Ha fatto un film sul suo culto per Jimi Hendrix, si diletta a suonare la batteria in rock, lo vedi in mezzo al pubblico ai concerti degli Who o di qualche altro gigante del genere: tutto si immaginerebbe tranne un grado di separazione tra Carlo Verdone e il fresco vincitore del Festival Sal Da Vinci.
E invece c’è, ma non in una sala prove, bensi sul set di un film. Perché il napoletano, ancora sconosciuto, fu uno dei protagonisti di «Troppo Forte», nel 1985, la commedia in cui Carlo s’immaginava stuntman con Alberto Sordi come consigliori, insieme a una banda di ragazzotti motociclisti. In questa c’era un giovanissimo Sal, appena sedicenne.
Come decise di scritturarlo?
«Cercavo uno con una faccia da cattivo, ma che nel fondo dell’animo fosse buono. E doveva saper andare in motocicletta. Si presentò questo ragazzino, accompagnato dal padre: la produzione mi disse che era famoso».
Già, Mario Da Vinci, celebre cantante di sceneggiate a Napoli
« Sì, io non lo conoscevo allora, dopo però mi resi conto della sua fama, quando promuovendo il film, vidi dappertutto manifesti di concerti col suo nome scritto in grande».
Tornando al film, perché prese Sal?
«Fece due battute dal copione e vidi che aveva stoffa. Un ragazzo gentile, perbene e soprattutto preparatissimo. Fece almeno venti pose nel film, quindi una parte importante, anche se non si incrociò mai con Sordi. Avrei scommesso su di lui come attore».
E invece…
«E invece l’ho perso di vista, finché anni dopo non mi invitò a uno dei suoi musical. Ma per un motivo o per l’altro non ho mai potuto. Però non mi ha mai fatto mancare però i suoi saluti, tramite amici comuni napoletani».
Certo, uno non si immagina Sal Da Vinci tra gli ascolti di Verdone.
«Sì, è lontano dalle mie corde, propone un genere anni 50, melodico, retrò che più passatista non si può. Però, paradossalmente originale, suo. Ecco perché ha vinto».
Ce lo spieghi meglio
«Il problema di Sanremo è che chi va li si snatura, pensa di ingraziarsi il pubblico dicendo “ora faccio il brano per quella fascia o per quell’altra”. Sal è andato al Festival senza cambiare. Questo è arrivato alla gente e se lo merita. Pensate solo alla platea dell’Ariston, quando c’è stata un’ovazione. Stava cantando la loro musica».
Ma qualcuno le è piaciuto fino in fondo?
«No, non mi è arrivata nessuna canzone, non c’era un Lucio Corsi quest’anno, proprio per il motivo che ho detto. Non bisogna avere paura di essere sé stessi, Vasco arrivò ultimo e vedi che carriera che ha fatto».
Ecco Lucio, lei se lo era immaginato vincitore in «Vita da Carlo»
«Già, oramai si dice che porto fortuna. Feci un video promozionale per gli Stadio nell’edizione in cui trionfarono loro. Un grande della musica, non vi dirò chi è, mi ha detto: “L’anno prossimo prima di andare a Sanremo, passo a trovarti e ti tocco”».
1 marzo 2026 ( modifica il 1 marzo 2026 | 12:11)
© RIPRODUZIONE RISERVATA