di
Fausta Chiesa
Chiuso lo Stretto di Hormuz, da cui transita il 50% del greggio commercializzato nel mondo. Il Brent è balzato del 10% a circa 80 dollari al barile negli scambi fuori mercato. Previsto in crescita anche il prezzo dell’oro
Un rialzo tra il 5 e il 15% del petrolio quando i mercati riapriranno (prima l’Asia, poi l’Europa e poi l’America) dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran. La guerra in Medio Oriente, che ha fermato le petroliere con i carichi dei Paesi del Golfo in un punto chiave – lo Stretto di Hormuz – si farà sentire anche sui mercati delle materie prime, non solo dell’energia. «Non sono preoccupato per nulla», ha dichiarato Donald Trump in un’intervista a Fox rispondendo alla domanda se fosse preoccupato per l’impatto dell’attacco sul prezzo del petrolio. I mercati, invece, lo sono. «Prevediamo un rally del petrolio dell’8% e dell’oro del 2,5 per cento» – commenta commenta Carlo De Luca, responsabile asset management di Gamma Capital Markets –. Lo stretto di Hormuz è fondamentale per i trasposti commerciali». E i passaggi nello Stretto di Hormuz si sono praticamente fermati domenica, mentre l’Iran ha continuato a lanciare missili verso i Paesi vicini. Sono almeno 150 le navi, tra cui petroliere e metaniere, che hanno gettato l’ancora nelle acque aperte del Golfo oltre lo Stretto di Hormuz, riporta Al Jazeera citando gli ultimi dati del trasporto marittimo elaborati sulla piattaforma Marine Traffic.
Il balzo del Brent
Il Brent è balzato il primo marzo, secondo giorno del conflitto, del 10% a circa 80 dollari al barile negli scambi fuori mercato, i cosiddetti Over-the-Counter (Otc) che avvengono direttamente tra due parti (come banche, produttori o grandi investitori) al di fuori dei canali regolamentati. Venerdì 27 febbraio il greggio scambiato a Londra aveva chiuso a poco meno di 73 dollari al barile, il massimo da luglio 2025, dopo essere già aumentato di oltre il 20% dall’inizio dell’anno, in parte in previsione di un attacco contro Teheran. Gli analisti avvertono che, se le interruzioni dovessero persistere, i prezzi potrebbero schizzare. Le stime di Barclays vedono il greggio volare tra gli 80 e i 100 dollari al barile in caso di interruzioni significative. Prima del nuovo conflitto, le previsioni per il 2026 erano orientate verso un eccesso di offerta con prezzi intorno ai 60 dollari.
Lo Stretto di Hormuz
«Dallo Stretto di Hormuz – spiega Salvatore Carollo, uno dei massimi esperti di commodities energetiche in Italia – passa il petrolio del Golfo, che sta sostituendo quello russo. Quindi quello esportato da Iran, Iraq, Emirati arabi uniti, Kuwait, Bahrein e Oman per un totale di circa 25 milioni di barili al giorno, pari a un quinto del greggio mondiale, ma quasi il 50% di quello commercializzato. Inoltre, anche il gas liquefatto del Qatar, pari circa a 80 milioni di tonnellate all’anno che vanno in Germania, Francia, Spagna e Italia – passa da lì». Maersk, la più grande compagnia di trasporto container al mondo, ha comunicato che interromperà fino a nuovo ordine il transito delle navi cargo per motivi di sicurezza, e la società di navigazione Msc ha sospeso tutte le prenotazioni per il trasporto di merci dirette in Medio Oriente.
Polizze assicurative più care
La partita che si gioca in quest’area, è dunque di primaria importanza economica e geopolitica. Sebbene l’Iran non abbia dichiarato una chiusura formale, i media statali e il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica hanno annunciato che il passaggio è «praticamente chiuso». Il volume delle spedizioni attraverso Hormuz è crollato del 70% nelle prime 24 ore dall’inizio dell’attacco congiunto Usa-Israele. I premi per il rischio di guerra per le navi che transitano nel Golfo sono aumentati vertiginosamente, spingendo molti armatori a sospendere i viaggi o a cercare «ripari sicuri».
L’Opec+
Sebbene l’Opec+ abbia concordato di aumentare la produzione
di 206 mila barili al giorno a partire da aprile, secondo gli analisti il petrolio aggiuntivo avrà uno scarso impatto sul mercato se dovessero continuare le interruzioni dovute all’escalation del conflitto. «Se il petrolio non può transitare attraverso Hormuz, ulteriori barili al giorno fanno ben poco per alleviare il mercato», ha detto Jorge Leon, analista di Rystad Energy. Per l’esperto, «in questo momento la logistica e il rischio di transito contano più degli obiettivi di produzione».
Il gas liquefatto dal Qatar
Ma dallo stretto di Hormuz non passa solo il greggio. Attraverso quel tratto di mare passano i cargo carichi di gas naturale liquefatto che vanno in Europa. Il Qatar è il secondo o terzo fornitore europeo, con gli import che stanno cambiando per la politica di export più aggressiva degli Usa, diventati primo fornitore per la Ue. L’Italia è il primo Paese europeo per volume di Gnl importato dal Qatar.
Se le forniture, sia di gas sia di greggio, dovessero interrompersi, la Cina sarebbe costretta a rifornirsi altrove, aumentando la domanda verso altre geografie e con conseguenze sui prezzi energetici globali e con ripercussioni anche sull’inflazione.
Kuwait, Borsa chiusa
Un’indicazione delle reazioni dei mercati si è avuto già oggi, 1 marzo, con l’andamento delle Borse del Medio Oriente che sono aperte di domenica: in Arabia Saudita, il più grande mercato azionario dell’area, l’indice di riferimento Tasi ha perso il 2,1%, in Egitto l’Egx 30 ha ceduto il 3,5%. È stata invece chiusa oggi (e fino a nuovo avviso) la Borsa del Kuwait, mentre l’Autorità del mercato dei capitali degli Emirati Arabi Uniti ha annunciato la sospensione delle negoziazioni sui mercati Adx (Abu Dhabi Securities Exchange) e Dfm (Dubai Financial Market) per le sedute di lunedì e martedì.
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1 marzo 2026 ( modifica il 1 marzo 2026 | 19:49)
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