di
Claudio Del Frate
Il messaggio sul profilo ufficiale di X dopo il vertice (a vuoto) del 19 febbraio. La posizione di Berna: «Tutte le parti hanno discusso le questioni di loro interesse»
«Perché proprio su Crans Montana la Svizzera nega una squadra investigativa comune con l’Italia?»: il braccio di ferro tra Roma e Berna sulla strage di Capodanno – costata la vita, tra gli altri, a sei cittadini italiani – pare lontano dall’essere concluso. Il termometro dei rapporti tra i due Stati lo fornisce un tweet comparso questa mattina sul profilo ufficiale dell’ambasciata italiana in Svizzera, in cui si lamenta appunto la mancanza di collaborazione tra le autorità giudiziarie dei due Paesi.
Il 19 febbraio scorso una delegazione italiana, guidata dal procuratore di Roma Francesco Lo Voi era stata ricevuta nella capitale elvetica all’ufficio federale (il ministero) di giustizia e dalla titolare dell’inchiesta Beatrice Pilloud: occorreva mettere a punto le linee di collaborazione per accertare le responsabilità sul rogo del bar «Constellation». Al di là di alcune diplomatiche dichiarazioni di rispetto reciproco, la sensazione era stata che l’incontro non avesse sortito i risultati sperati, almeno per parte italiana. Sì a uno scambio di atti d’indagine – questa in sostanza la conclusione – rinvio invece per l’istituzione di una squadra investigativa comune.
Questa mattina il post – su un profilo ufficiale -dell’ambasciata italiana, dieci giorni dopo quella missione, sottolinea0 il senso di insoddisfazione : «Dal 2020 al 2025 – ecco il testo della dichiarazione – vi sono state ben 15 squadre investigative comuni tra l’Italia e la Svizzera. Perché proprio quella sulla strage di Crans Montana è stata negata dall’Ufficio federale di giustizia alla Procura della Repubblica di Roma il 19 febbraio scorso?».
Come è noto, il governo Meloni aveva deciso di far rientrare a Roma l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado l’indomani della scarcerazione decisa dalla magistratura di Sion di Jacques Moretti, il proprietario del locale teatro della strage. Una mossa diplomatica perentoria, che puntava a esternare tutta l’irritazione da parte dell’Italia per come venivano condotte le indagini sulla strage. L’irritazione non è scomparsa, prova ne sia che l’ambasciatore italiano non ha fatto rientro nella sede di Berna. E ora il tweet dell’autorità diplomatica rimarca tale stato d’animo.
Ieri il ministero di giustizia svizzero, rispondendo a una domanda del «Corriere del Ticino» pur non confermando che per il momento la creazione della squadra investigativa comune è stata accantonata aveva fatto intendere con chiarezza la sua posizione: «La corrispondenza tra le autorità italiane e svizzere è riservata e non destinata alla divulgazione pubblica. Lo stesso vale per l’incontro tenutosi a Berna il 19 febbraio 2026. Tutte le parti hanno avuto l’opportunità di sollevare e discutere le questioni di loro interesse».
La Svizzera, del resto, aveva già fatto trapelare la sua sorpresa per le pressioni politiche arrivate dal governo italiano: «Da noi vige la separazione dei poteri, le indagini spettano alla magistratura» aveva detto il presidente della Confederazione Guy Parmelin.
La collaborazione giudiziaria tra Italia e Svizzera è regolata da un accordo varato nel 1998 e perfezionato tre anni dopo: prevede rogatorie, scambio di atti giudiziari e appunto l’istituzione di squadre investigative congiunte, con particolare riguardo all’accertamento di reati transnazionali (criminalità organizzata, riciclaggio, reati fiscali e finanziari).
27 febbraio 2026 ( modifica il 27 febbraio 2026 | 10:44)
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