di
Daniela Polizzi
Per chiudere il riassetto ci vorrà tempo, serve un negoziato. Ai valori di mercato le quote dei fratelli Luca e Paola nella holding che controlla Essilux varrebbero 14-15 miliardi ma la transazione sarebbe su cifre più basse
Ci vorrà ancora tempo prima che gli otto azionisti che si dividono il 12,5% di Delfin trovino un accordo per impostare un nuovo assetto e una nuova governance a quasi quattro anni dalla scomparsa del fondatore di Luxottica, Leonardo Del Vecchio. Leonardo Maria Del Vecchio, quarto figlio del fondatore di Luxottica, è chief of strategy officer del colosso Essilorluxottica e presidente di Ray Ban. Il giovane imprenditore — che investe con la sua LMDV capital — ha inviato alla cassaforte Delfin la proposta di rilevare il 12,5% a testa dei fratelli Luca e Paola, esercitando la prelazione, come previsto dallo statuto.
La mossa
È l’ultima iniziativa tra i membri della dinastia che con annunci tattici cerca di cambiare gli equilibri. Il quadro è quello di una partita a scacchi.
Leonardo Maria Del Vecchio «ha la volontà forte di sbloccare una situazione che si protrae da tre anni e vuole far rispettare le volontà del padre», hanno fatto sapere fonti vicine al giovane socio, l’unico tra gli eredi a essere impegnato in Essilux, controllata con il 32,2% da Delfin, senza dubbio l’asset industriale più prezioso che in Borsa capitalizza 110 miliardi.
L’iniziativa è stata presa da Leonardo Maria Del Vecchio dopo che Luca e Paola avevano chiesto di trasferire le loro partecipazioni ciascuno in una holding personale per gestire meglio la loro tesoreria, come avviene nelle holding delle grandi dinastie. Anche il fratello Rocco Basilico in autunno aveva sottoposto all’assemblea di Delfin di spostare solo una piccola quota dello 0,4% in capo a una holding personale, in modo da mantenere sempre il 12%, la partecipazione minima che consente di mantenere il diritto di veto.
Anche la sorella più grande Marisa, ha inoltrato a Delfin una proposta analoga a quella di Leonardo Maria. Sono i due fratelli che hanno sempre difeso il lascito del padre di lasciare le regole in famiglia così come le aveva scritte. Possono essere alleati? Sicuramente sul fronte della difesa degli assetti e della governance.
Beneficio d’inventario
Tutto è iniziato con l’accettazione del testamento con beneficio di inventario da parte degli altri fratelli Luca, Clemente e Paola che ha acceso le conflittualità e congelato gli ultimi capitoli della successione. Ora la proposta di Leonardo Maria, che non è ancora stata notificata agli altri soci, tenta di nuovo di muovere le acque, invitando a una soluzione.
Il tema sono i valori in gioco. Le quote di Luca e Paola (che pesano per il 25% di Delfin) ai valori di mercato delle partecipate (da Essilux a Covivio fino alle partecipazioni in Monte dei Paschi, Generali e Unicredit) varrebbero tra 14 e 15 miliardi. Anche se, secondo fonti, la transazione tra soci avverrebbe a valori più bassi, probabilmente con lo sconto che in genere viene applicato alle holding (attorno al 20%) e sarebbero comunque frutto di un negoziato. Se i soci, in modo unitario come richiesto dallo statuto Delfin, approvassero l’operazione, la cassaforte si ritroverebbe con sei soci, magari più accumunati da un sentire comune.
Tribunali e prezzi
La partita è ancora totalmente aperta. I soci che vorrebbero trasferire le loro quote (ad altri azionisti o a holding personali) si sono rivolti al Tribunale di Lussemburgo a novembre per fissare un prezzo per il trasferimento delle azioni. Da quella data, il Tribunale aveva 90 giorni. Ma sulla scadenza Marisa ha chiesto un’ulteriore proroga. E così tutto resta cristallizzato. Da quanto emerge, ora potrebbe essere convocata un’assemblea di Delfin a stretto giro. Non arriva alcuna conferma ma al centro dell’assemblea ci potrebbe essere il tema dei dividendi che restano anch’essi bloccati al 10% dell’utile secondo lo statuto, in mancanza di accordo. Anche se ora, secondo quanto emerge, sei eredi su otto potrebbero trovarsi d’accordo.
Gli assetti
Poi c’è il ruolo della stessa Delfin presieduta da Francesco Milleri che è anche al vertice di Essilux. La holding potrebbe, sempre secondo le regole, rilevare le quote, o parte di esse, di Luca e Paola e contribuire a sbloccare la situazione fornendo la liquidità necessaria. Obiettivo, stabilizzare gli assetti della holding che possiede asset di valore. Peraltro tutti quotati e i cui investitori, tra Italia, Francia e il resto del mondo, seguono da vicino la partita.
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27 febbraio 2026 ( modifica il 27 febbraio 2026 | 16:19)
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