Il punto sui temi di attualità, ogni lunedì
Iscriviti e ricevi le notizie via email
Un atto intimidatorio, una provocazione, un’azione di spionaggio. Non è ancora chiaro quali fossero le intenzione del drone, con tutta probabilità russo, che ieri, giovedì 26 febbraio, ha avvicinato la portaerei francese Charles de Gaulle ormeggiata nel porto di Malmö. Il velivolo senza pilota è stato prima avvistato e poi neutralizzato dalle forze svedesi. Ma da dove è partito il drone? Secondo il ministro della Difesa svedese Pål Jonson ci sono pochi dubbi: «È probabile che ci sia stata una violazione dello spazio aereo svedese da parte di un drone. Ciò è avvenuto mentre una nave militare russa si trovava nell’Øresund e nelle acque territoriali svedesi». E proprio nell’Øresund, o comunque nelle vicinanze a distanza di “tiro”, sono segnalate almeno sei navi russe (o presunte tali, ricordando le false bandiere con cui opera la flotta ombra di Putin).
APPROFONDIMENTI
Le sei (o sette) navi della flotta ombra russa
La «Lider», ad esempio, già sanzionata per il trasporto di petrolio greggio o prodotti petroliferi di origine russa o esportati dalla Russia, accusata di aver adottato pratiche di navigazione irregolari e ad alto rischio. La «Anatoly Kolodkin», una petroliera costruita nel 2013 che naviga attualmente sotto bandiera della Russia. La «Barents», una nave cisterna progettata per il trasporto sicuro e separato di carichi liquidi alla rinfusa, specificamente oli minerali (petrolio greggio o prodotti raffinati) e sostanze chimiche. La «Alara», una nave mercantile progettata per trasportare merci solide alla rinfusa (non confezionate, sfuse) in grandi stive, come minerali, carbone, cereali, cemento e legname, e costruita nel 2015 che naviga attualmente sotto bandiera della Russia. La «Vostochny Prospect», altra petroliera della flotta ombra di Mosca. Poi la «Tendua», petroliera costruita nel 2006 che naviga attualmente sotto (falsa) bandiera della Sierra Leone. Infine la «Sparta IV», che ormai in Italia conosciamo benissimo per le sue manovre “a dondolo” e lo stazionamento per circa cinque giorni di fronte alle coste orientali della Sardegna. Proprio grazie all’esperienza di quest’ultima, che è ormai prossima all’arrivo a Kaliningrad dove si sospetta possa consegnare un carico di armi proveniente dalla Siria, è possibile ricollegare come avvengono questi trasferimenti marittimi. Spesso infatti queste petroliere, perlopiù fatiscenti, sono scortate da navi militari della marina russa che navigano il più delle volte con il trasponder spento per nascondere il loro segnale AIS e la loro posizione precisa, costringendo forze della Nato a muoversi in prima persona per una conferma visiva e un atto di deterrenza.
La minaccia del drone alla de Gaulle
Tornando alla Charles de Gaulle, è la prima volta in almeno 25 anni il fiore all’occhiello della marina francese fa visita la regione baltica.
Attualmente sta facendo scalo a Malmö per partecipare a diverse esercitazioni Nato in programma nella prima metà del 2026. Test stanno diventando sempre più frequenti, soprattutto alla luce della minaccia russa. Il drone è stato avvistato da una nave della Marina svedese durante un pattugliamento marittimo. Le forze armate hanno quindi deciso di neutralizzarlo, bloccandolo grazie a un sistema di guerra elettronica mentre era in allontanamento, ormai a circa 7 miglia nautiche (quasi 13 chilometri) dalla portaerei de Gaulle. «Il sistema svedese ha funzionato perfettamente e non ha interrotto le operazioni a bordo», ha dichiarato all’Afp il colonnello Guillaume Vernet, portavoce dello Stato Maggiore francese. «Il gruppo aeronavale è dotato di dispositivi di protezione propri, ma quando entra nelle acque sovrane di un partner, come in questo caso, si sottomette alla protezione del paese ospitante», ha spiegato il colonnello Vernet.
Un drone bloccato subisce l’interruzione delle comunicazioni con l’operatore o viene privato dei suoi strumenti di navigazione attraverso l’uso di tecniche di guerra elettronica. Una volta neutralizzato, il drone può cadere, tentare di atterrare, proseguire su una traiettoria rettilinea, librarsi in aria o tentare di tornare al punto di partenza. In questo caso specifico, il drone non può essere più recuperato.
Le provocazioni russe all’Europa (e alla Nato)
Al momento è difficile confermare con certezza le intenzioni del drone, ma questo incidente viene già interpretato come una minaccia intimidatoria, sia nei confronti del gruppo aeronavale francese, sia nei confronti della Svezia, nuovo alleato della Nato dall’inizio della guerra in Ucraina. E l’attenzione si è rapidamente spostata sulla Russia, in seguito ai ripetuti sorvoli di velivoli riconducibili a Mosca osservati per diversi mesi in tutta Europa e nella regione baltica. I droni sono stati avvistati numerose volte nello spazio aereo danese, in particolare sopra la più grande base militare del Paese. In Irlanda, durante la visita del presidente ucraino Zelensky, diversi droni hanno seguito il suo velivolo. Anche il traffico aereo a Copenaghen, Oslo e Bruxelles è stato interrotto a causa della comparsa di aerei senza pilota associati alla Russia. In Francia, lo scorso dicembre, la base navale di Île Longue, sede dei sottomarini lanciamissili balistici nucleari francesi, è stata sorvolata da droni.
La de Gaulle perde petrolio
Infine un dettaglio di contorno, sicuramente non legato alla minaccia dei droni. La portaerei Charles de Gaulle starebbe perdendo petrolio all’interno del porto di Malmö. «Abbiamo avviato un’indagine preliminare sui reati ambientali», ha affermato a Svt Karin Cars, responsabile delle comunicazioni della Guardia Costiera. «Non è chiaro da dove provenga la fuoriuscita. Ci sono anche altre navi nel porto petrolifero. Stiamo ora scoprendo da dove proviene il petrolio e prelevando campioni di petrolio». L’allarme per la fuoriuscita di petrolio è arrivato ai soccorsi alle 14 di ieri e il personale sta valutando quali siano le misure appropriate. Non è chiaro quanto sia grande la fuoriuscita ma, al momento, la perdita è rimasta all’interno del bacino portuale. Oltre alle minacce, la beffa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA