di
Francesca Sala
Lei 28 anni, ex nazionale di sci, lui 25, atleta esperto, entrambi valtellinesi, sono morti in Valdidentro. Il terzo scialpinista si era attardato facendo fotografie. Nelle ultime settimane sei vittime: anche oggi le condizioni della neve suggeriscono massima allerta
Si erano tolti gli sci per affrontare l’ultimo canalino, un passaggio ripido a pochi metri dalla cima. Sotto i loro piedi si è staccato un cornicione, la neve ha ceduto di colpo e li ha trascinati nel vuoto, tra rocce e ghiaccio, per oltre trecento metri.
Sono morti così Alberto De Maron, 25 anni, di Grosotto, e Marika Mascherona, 28 anni, di Bormio. Con loro c’era un amico: si era attardato, solo qualche metro più indietro per scattare una fotografia. Ha raccontato di aver visto la frattura aprirsi, i compagni di escursione inghiottiti dal muro di neve. È vivo per pochi passi. L’ennesima tragedia della montagna si è consumata giovedì mattina intorno alle 10.30 in Val Cancano, nel territorio comunale di Valdidentro, sul versante sud-ovest del monte Cornaccia, al confine con la Svizzera, a circa 2.900 metri di quota. Una giornata limpida, sole e temperature oltre la media stagionale. Poi improvvisamente la cima ha cambiato volto: il distacco improvviso, il boato secco, la valanga con un fronte di decine di metri che prende velocità e li travolge.
L’allarme è scattato immediatamente: il terzo scialpinista ha chiamato i soccorsi. Due elicotteri, il Sagf della Guardia di finanza, Soccorso alpino, vigili del fuoco, sanitari di Areu. In quota hanno scandagliato il fronte della slavina con sonde, unità cinofile e dispositivi elettronici fino a individuare i corpi di Marika e Alberto.
Per entrambi non c’era più nulla da fare. Sotto choc, ma illeso, l’unico sopravvissuto. Sui social si rincorrono gli scatti dei due giovani sulle cime di casa, lungo le piste che hanno visto protagonisti gli atleti olimpici solo fino a pochi giorni fa. L’esperienza e la preparazione non sono bastate. Alberto lavorava per A2A, cresciuto tra le vette di Grosotto, abituato a leggere pendii e condizioni. Marika aveva fatto dell’inverno la sua casa: scialpinista appassionata, era stata atleta agonista di sci di alto livello, con un passato in Coppa Europa e una carriera costruita sulle nevi fin da giovanissima. Come sua sorella Katia, da anni protagonista nella squadra nazionale di sci alpinismo, aveva respirato montagne fin da bambina. Poi maestra alla Scuola Sertorelli di Bormio, allenatrice dei più piccoli dello sci club. La Federazione Sport Invernali ha espresso il suo cordoglio: «Tutta la Fisi è vicina alla famiglia in queste terribili ore di sofferenza».
Solo poche ore prima della tragedia era a bordo pista con i suoi ragazzi. In rete raccontava la felicità per la prima nevicata, il desiderio di trasmettere anche solo una parte di quell’amore sconfinato per neve e silenzio. «Lo sci è la mia passione più grande — si legge sul sito della scuola —. Voglio regalare quello che ho appreso ai miei futuri allievi, condividere esperienze e chissà, forse, anche sentire il vento tra i capelli durante una discesa mozzafiato».
L’incidente di ieri si inserisce in un contesto già segnato da un bilancio pesante. Sono una ventina le persone travolte da valanghe che hanno perso la vita nelle ultime settimane: sei solo in Valtellina, tra cui un giovane finanziere impegnato in una esercitazione in Valle Spluga e un 56enne milanese inghiottito da una slavina mentre era in sella a una motoslitta sopra Madesimo. Lo scorso 22 febbraio due scialpinisti sono morti tra Valle d’Aosta e Alto Adige, stesso tragico destino per Luciano Capasso, 25enne di Qualiano, di cui si erano perse le tracce durante un’escursione sulle montagne svizzere di Saint Moritz.
L’ultimo bollettino valanghe indica un pericolo marcato, grado 3 su 5: condizioni che impongono valutazioni attente, scelta delle linee, e spesso rinunce.
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27 febbraio 2026 ( modifica il 27 febbraio 2026 | 10:10)
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