Bianca Balti torna all’Ariston come co-conduttrice della serata dei duetti e delle cover di Sanremo 2026. Un ritorno che, per lei, ha un peso diverso rispetto allo scorso anno. Allora era salita su quel palco in un momento delicatissimo della sua vita, subito dover aver finito la chemioterapia per un tumore ovarico al terzo stadio, diagnosticato a settembre 2024.
Oggi sta meglio, ha finito le cure, sono ricresciuti i capelli, e torna con una consapevolezza nuova: «È un’emozione grandissima tornare qui. A me di solito le feste non piacciono, ma quella di stasera sarà per me una grande festa». Ma il Festival, per lei, è anche un luogo in cui il dolore può trovare spazio: «Effettivamente quest’ultimo anno è stato l’anno più duro della mia vita, dopo la fine della chemio, perché ho dovuto elaborare il lutto di quella donna spensierata che ero e che non tornerà più, di quella donna che non aveva una cicatrice». E ancora: «Di solito tutti quando vedono che ricrescono i capelli tutti pensano che stai bene, invece ne sto uscendo adesso dopo un anno dalla fine delle cure, piano piano. È il lutto di una vita e di una spensieratezza che non tornerà più».
Parla con lucidità, senza retorica. Lo scorso anno aveva scelto un’altra strada: «L’anno scorso non volevo parlare della malattia, volevo tornare alla normalità a tutti i costi. Ora voglio parlarne. L’anno scorso avevo paura: cosa succederà ora?». La Bianca Balti che sale oggi sul palco, dice, è «di sicuro molto simile», ma qualcosa è cambiato: «Sono entusiasta di aver ricevuto un regalo così. L’anno scorso era il regalo più bello che potessi ricevere».
Questa volta, però, sente anche una responsabilità. «Sento responsabilità per le persone che sono venute a dirmi cosa ha significato per loro la mia presenza l’anno scorso. Sento un po’ la responsabilità per chi è malato di tumore e fa i conti con la malattia». A sostenerla in quest’ultimo anno, racconta, è stata una rete di donne. «Lo sto superando grazie alla comunità di donne grandissime che ho accanto a me. La chiave è la comunità e la sorellanza. Ho avuto la fortuna di creare un gruppo veramente reale e grande. Ci supportiamo a vicenda, sapendo che condividiamo la stessa esperienza. Questa malattia che sto vivendo mi sta facendo capire che è importante sapere che non sei l’unica. La mente aiuta davvero a curare».