Sotto tanti punti di vista, si tende a considerare Telegram una sorta di “porto sicuro”. É una convinzione comune, tanto tra i semplici utenti quanto tra i malintenzionati. Basti pensare alle tanta chat scoperte sfruttate come veicolo per azioni illegali.
Questo senso di sicurezza deriva principalmente dalla fama di questa app, ormai di fatto un social. Privacy e crittografia la fanno da padroni, o almeno dovrebbero. Proprio dove ci sentiamo più protetti, però, i criminali digitali hanno trovato un terreno di caccia ideale.
Il Consumer Security and Financial Crime Report 2025 di Revolut lo ha spiegato in maniera chiarissima. La fotografia che ne deriva è decisamente inquietante. Di seguito tutti i dettagli e a cosa sarebbe il caso di prestare assolutamente attenzione.
Perché Telegram attira i criminali
La piattaforma di Pavel Durov ha registrato un aumento delle frodi nate internamente del 233%, stando ai dati forniti da Revolut. Un’analisi che riguarda soltanto il 2025 e fa riferimento a una scala globale.
Un dato che trasforma Telegram non soltanto in uno strumento di comunicazione ma, di fatto, in una delle fonti di frodi a più rapida crescita in assoluto. Il motivo di questo boom risiede proprio nel DNA della piattaforma.
L’anonimato garantito e la crittografia avanzata sono un bene per la propria privacy ma, al tempo stesso, per quaslasi attività illecita. I truffatori possono così orchestrare dei piani, pur restando ben celati nell’ombra.
Secondo i dati, le frodi riconducibili a Telegram rappresentano ormai il 21% di tutte le segnalazioni ricevute da Revolut. Il fenomeno è tremendamente grave se si parla di lavoro. Ben il 58% di tutte le truffe occupazionali monitorate dalla fintech, infatti, ha origine proprio nelle chat di Telegram.
Si mira a colpire, ovviamente, chi è più vulnerabile. In questo caso chi è alla ricerca di opportunità. Si offre loro la prospettiva di guadagni facili o di posizioni fittizie, per poi sottrarre dati sensibili o denaro.
Italia maglia nera in Europa
Rivolgendo lo sguardo specificamente sull’Italia, il quadro si fa decisamente drammatico. Il nostro Paese, infatti, detiene un record tutt’altro che invidiabile. Il 34% delle truffe segnalate nel 2025 parte da Telegram. É la quota più alta di tutti i Paesi europei analizzati nel report.
Nelle nostre regioni il problema cardine è rappresentato dagli acquisti online. I truffatori continuano a trovare terreno fertile in questo ambito. Il 44% dei casi registrati riguarda infatti raggiri connessi a prodotti mai spediti o siti clonati. In poche parole: si va a caccia dell’affare a si resta fregati.
Telegram non è però l’unico colpevole in questo scenario. Per quanto la sua crescita sia la più rapida, infatti, le piattaforme di Meta, ovvero Facebook e Instagram, restano ancora il serbatoio principale delle frodi. I due social coprono il 44% delle segnalazioni globali.
Non dovrebbe sorprendere, poi, l’accelerazione di TikTok, considerando quanto sia ormai diffuso. I casi nati sul social cinese sono aumentati di 6 volte in un solo anno. Un chiaro segno di come i truffatori seguano con estrema precisione l’attenzione degli utenti.
Le pubblicità truffa
Un dato che deve far riflettere riguarda la monetizzazione di queste attività. Secondo una ricerca di Juniper Research citata nel rapporto, nel 2025 i social media in Europa hanno incassato circa 4,4 miliardi di euro da annunci pubblicitari collegati a contenuti fraudolenti.
Possiamo dunque parlare di un corto circuito economico, con le piattaforme che ottengono introiti elevati ospitando inserzioni che danneggiano i propri utenti e la propria immagine. Considerando la complessità del fenomeno, va da sé che si ha assoluto bisogno di un intervento normativo.