Quasi 7.500 chilometri in due settimane attraverso le strade più difficili, tra guadi, sterrati e notti in tenda nella foresta


La storia della Porsche 911 Dakar che ha attraversato il Brasile con una famiglia in tenda sul tetto

La Porsche 911 Dakar: prodotta in soli 2.500 esemplari , abbina la trazione integrale ad un assetto rialzato di 5 centimetri

La Porsche 911 Dakar la conosciamo bene: sei cilindri biturbo di 3.0 litri derivato dalla 911 GTS con 480 cavalli, cambio automatico doppia frizione Pdk a otto rapporti, trazione integrale e, soprattutto, un look che celebra la voglia di avventura in fuoristrada. Dai passaruota allargati alle sospensioni rialzate di 5 cm (che possono arrivare anche a 8), fino alle protezioni sottoscocca e allo scenografico portapacchi con luci integrate. Una 911 sopra le righe che – ne siamo certi – pochi hanno utilizzato al meglio delle sue possibilità: non è invece il caso di questa famiglia brasiliana. Vi raccontiamo la sua storia.

3.500 km di avventura a bordo di una Porsche

Susele e Fredy Piotto Vogt sono una coppia di appassionati Porsche (ne hanno possedute addirittura 19) e hanno fatto qualcosa che per loro è perfettamente normale, ma per qualsiasi altro proprietario di 911 Dakar – un’auto da oltre 250.000 euro e prodotta in soli 2.500 esemplari – non lo è di certo. Hanno infatti partecipato alla 33a edizione del Rally dos Sertões, un’avventura off-road che si è guadagnata la reputazione di gara più dura del Sud America: 3.482 chilometri di natura selvaggia, affrontati con motociclette, quad e fuoristrada. In mezzo a loro, la 911 Dakar con livrea Rothmans, prima Porsche in assoluto a partecipare a questo rally e affiancata da un’altra Porsche della famiglia Piotto Vogt, una Cayenne che fungeva da veicolo d’appoggio.

La storia della Porsche 911 Dakar che ha attraversato il Brasile con una famiglia in tenda sul tetto

Tra andata e ritorno, quasi 7.500 km

Susele e Fredy si sono alternati tra i due veicoli, con il figlio João Pedro che ha potuto scegliere tra i due, senza gli assilli della classifica perché hanno scelto la categoria Expedition che permette di scegliere in autonomia il percorso parallelamente alla gara ufficiale. In ogni caso, il viaggio di questa famiglia brasiliana è iniziato con una lunghissima tappa di avvicinamento dalla loro città natale, Campo Largo, a Goiânia, a sud-ovest della capitale Brasilia, dove il rally è partito. Quasi 1.200 chilometri e, dopo aver tagliato il traguardo, il ritorno a casa per una distanza totale di 7.440 chilometri in due settimane.

La storia della Porsche 911 Dakar che ha attraversato il Brasile con una famiglia in tenda sul tetto

In tenda sul tetto

La passione per le auto scorre anche nelle vene di João Pedro, figlio quattordicenne che ha fatto da passeggero ma ha le idee molto chiare sul futuro: «Quando avrò 18 anni, sarò io a guidare». Per adesso si è dovuto accontentare di dormire nella tenda posizionata sul tetto della 911 Dakar nel cuore della natura selvaggia e incrociare gli sguardi curiosi degli abitanti delle sperdute zone attraversate dal rally. L’iconica sportiva tedesca, nella sua declinazione più votata alla vita outdoor, oltre ad essere stata la protagonista assoluta di questa edizione, si è anche dimostrata perfettamente all’altezza, non disdegnando di guadare fiumi e affrontare sentieri capaci di mettere alla prova anche i fuoristrada. Del resto la famiglia Piotto Vogt non è minimamente intenzionata a risparmiare la loro 911 Dakar, già testata con un viaggio fino a Praia do Cassino – con i suoi 220 chilometri, la spiaggia più lunga del mondo – e da lì a Chui in Uruguay,  per un totale di 2.600 chilometri.

«Uso la 911 ogni giorno: per fare la spesa, per andare al lavoro e a volte anche per trasportare materiali» ha dichiarato Fredy, che ha anche aggiunto una frase che fa a pugni con il credo dei collezionisti capaci di rinchiudere una sportiva in garage in attesa che si rivaluti. «Compriamo le auto per guidarle». Non serve aggiungere altro.



















































28 febbraio 2026