Da giorni si discute, con un occhio all’andamento dei mercati, dell’enorme successo di un rapporto sugli effetti futuri delle applicazioni di intelligenza artificiale (Ai). Si tratta del lavoro di Citrini Research, società di analisi e consulenza, apparso su Substack, e intitolato The 2028 Global intelligence crisis. Originale la formula, più letteraria che scenaristica con numeri e tabelle. Perché dall’ipotetica crisi che potrebbe accadere tra due anni, nel giugno del ‘28, si torna indietro per cercare di individuarne le cause.
In estrema sintesi, la tesi di fondo è che una crisi globale potrebbe essere innescata dal settore dell’economia dei servizi alle aziende (Software as a service). Nel senso che gli straordinari progressi dell’Ai consentiranno alle imprese, attraverso gli Agenti artificiali, di fare in proprio sostituendo del tutto i fornitori. A questi ultimi non servirà offrire nemmeno sconti generosissimi. Saranno tagliati fuori. I programmatori finiranno a fare gli autisti di Uber. Un esempio più popolare è quello della pizza ordinata su una piattaforma. Il nostro Agente Ai (quando lo avremo chissà come lo chiameremo e se ci rispetterà) si metterà in contatto con il suo omologo del ristorante e tratterà un prezzo inferiore. L’intermediario, oggi floride multinazionali della Rete, andrà in fuorigioco.
Nella sua newsletter Appunti, Stefano Feltri affronta anche i prevedibili effetti sociali di una corsa spasmodica agli investimenti in data center e applicazioni di Intelligenza artificiale. Una parte dei cosiddetti «colletti bianchi» appare sicura che con l’Ai avrà ruoli maggiori e retribuzioni generose, grazie ai maggiori profitti delle imprese. Ma, nello stesso tempo, sta costruendo, forse inconsapevolmente, le basi della propria disoccupazione futura. Come osserva Alessandro Fugnoli, in un’altra newsletter (“Il Rosso e il Nero”), l’originalità e il pregio del racconto distopico è quello di sfatare un po’ il mito dei guadagni di produttività che riducendo i prezzi aumenteranno gli utili. L’Ai non premierà sempre i protagonisti dell’innovazione. Qualcuno lavorerà per perdere il posto più in fretta possibile. Ma, naturalmente, speriamo che sia solo fanteconomia.
27 febbraio 2026
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