di
Nicole Orlando
La cantante torna a Sanremo, dopo il successo da esordiente con “Eco”, per affiancare Nayt nella serata delle cover di Sanremo 2026
E sono due. La prima volta, lo scorso anno, è salita sul palco di Sanremo da
protagonista. Con un brano intimo, “Eco”, dedicato al fratello, e un’estetica
precisa – chitarra elettrica, capelli lunghi e attitudine indipendente ma con
un’eleganza firmata Chanel – che l’ha resa immediatamente riconoscibile. E
apprezzata. Joan Thiele non era tra i nomi popolari del cast né tra i favoriti
annunciati, ma è riuscita a ritagliarsi uno spazio dentro e soprattutto fuori la classifica di Sanremo, dove è arrivata ventesima.
Questa volta sul palco dell’Ariston tornerà come ospite: duetterà con Nayt nella serata delle cover venerdì 27 febbraio. Il rapper romano (al debutto sul palco dell’Ariston con il brano “Prima che”) e la cantautrice gardesana porteranno la loro versione di “La canzone dell’amore perduto” di Fabrizio De André.
La scaletta della serata duetti e cover
Joan Thiele, le collaborazioni e il David di Donatello
Al Festival di Sanremo Joan Thiele è arrivata da outsider ma dopo una lunga
gavetta e importanti riconoscimenti. Nel 2016 ha pubblicato il primo singolo, “Save me”, e nel 2018 il primo album, “Tango”, seguito dall’ep “Operazione Oro” (2020), quindi la raccolta “Atti” (2022) e l’album “Joanita” (2025). Nel 2023 ha vinto il David di Donatello per la migliore canzone originale con “Proiettili”, brano del film “Ti mangio il cuore” (con Elodie). Numerose le collaborazioni artistiche, da Myss Keta a Elisa e Elodie, Colapesce e Dimartino, Mace e Venerus fino a Frah Quintale, amico (e come lei bresciano) con cui ha duettato a Sanremo 2025 con il brano di Gino Paoli
“Che cosa c’è”.
Joan Thiele, l’origine del nome
All’anagrafe Alessandra Joan Thiele, nata a Desenzano del Garda nel 1991
da madre italiana (originaria di Napoli) e padre della Svizzera francese con
origini colombiane, la cantautrice ha un percorso che contribuisce a spiegare il suono “di confine” della sua musica, tra pop, r&b e jazz. Ha vissuto con la famiglia in Colombia fino ai 6 anni, poi è tornata sul Garda passando anche da Corsico e Milano. Dopo il diploma ha vissuto a Londra quindi è tornata in Italia, in una traiettoria fatta di spostamenti che ha profondamente influenzato, come lei stessa ha raccontato in un’intervista al Corriere, la sua produzione musicale: «Viaggiare tanto durante la mia infanzia mi ha permesso di assorbire idee, sensazioni ed emozioni diverse. L’Italia e la Colombia sono mondi diversi, ma mi sento me stessa sia qui che là».
E se “Joan” ha lasciato “Alessandra” sullo sfondo, la scelta ha una motivazione personale: Joan richiama il nome del nonno Juan e, ha raccontato la cantautrice, “lo sento più mio”. Rappresenta poi, ha spiegato in un’intervista a Domani, “la parte più libera, più fanciullesca di me, che mi dà la forza di essere più diretta nei testi”: una sorta di “filtro” dal sapore internazionale, che sintetizza una forte impronta multiculturale coltivata tra il Garda e la Colombia. Ed è un caso, o forse destino, che alcune delle sue artiste di riferimento – Joan Baez, Joan As Police Woman – condividano, con lei, quello stesso nome.
Vai a tutte le notizie di Brescia
Iscriviti alla newsletter di Corriere Brescia
27 febbraio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA