di
Massimo Gaggi
Dalla malattia del padre alle scoperte nel campo dell’intelligenza artificiale, dalla rottura con OpenAi alla nascita dei Claude e Anthropic: l’«accelerazionista con la coscienza» che chiede limiti per la tecnologia
La drammatica resa dei conti tra il Pentagono, l’organizzazione bellica più potente del Pianeta, e Anthropic, la start up che ha sviluppato il modello di intelligenza artificiale più efficace per gli usi professionali e anche militari, potrebbe essere liquidata come l’impuntatura di un genio tecnologico con tratti di misantropia, per anni tutto dedito alla costruzione di tecnologie straordinarie: il passo falso di un personaggio che pensa di poter fare la storia imponendo limiti al governo di Washington seguendo suoi astratti principi.
Vittima di un protagonismo che, prima o poi, contagia tutti i geni della tecnologia sui quali si accedono i riflettori del mondo. Ma c’è un modo più profondo e anche drammatico di raccontare la storia di Dario Amodei, ora giunta a un epilogo da tragedia shakespeariana: quella di un tecnologo che sta costruendo un’intelligenza artificiale della quale vede i rischi enormi, ma non riesce a fermarsi.
Anzi va avanti a tappe forzate, convinto che sia impossibile arrestare il progresso tecnico, ma al tempo stesso cerca disperatamente di mettere in guardia la società e i suoi responsabili politici dei pericoli che l’umanità sta correndo. Cerca di costruire all’interno dei suoi sistemi meccanismi di sicurezza, invoca regole. E, se il governo non mette i necessari guard rail, prova a fissarne qualcuno lui.
Il film della vita di questo ricercatore di origine italiana è punteggiato dai fatti che spiegano la contraddizione con la quale Amodei fa i conti da anni. Dario, 44 anni, è nato a San Francisco, figlio di Riccardo Amodei, un artigiano della lavorazione della pelle venuto da Massa Marittima, in Toscana e di Elena Engel, ebrea americana.
Il ragazzo riceve un’educazione severa, gli viene istillata l’etica delle responsabilità personali. Si appassiona alla fisica, studia a Caltech, poi Stanford. Consegue lauree anche in biofisica, dottorati, fa anche studi di medicina, spinto da un dramma familiare: una rara malattia che ha colpito il padre. Nel 2006 perde quella battaglia. Poco tempo dopo il male che ha ucciso Riccardo diventa curabile: una ricerca più veloce lo avrebbe salvato.
Da quel momento Dario, che è già un genio matematico e della computer science, si convince che quella del progresso tecnologico deve essere una corsa a perdifiato: la scienza non può essere solo osservazione, deve essere urgenza. Lavora per un anno per la cinese Baidu, poi passa a Google Brain. Infine approda ad OpenAI dove diventa vicepresidente per la ricerca. Lì guida lo sviluppo di GPT-2 e GPT-3, precursori di ChatGPT.
È uno dei padri della tecnica che ha rivoluzionato l’addestramento dei modelli linguistici aprendo la strada allo straordinario potenziamento dell’intelligenza artificiale che stiamo vivendo da più di tre anni. Ma qualcosa si è rotto nel rapporto con Sam Altman.
Amodei è un accelerazionista ma ha anche una forte coscienza etica. Ritiene che quei principi, sui quali si basa anche OpenAI, nata come laboratorio di ricerca con finalità filantropiche, stiano finendo nelle retrovie, anche se Altman, il capoazienda, ogni tanto li sbandiera. Nel 2021 Dario lascia OpenAI con la sorella Daniela e altri cinque ricercatori: rompe sulle questioni che l’anno dopo spingeranno altri capi e consiglieri di OpenAI, animati dalle stesse preoccupazioni etiche, a estromettere dall’azienda Altman, accusato di averle abbandonate per abbracciare una logica puramente commerciale.
Un golpe che avrà vita breve: dopo 5 giorni a Sam verrà restituito il ruolo di amministratore delegato. Intanto Dario e i suoi creano Anthropic dandole la struttura della public benefit corporation: un tipo di società che per statuto deve affiancare a quello del profitto l’obiettivo di dare contributi importanti alla società civile. Il successo tecnologico arriva rapidamente: Anthropic sforna, uno dopo l’altro, modelli di Claude sempre più potenti.
Dario si rende conto che l’umanità non è pronta a gestire simili tecnologie anche perché a volte questi sistemi fanno cose impreviste, pericolose che creano grande allarme anche tra gli scienziati.
Amodei, man mano che vanta i suoi successi, avverte anche dei rischi che stanno emergendo. Ad esempio, presentando Claude 4, racconta che il modello ha tentato di ricattare l’ingegnere che lo gestiva per evitare di essere disattivato durante i test. Da allora, il capo di Anthropic ha cercato con sempre più impegno, ma non trovando sempre ascoltatori attenti, soprattutto nei parlamenti e nei governi, di denunciare i pericoli della tecnologia che lui stesso stava costruendo. Pericoli esistenza, ma anche pericoli per la democrazia attraverso la sorveglianza di massa e il disagio sociale che può essere provocato da macchine in grado di sostituire in modo massiccio il lavoro umano.
In vari saggi e in conferenze in giro per il mondo Amodei avverte che nei prossimi anni probabilmente scompariranno la metà dei posti di lavoro dei «colletti bianchi». Alcuni lo trattano da profeta di sventura. Altri capiscono ma non sanno cosa fare. Difendere i valori etici nel mezzo delle battaglie commerciali è stato per lui molto difficile, anche perché i suoi concorrenti (Google, Meta-Facebook e altri), partiti anche loro da obiettivi di tipo morale, hanno poi finito per abbracciare le logiche senza scrupoli della finanza di Wall Street.
Fino all’epilogo dello scontro col Pentagono quando la disputa è passata dal piano commerciale a quello militare, della sicurezza nazionale. E anche dell’uso democratico delle tecnologie di sorveglianza dei cittadini.
27 febbraio 2026 ( modifica il 27 febbraio 2026 | 14:15)
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