L’ultimo caso è quello di Raducanu, che ha lasciato Nike di fronte a un’offerta irrinunciabile di Uniqlo. Ma non è solo una questione di soldi

Impazza il tennismercato. Solo che, al posto dei club, ci sono le aziende di abbigliamento sportivo, che ormai si scambiano i testimonial come se fossero figurine. L’ultimo “trasferimento” riguarda Emma Raducanu, che ha lasciato Nike firmando un contratto da “global brand ambassador” con Uniqlo, del valore stimato attorno ai 3 milioni di euro annui. La 23enne britannica è numero 25 del mondo e non vince uno Slam dal 2021, quando si impose all’attenzione generale, a 18 anni e da numero 150 Wta, conquistando lo Us Open. Eppure è uno dei volti dal maggiore appeal commerciale, con una platea di 2,9 milioni di follower solo su Instagram. Il suo cambio di sponsor tecnico la dice lunga sul valore strategico che assumono le stelle (in campo o fuori) del tennis per gli stakeholder che gravitano nell’industria della racchetta. Non a caso, Raducanu promuoverà una linea di abbigliamento quotidiano, oltre a partecipare alla progettazione dei kit tecnici e alle attività comunitarie. D’altra parte, la britannica si è già associata a brand di primo piano come Dior, Tiffany & Co., British Airways ed Evian, con introiti commerciali da 10-12 milioni a stagione. Di madre cinese, gode di grande popolarità in Asia orientale. E proprio da quelle parti ha sede Uniqlo, gettonatissimo marchio di abbigliamento casual che ha compiuto rare incursioni nello sport, e nel tennis in particolare.