di
Monica Scozzafava
In pieno recupero il Napoli evita il pareggio. Segna Hojlund dopo 2′, pareggia Akpa Akpro al 65′ con un tiro deviato proprio dal norvegese. Poi all’ultimo respiro Lukaku realizza il vantaggio
Duecentottantuno giorni dopo: dal gol scudetto col Cagliari a quello che, ieri a Verona, «salva» il Napoli da una brutta prestazione e da un risultato che avrebbe frenato — e tanto — la corsa Champions. Romelu Lukaku, il gigante buono, il bomber (413 gol all’attivo) impiega 17’ per prendere la squadra per i capelli, evitarle il baratro. Segna all’ultimo secondo, all’ultima palla giocata dal Napoli nei 5’di recupero. Guarda il cielo. Toglie la maglia, abbraccia i compagni. Si rivolge a suo padre Roger, scomparso a settembre scorso all’età di 58 anni.
La perdita peggiore nel momento, forse, più difficile della sua carriera. Fuori per infortunio da agosto (lesione di alto grado al retto femorale), una riabilitazione difficile. Big Rom fa emozionare il mondo del pallone, a fine partita davanti alle telecamere non trattiene le lacrime. Le parole strozzate dalla commozione. Respira, recupera la dignità di uomo forte ma va d’istinto. Si mette a nudo, una rarità in questo ambiente: «Prima di arrivare a Napoli ero morto», è il suo modo di ringraziare Conte che ha creduto in lui, lo ha sempre aspettato e gli ha rinnovato la fiducia ogni volta. Anche adesso che non ha una condizione accettabile, per quello che è il suo livello, per quella che è stata la sua carriera. Eh, morto. Si allenava da solo in una palestra del centro sportivo di Cobham a Londra. Era uno scarto del Chelsea. Fu Conte a salvarlo, un anno e mezzo fa. E, allora, il destino gli riserva un’altra bella storia da raccontare: un gol disperato e felice.
«Sono stati mesi difficili, il calcio mi ha dato tanto e perdere mio padre come l’ho perso io è pesante. Vado avanti per i miei figli, per i miei fratelli e per Napoli che mi ha dato tanto», lascia il terreno di gioco. Va a prendersi l’abbraccio del suo mentore, Conte, il comandante di una nave che resta nel mare in tempesta — nonostante il terzo posto in classifica — con tante assenze e appena reduce da una delle peggiori prestazioni della stagione, almeno nel secondo tempo.
«Quest’annata mi resterà dentro per sempre — ammette Conte — per tutto quello che ci è capitato, per la forza che con i ragazzi troviamo tutte le volte. Umanamente e professionalmente è un arricchimento. Ci stiamo giocando il futuro, e stiamo tirando fuori anche quello che non abbiamo».
Già, il futuro. Antonio parla poco (prima delle partite ormai non lo fa più) ed è complicato decifrare dai suoi sguardi cosa sarà di lui a fine stagione. «Ho un contratto per un altro anno», la tattica resta sempre e comunque il suo forte. C’è una nave da portare in porto, il gol di Lukaku ha nascosto le difficoltà della squadra che dopo il gol lampo di Hojlund al secondo minuto di gara, non è stata in grado di capitalizzare quelle poche occasioni che è riuscita a costruirsi. Nel secondo tempo si è fatta da raggiungere da Akpa-Akpro su un corner anche abbastanza contestato.
Ma al di là delle decisioni arbitrali non condivise, il Napoli è sceso in campo col terrore di dover vincere a tutti i costi, sia pure contro il Verona ultimo in classifica. Ha smarrito presto le certezze, ha provato a gestire l’unico gol di vantaggio, si è perso dopo il pareggio e ha rischiato il baratro. Conte è consapevole che giocando così, non si andrà lontano. La qualificazione in Champions è la sostanza della stagione. Big Rom non ha dimenticato: il gol scudetto e quello che può essere di rinascita. In lacrime.
28 febbraio 2026 ( modifica il 28 febbraio 2026 | 21:35)
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