sembra essere ormai la scelta numero uno per il Sanremo 2027. E ci sarebbe anche il nuovo direttore artistico: si parla di Fabrizio Ferraguzzo, già protagonista degli show di X Factor e oggi anche manager dei Måneskin.

27 febbraio 2026 ( modifica il 27 febbraio 2026 | 08:24)