
Ghostface, stessa maschera e stesso pugnale, è tornato: Scream 7 è nei cinema.
È BASTATO un giorno. Il primo giorno d’uscita in Italia, mercoledì 25 febbraio, e Scream 7 è già il film più visto in Italia. Ha scalzato “Cime tempestose”: 250.126 euro d’incasso contro 247.339. Un vero e proprio testa a testa… Tanto che già si parla di Scream 8.
Scream 7: la trama e il cast del film horror nei cinema
30 anni dopo. Nella realtà e nel film. Scream 7 ci riporta indietro nel tempo e nello spazio. Siamo di nuovo a Woodsboro e la casa degli assassini del primo Ghostface è diventata un B&B a tema. I nuovi proprietari sono le prime vittime. Per il piacere dei fan che da 30 anni riempirono i cinema, a Pine Grove rivediamo Sidney Prescott (Neeve Campbell), moglie dello sceriffo e madre di tre figlie. Che hanno l’età di mamma quando tutto cominciò: la prima si chiama Tatum, come la miglior amica di Sydney e vittima nel 1996. Sono loro e i loro amici adesso a calamitare le attenzioni di/dei Ghostface. Che, grazie all’IA o oltre che al tipico gusto citazionistico) torna anche nelle sue versioni già uccise. Coltellata dopo coltellata di Ghostface, torna in scena anche Gale Weathers (Courteney Cox), la giornalista…

Nel 1996 il primo Scream e il suo Ghostface divennero un caso cinematografico mondiale. Realizzato con soli 15 milioni di dollari (ma il regista era il geniale Wes Craven), il film prodotto dalla Miramax di Harvey Weinstein rilanciò il filone slasher (da to slash, ferire o uccidere con un’arma tagliente). Da allora, ad Halloween, la maschera da Ghostface è un hit insuperabile. Il volto, per la cronaca, è ispirata a uno dei quadri più famosi di sempre L’urlo del pittore norvegese Edward Munch. Le “gesta” seguivano il modello reale del serial killer Danny Rolling.
Kevin Williamson, il papà di Scream e Dawson’s Creek
Da allora, con 7 film e una serie tv (2015 – 2019), Scream è entrata di diritto tra le franchise cine-culturali più importanti di sempre. Il copyright è di Kevin Williamson (Carolina del Nord, 1965), inventore della saga e di quella chicca che è Stab, la saga nella saga presente nei film dal secondo capitolo. È suo il mix (quasi sempre) perfetto tra horror macabro, citazionismo, sarcasmo che strizza l’occhio alle paure dell’inconscio di tutti con quella quella maschera ingesso bianco del serial killer. Williamson è anche l’ideatore/sceneggiatore di Dawson’s Creek.

Il regista Kevin Williamson con la protagonista Isabel May: interpreta la figlia di Sydney (Neeve Campbell)
Intervista a Kevin Williamson, regista di Scream 7
Trent’anni dopo, cosa ricorda degli inizi? Chi o cosa le ispirò l’idea di Scream?
Sono cresciuto con Halloween – La notte delle streghe di John Carpenter. Ragazzino di provincia, mi esaltavo e terrorizzavo. Poi sono passato a Wes Craven. Ancora oggi lo considero un vero rivoluzionario, e il fatto che lui sia stato il regista dei primi 4 film della mia saga è ancora un onore. La sua morte, nel 2015, fu un vero dolore per me. Era un uomo molto colto, scrisse i copioni con tanti riferimenti pittorici e narrativi. Credeva al cinema inteso come forma d’arte capace di ispirare sentimenti e forti sensazioni di gioia e dolore, paura e meraviglia. Wes ha insegnato a tanti spettatori e ai suoi lettori, perché scriveva racconti, che anche il sogno americano è percorso da timori. E che tutti dobbiamo affrontare le nostre paure. Il suo Nightmare – Dal profondo della notte del 1984, è ancora l’horror perfetto.
Non l’aveva mai fatto: con che animo si è messo dietro la cinepresa per Scream 7?
Prima non era il momento giusto. In questo settimo film ci sono tante stagioni della mia vita privata e professionale. Sul set ho ripensato spesso al ragazzo che ero. Che adorava l’attore inglese Donald Pleasence, per esempio. Uno capace di passare dal teatro ad Halloween, ma anche al Gesù di Nazareth di Zeffirelli. Ma anche Cul de sac di Polanski e Ombre e nebbia di Woody Allen.
Scream è cinefilo perché il primo cinefilo è lei, dica la verità…
Amo tutto il cinema. Dai documentari a Star Wars.
Un modo per innalzare l’horror, spesso sottovalutato per i suoi “effetti ed effettacci”?
Tanti registi, anche il vostro ottimo Dario Argento, hanno dimostrato il contrario. L’horror anche in letteratura, da Edgar Allan Poe a Melville e Borges, ci ha aiutato a guardare nel buio. Della natura umana e del mondo. Come è giusto che si sfruttino effetti e maschere, perché il cinema deve parlare a tutti. Gli effetti speciali sono un mezzo, come le cineprese, macchine fotografiche, i computer. Io poi sono da sempre convinto di una cosa.
Non si scrive, non si dirige un film, non si lavora nel mondo delle comunicazioni pensando solo a se stessi. Sei parte di un processo creativo collettivo, anche di un business. Ciò non toglie che devi restare fedele a se stesso. Come riuscirci? Essendo rigorosi: nel lavoro e con te stesso. Nel mio film comunque non ci sono effettacci.

Courteney Cox e Neeve Campbell in una scena del film
Ritorno alle origini, con complici
È stato rigoroso anche nella scelta del cast, mix di giovani e ritorni?
È stata una responsabilità. Nel primo film la protagonista era una studentessa traumatizzata per la morte della madre e vittima predestinata di Ghostface. Trent’anni dopo torna ed è una madre spaventata di vedere la figlia rivivere la sua stessa situazione. Non è una vittima, è una sopravvissuta e madre coraggiosa. Non poteva che tornare Neeve Campbell. Il resto del cast l’ho assemblato partendo da lei. È stato divertente ed eccitante. Ringrazio anche Courteney Cox che è tornata. La figlia di Sidney/Neve Campbell è Isabel May, una delle giovani attrici più popolari. Con loro volevo tornare alle origini della storia di Scream, alla sua capacità di spaventare e sorridere il pubblico. Spero di esserci riuscito, anche scegliendo la musica giusta. Marco Beltrami, il compositore, ha fatto un lavoro splendido, ricchissimo, perfetto per giovani e meno giovani.
Quali sono le cose o le persone che nella vita le fanno più paura?
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I ragazzi me lo chiedono spesso. Dico sempre che sono le persone che mentono e non hanno il coraggio di essere come sono veramente. Per questo scelgo sempre di mettere a fuoco l’autenticità di ogni carattere e di ogni ambiente. Scream 7 vuole anche essere un affresco della vita americana in una cittadina qualsiasi. Ho 60 anni e sono nato in una cittadina del North Carolina: Dawson’s Creek, era la messa in scena della mia vita da adolescente, laggiù. E un po’ è così anche Scream 7.