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Milano, il dopo Boeri in Triennale, l'architetto Mario Cucinella: «Un conclave per ripartire, Superare le cerchie note»
AArte e design

Milano, il dopo Boeri in Triennale, l’architetto Mario Cucinella: «Un conclave per ripartire, Superare le cerchie note»

  • 28 Febbraio 2026

di
Mario Cucinella

L’appello di Cucinella: Milano non si chiuda in un piccolo mondo

C’è una domanda che dovrebbe interrogarci su come decidiamo di vivere e di abitare lo spazio pubblico, specie a Milano, da sempre palestra e laboratorio nel riorganizzare il proprio spazio fisico e l’orizzonte simbolico. L’interrogativo non si impone soltanto sulla trasformazione materiale della città, quanto su un tema al confine tra teoria dell’architettura e architettura dell’istituzione: crediamo che il mondo sia grande o confidiamo che il mondo sia piccolo? L’attualità dell’immaginario di Milano con l’orizzonte fissato su Giochi Olimpici e Paralimpici invernali – esperienza di indubbia rilevanza che diventerà uno specchio nel quale la città dovrà confrontarsi con sé stessa – non è soltanto il racconto della splendida cornice di un enorme appuntamento sportivo. Diventare città olimpica è un fatto; restare città globale, traino e avanguardia, è un processo che può precedere o seguire quell’evento, ma non coincidere automaticamente con esso, a patto di non voler esserlo solo per la sua breve durata.

In questa temperie si inserisce il cambio al vertice della Triennale. Il mandato di Stefano Boeri si conclude per naturale non rinnovabilità; la nomina del successore è ministeriale ma – come accade per altri gioielli milanesi – i vertici dell’amministrazione locale dispongono di un diritto di veto. Non si tratta di un passaggio notarile, ma di un atto che richiede dialogo istituzionale e dibattito pubblico, in un contesto di igiene democratica. Un atto che mette alla prova la visione della città e i suoi gradi di apertura e maturità.



















































Il confronto pubblico si è però ridotto al classico totonomi tra carte jolly e il solito perimetro della continuità. La continuità diventa problematica quando si trasforma in automatismo, smettendo di interrogarsi sul contesto. E il contesto milanese non è stato neutro: l’inchiesta sull’edilizia ha segnato una cesura che è insieme fatto e simbolo. Ne è derivata una stagnazione nella quale Milano appare esitante, come se la propria energia progettuale si fosse temporaneamente contratta. È in una fase come questa che la Triennale assume un significato ulteriore. Questa istituzione è un giacimento di combustibili culturali che vive del lavorìo, del dialogo, dell’esposizione al confronto, dell’attrito produttivo tra visioni differenti. È il luogo nel quale tornare a disegnare il futuro di Milano, non a celebrare i fasti di un passato prossimo che rischia di non essere più un’età dell’oro alla quale aggrapparsi.

Se crediamo che il mondo sia grande, allora la Triennale deve configurarsi come piattaforma capace di attrarre talenti e idee che non appartengono tutti allo stesso ecosistema. Un trasformatore in grado di generare posizioni d’avanguardia. Un dispositivo trasparente che rifugga dalle soluzioni domestiche a basso consumo di fantasia. Se, al contrario, assumiamo che il mondo sia piccolo, sarà naturale restringere il campo entro cerchie note, riducendo l’orizzonte al già sperimentato. Da architetto, non considero questa scelta neutrale. Le istituzioni culturali sono punte attraverso le quali si disegna lo spazio che abitiamo. Un progetto implica rischio, apertura, responsabilità rispetto al tempo lungo. In un momento in cui Milano ridefinisce l’identità davanti allo specchio di Olimpia, la tentazione del ripiegamento sarebbe comprensibile, ma non giustificabile.

Più che limitarsi a un nome, sarebbe interessante aprire — a beneficio dell’indicazione ministeriale — una piattaforma di confronto strutturata e pubblica: un luogo nel quale far intervenire professionisti e studiosi chiamati a discutere il ruolo della Triennale nel prossimo decennio. Un conclave laico, tenuto insieme dalla necessità di aprire il campo alla novità, sottraendolo alla cristallizzazione. L’auspicio è attivare un dispositivo che possa rendere la Triennale un’avanguardia anche nei suoi aspetti istituzionali, evitando che, mentre ci proclamiamo grandi nel mondo, finiamo per organizzarci secondo la misura non di un mondo grande, ma di un piccolo mondo.

Chi è Mario Cucinella

Mario Cucinella, 65 anni, fondatore dello studio d’architetti Mca. Tra i progetti: il Museo d’Arte, Fondazione Luigi Rovati; il nuovo Polo delle urgenze al San Raffaele; i masterplan di Mind e Santa Giulia; poi SeiMilano a Bisceglie e le sedi Unipol e Coima in Porta Nuova. Premiato il suo padiglione Italia all’Expo di Osaka.


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28 febbraio 2026 ( modifica il 28 febbraio 2026 | 08:36)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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