Cheongun-dong è un quartiere (dong) situato nel distretto centrale di Jongno-gu a Seoul. Ha un’anima fondamentalmente residenziale, con strade popolate da abitazioni risalenti a differenti periodi storici, incluse case moderne del XX secolo. È ambientato qui il recente progetto residenziale di Hyoyoung Kim, architetto coreano interessato alle potenzialità espressive del confronto tra materiali e forme di epoche diverse. Un’esplorazione semantica intrapresa anche nell’intervento di ristrutturazione di una costruzione del 1987, trasformata, secondo Eunmi Chae, Editor-in-Chief di Elle Decor Korea, “in uno spazio contemporaneo di grande forza attraverso audaci contrasti di materiali e colore.
Courtesy of KHY Architects
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Piuttosto che cancellare il passato, il progetto abbraccia memoria e contesto, traducendoli in una narrazione architettonica distintiva”. L’architettura residenziale tradizionale coreana è rappresentata dall’Hanok, costruita principalmente in legno. Il mattone è stato introdotto in tempi relativamente recenti (durante il periodo coloniale giapponese), ma il vero boom è avvenuto tra gli anni ’70-’90, periodo in cui sono state realizzate moltissime villette unifamiliari in muratura. Ed è a uno di questi simboli dell’espansione urbana di Seoul che il progettista coreano ha applicato la sua pratica progettuale. Celebrando la differenza piuttosto che l’uniformità.
Courtesy of KHY Architects
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Partendo dalla memoria per poi introiettarla. Come fosse una specie di coscienza interiore, un puntello per procedere verso un nuovo capitolo di storia. Il mattone rosso delle facciate (la pelle dell’edificio) diventa substrato, sfondo neutro da riempire di presenze che reclamano la loro contemporaneità. La pensilina, la porta di ingresso, i tubolari dei corrimano, i pilastri cilindrici, i frame in vetrocemento (tutto rigorosamente colorato di rosso) anticipano l’intervento all’interno dell’abitazione.
Courtesy of KHY Architects
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Un essenziale involucro di legno, vivacizzato da inserti rossi e popolato dalle stesse colonne rosse presenti all’esterno, accoglie e declina i flussi di vita domestica, all’insegna di un rigore quasi razionalista. Il linguaggio è uniforme. Non ci sono interferenze. Tutto è disegnato su misura e realizzato con grande cura artigianale. Il balcone radica il progetto al paesaggio esterno: cattura le plastiche configurazioni dei pini e l’immanente presenza del Bugaksan, montagna storica situata nel centro di Seoul. Inquadra anche uno scultoreo oggetto circolare: un tributo allo spirito della madre del committente, rinomata artista delle “moon-jar, i grandi vasi in ceramica bianca, quasi perfettamente sferici, diventati uno dei simboli più poetici dell’arte coreana. È realizzato con i frammenti raccolti dal suo studio.
Courtesy of KHY Architects
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Architetto romano animato da una innata vocazione cosmopolita e da una sfrenata curiosità, considera il design la sua personale lente di ingrandimento per interpretare il flusso di cambiamenti sociali e culturali che attraversa il nuovo millennio. Alterna l’amore per la progettazione alla passione per il racconto, nella convinzione che la parola possa contribuire a sciogliere le intricate dinamiche del processo creativo. Interessato da sempre all’interior design e alle connessioni tra comunicazione e architettura, si occupa delle relazioni tra spazio e immagine, lavorando sull’intersezione tra moda, food, arte e interni.







