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Redazione Economia
La soglia scende a tre immobili: obbligo di partita Iva e rischio sanzioni per oltre 3 milioni di statali e professionisti incompatibili con attività d’impresa. Ammessi i contratti part-time. La soglia dei 5 mila euro di ricavi
Dipendenti pubblici con contratto a tempo pieno. E numerosi professionisti: avvocati, commercialisti, notai. Tutti soggetti a un regime di incompatibilità con l’esercizio di attività imprenditoriali o commerciali. E dunque impossibilitati a svolgere, in forma imprenditoriale e con partita Iva, un’attività di affitti brevi quando gli immobili locati sono almeno tre. A essere coinvolte da questa stretta sono oltre tre milioni di persone.
Il limite dei 3 immobili
La legge di Bilancio 2026, intervenendo sulla disciplina fiscale delle locazioni brevi, ha ampliato in modo significativo l’ambito dell’attività considerata imprenditoriale: l’obbligo di aprire la partita Iva non scatta più al superamento dei cinque immobili affittati nell’anno, ma già dal terzo immobile. Un cambiamento che incide profondamente sia sul regime fiscale applicabile ai redditi sia sugli obblighi contabili. Ma l’impatto non si ferma qui: diverse categorie professionali non possono, per legge, esercitare attività d’impresa. Per loro, quindi, viene meno la possibilità di affiancare allo stipendio un’ulteriore fonte di reddito attraverso questa modalità, ricostruisce il Sole 24 Ore.
Ammessi i part-time
In prima linea ci sono i dipendenti pubblici a tempo pieno. La normativa prevede che solo chi ha un contratto part-time fino al 50% possa aprire una partita Iva e svolgere attività ulteriori fuori dall’orario di servizio, purché non in conflitto con le funzioni svolte nella Pubblica amministrazione. Chi è impiegato a tempo pieno, invece, non può intraprendere attività commerciali, salvo che si tratti di incarichi occasionali e preventivamente autorizzati.
La soglia dei 5mila euro
L’apertura di una partita Iva, con ricavi superiori alla soglia dei 5mila euro, configura invece un’attività commerciale a tutti gli effetti. Di conseguenza, il dipendente pubblico che affitti almeno tre immobili si espone, dalle nuove regole entrate in vigore da gennaio, al rischio di sanzioni disciplinari. Inoltre, chi entra nella Pa e già esercita un’attività di locazione breve oltre la soglia dei tre immobili è tenuto a dichiararla e a cessare la partita Iva. Il bacino potenzialmente interessato è vastissimo: i dipendenti pubblici a tempo pieno superano i 3,1 milioni, distribuiti tra università, sanità, enti locali e Regioni, amministrazioni centrali e altri comparti.
E non sono gli unici coinvolti.
Le incompatibilità per le professioni
La questione riguarda anche alcune categorie professionali soggette a regimi di incompatibilità, rendendo particolarmente complessa l’applicazione delle nuove disposizioni introdotte dalla manovra. Per gli avvocati c’è l’articolo 18 della legge n. 247 del 2012 secondo la quale la professione di avvocato è incompatibile «con l’esercizio di qualsiasi attività di impresa commerciale svolta in nome proprio o in nome o per conto altrui». Discorso simile per i commercialisti e i notai. L’articolo 2 della legge notarile dice esplicitamente che l’ufficio di notaio è incompatibile con l’impiego «di commerciante».
28 febbraio 2026
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