Il tempo che tradisce. Sole, pubblico in delirio e un match point da affrontare sulle labbra di Terence Atmane: così sembrava la scena al Mexican Open — fino al momento in cui il francese non ha potuto rispondere al servizio, non per un palleggio sbagliato, non per un ace di Miomir Kecmanović, ma per aver superato i secondi concessi tra un punto e l’altro.

Non è un refuso nevrotico da arbitro pignolo: è la nuova frontiera del tennis, dove il cronometro è diventato protagonista più di una volee vincente. E ieri, ad Acapulco, il tempo ha deciso il risultato invece di racchetta e gambe.