La premier: con la riforma vogliamo liberare i giudici. L’opposizione attacca e prepara l’evento del 18 marzo

«Sarebbe un peccato se non vincessero Sì. Ma invece penso che accadrà». È il pronostico di Giorgia Meloni, che torna a parlare di referendum, in un’intervista a Bloomberg. Mentre sul fronte opposto, quello del No, si mette a punto il calendario delle nuove iniziative, che si concluderanno il 18 marzo con tutti i comitati sul palco di piazza del Popolo: all’appuntamento, organizzato dal comitato Società civile per il No, sono attesi tutti i leader dei partiti del Campo largo, dalla dem Elly Schlein al 5 Stelle Giuseppe Conte, agli Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, oltre al leader della Cgil Maurizio Landini. Una strategia ancora solo tratteggiata e non definitiva. Per fare i conti con i malumori e le divisioni esplosi a sinistra. Non solo fra quanti sono tentati dal Sì alla riforma perché favorevoli alla separazione delle carriere. Il tema, in particolare nel Pd, si intreccia con l’arrivo di una proposta di riforma elettorale con liste bloccate che rimette nelle mani del leader la facoltà di scegliere chi sottoporre agli elettori e chi premiare per la fedeltà. Particolare che ha alimentato sospetti e nuovi veleni. Quindi, se sta davvero nascendo una fronda interna , è il ragionamento, meglio accogliere e rassicurare.

Intanto continuano gli attacchi alla riforma: «La destra vuole colpire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura», rincarano Bonelli e Fratoianni. Convinti che la vittoria del no «sarebbe una sconfitta del governo».



















































«Toni apocalittici ridicoli», minimizza Giorgia Meloni. «Veniamo accusati di voler controllare i giudici», dice la premier, mentre noi vogliamo liberarli» e «modernizzare» il Paese. E aggiunge: «Voglio un sistema della giustizia nel quale quando un giudice vale non ha bisogno di andare a chiedere il permesso alla corrente per fare carriera. Quindi, secondo me, è una grande occasione, perché o in Italia diciamo che va tutto bene nella giustizia, ma non l’ho mai sentito dire da nessuno, neanche da quelli che oggi stanno sostenendo il No. Oppure sarebbe un peccato se non vincesse il Sì». «La riforma pone le premesse per eliminare quello che è il vero male: la copertura correntizia», sostiene il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Mentre da Forza Italia Enrico Costa accusa Pd, M5s e Avs di chiedere «un voto» solo «secondo una logica di schieramento».
 
L’opposizione contrattacca. Il capogruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia, dichiara: «Quando Meloni liquida come “ridicoli” i toni di chi difende l’equilibrio tra i poteri, dimostra un’insofferenza verso controlli e contrappesi». E ancora: «La destra al governo non sente propria la Costituzione repubblicana».

Il comitato Società civile per il No, presieduto da Bachelet, intanto presenta un esposto all’Agcom denunciando «forti squilibri» a favore del Sì in questi ultimi giorni nei telegiornali serali. «Naturalmente si attendono i dati completi degli altri più importanti rilevatori Geca ed Osservatorio di Pavia per avere conferme o smentite». In attesa di questi, secondo i dati citati forniti dall’Osservatorio Coris-Murialdi, il politico più citato è il ministro Nordio (spazio di parola di «10 minuti in 4 giorni»).

28 febbraio 2026