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Daniele Sparisci

Niccolò Perico nel programma junior della Mercedes a 11 anni come Antonelli. Ha insegnato a Jack Wolff la guida sui kart, il papà Alessandro: «Lo portavo ad allenarsi su neve e ghiaccio con una macchina modificata»

A 3 anni e mezzo andava su un go-kart legato a una corda attaccata al mezzo del padre. A 6 guidava una Mitsubishi Lancer Evo 6, un bolide da rally, con pedali adattati all’altezza: derapate e salti sullo sterrato. Da non credere. Niccolò Perico oggi ha 11 anni, capelli biondi più corti, e colleziona vittorie e trofei sui kart, di lui si parla come di un talento fuori dal comune. Al punto che la Mercedes lo ha messo sotto contratto per il programma junior, come aveva fatto con Antonelli.

Toto Wolff che lo ha scelto come coach driver del figlio Jack (kartista, classe 2017), punta su un altro italiano. Chissà che non abbia trovato il nuovo Kimi. Il papà Alessandro Perico, ex pilota con successi importanti nei rally italiani, ha «addestrato» Niccolò alla guida in qualunque condizione: «A 6 anni andavamo a Livigno a girare sul ghiaccio, e poi da altre parti con pioggia, neve, fango. In macchina fa numeri speciali, non ci credo neanche io a volte. Sembra un film: gli avevo costruito una pedaliera speciale e doppi comandi, gli stavo accanto nel caso sbagliasse. Ma sempre all’interno di circuiti chiusi, in piena sicurezza, per fare allenamento».



















































Niccolò ha avuto un’infanzia diversa da altri bambini, si è fatto le ossa nei Paesi Baltici dove ha potuto iniziare a correre prima che in Italia: «Siamo andati in Lituania, Lettonia, Estonia — aggiunge Alessandro — l’ho accompagnato all’inizio; poi è rimasto un mese insieme a un ex pilota che lo seguiva in tutto, vivevano in una casa di legno in mezzo alla foresta. Si è sempre divertito, non l’ho mai forzato. E la mamma è sempre stata d’accordo».

Niccolò viene dalla bergamasca, Scanzorosciate, il papà si è fatto da solo: lavorava in un’officina, di giorno riparava le macchine stradali, alla sera preparava quelle da corsa. Professionista dei rally fino al 2017, oggi ha una squadra corse e fa il collaudatore di gomme: «A casa l’unica passione era il calcio: ho fatto tutta la gavetta nei motori, da solo e senza un euro».
Niccolò spera di seguire le orme di Verstappen e Antonelli, baby fenomeni capaci di bruciare le tappe; è stato affidato a Dino Chiesa, talent scout di Hamilton e Rosberg, un guru dei kart. Ed è stato scelto direttamente da Wolff, capo e azionista della Mercedes F1. «Abbiamo cominciato dando una mano al figlio di Toto, Jack, un sacco di lavoro insieme, poi è nata anche l’amicizia. Ma Niccolò, da coach driver, era già sotto contratto con la Prema e due anni fa era stato cercato dalla Red Bull. Ma abbiamo detto no perché lì se ne bruciano tanti. Alla fine lo ha voluto la Mercedes e lo ha liberato».

Alessandro, parlando del figlio, sa quanto è importante usare i freni: «Non abbiamo fatto ancora nulla, dobbiamo continuare a lavorare sodo come sempre. Lui è tranquillo, ha una gran testa: si diverte e si applica, dopo aver guidato riempie faldoni di appunti tecnici e riguarda i video suoi e degli avversari». Niccolò frequenta la prima media, quando è fuori per le corse studia con la didattica a distanza. È tifoso di Sinner, gioca a tennis e a padel, ha già capito a chi vuole assomigliare. Un volante al posto della racchetta. 

27 febbraio 2026 ( modifica il 27 febbraio 2026 | 11:22)