Oggi la grande apertura del calendario fiammingo con l’Omloop Nieuwsblad, da Gand a Ninove: 9 Muri e 14 settori di pietre. VdP è al debutto in questa corsa: attenzione a Philipsen, Magnier e Girmay. L’Italia l’ha vinta cinque volte
Giornalista
28 febbraio – 07:51 – MILANO
Diciamolo subito: se amate il ciclismo e volete provare emozioni rare, diverse da quelle molto intense che si vivono sulle nostre montagne, dalle Alpi alle Dolomiti, prendete l’aereo e andate in Belgio. Provate a vivere un weekend a un palmo dai corridori, sentiteli respirare mentre affrontano i Muri in pavé, che sono come delle spade piantate nei muscoli. E poi l’atmosfera, il profumo di patatine fritte e cozze distribuite sotto i tendoni, le zone vip dove si pagano migliaia di euro per vivere giornate uniche.
idoli—
Tutto questo si vive oggi nelle Fiandre. C’è l’Omloop Nieuwsblad, la classica di apertura del calendario belga, edizione numero 81, e in una nazione che vive di ciclismo è un giorno di festa. Arrivano i campioni, arrivano gli idoli. Un mese dopo la conclusione della stagione del ciclocross, ecco la strada. Il Giro di Fiandre si correrà domenica 5 aprile, giorno di Pasqua, e quel giorno sulle strade ci saranno un milioni di tifosi. Oggi un antipasto, molto ricco.
giganti—
L’Omloop Nieuwsblad è l’erede della corsa di apertura belga che fino al 2008 si chiamava Het Volk. Qui Eddy Merckx, terzo nel 1966, ottenne il primo podio in una grande classica del Nord (dopo aver vinto la prima delle sue sette Sanremo); qui Roger De Vlaeminck centrò nel 1969 la sua prima gara da professionista, e poi il tris di Peter Van Petegem e la doppietta di Johan Museeuw, signori del Nord. In 80 edizioni le vittorie italiane sono state appena cinque: Franco Ballerini 1995, poco prima di centrare il trionfo nella Roubaix con il rivoluzionario telaio in carbonio di Ernesto Colnago; Michele Bartoli nel 2001, che chiuse il cerchio con l’unica corsa al Nord che non aveva ancora vinto; Filippo Pozzato nel 2007, l’anno dopo del trionfo a Sanremo, quando Freddy Maertens rimase incantato dalla sua pedalata, da come Pippo sfiorava, potente, il pavé; Luca Paolini nel 2013 e Davide Ballerini (comasco, nessuna parentela con Franco) nel 2021. Da Gand a Ninove, 207 chilometri. Nove Muri del Giro delle Fiandre, tra cui alcuni iconici come il Muur di Geraardsbergen a 16 km dall’arrivo, sul quale Bartoli e Museeuw hanno costruito i loro trionfi nella Ronde, e 14 settori di pavé. Un assaggio della battaglia. Perché ci sarà lui, Mathieu Van der Poel. Il fuoriclasse olandese ha chiuso la stagione del ciclocross con il record dell’ottavo titolo mondiale e ora aprirà quella su strada in Belgio, dove vive. Da un record all’altro: perché Van der Poel non ha mai corso l’Omloop Nieuwsblad: sembra strano, ma è proprio così. Assente per influenza il suo gemello Van Aert, ci saranno tutti gli altri big da classiche: Philipsen, Magnier, Pidcock, Girmay, Trentin, De Lie, Brennan, Wellens, Kung, Vermeersch, Withen Philipsen.
parla mathieu—
“Quando guardavo l’Omloop in televisione, mi dicevo che era un peccato non esserci”, ha spiegato subito Van der Poel. Il primo febbraio ha conquistato l’ottavo, storico, Mondiale di ciclocross, poi si è ritagliato un breve periodo di vacanza: “Ovviamente non perdi del tutto la condizione, ma a essere onesto ero un po’ dispiaciuto. Ho sempre detto che avrei voluto vedere come rispondeva il mio corpo dopo il primo periodo di allenamenti su strada, e adesso sento che il mio livello è abbastanza buono per correre l’Omloop. Ho sempre avuto in testa di correrla, e se fossi capace di vincerla sarebbe una bellissima corsa in più nel mio palmares. Fare un giorno di gara in più pensando alle prossime settimane non è mai una brutta cosa”. Giovedì VdP ha fatto la ricognizione del finale in compagnia dell’olimpionico Greg Van Avermaet: “Non c’è niente che mi abbia sorpreso, ma è stato un bene vedere di nuovo la sequenza delle salite. E’ una corsa dura, ma spesso resta chiusa perché è difficile fare grandi differenze. Il Muur (l’iconico Grammont di Geraardbergen, ndr) e il Bosberg sono importanti, ma se la corsa si deciderà lì domani, lo sapremo solo allora. La pressione non è per niente sulle mie spalle. Io parto in ogni corsa con ambizioni, ma con Philipsen e Groves abbiamo corridori che possono superare le salite e vincere allo sprint. E questo crea sicuramente delle opportunità tattiche per noi”.
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