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“Il sogno c’è, ma non ho fatto nulla perché si avverasse”. Parlava così Alessandro Cattelan a proposito di Sanremo. “Resto me stesso, col mio giro di amici, il mio modo di lavorare, il mio stile. Se grazie a tutto questo, o malgrado tutto questo, riuscirò a condurlo, bene. Sennò sarò felice lo stesso”.
Insomma, un desiderio approdare all’Ariston, mai un’ossessione. Ma all’indomani dell’incoronazione di Stefano De Martino a prossimo conduttore e direttore artistico, una riflessione sul volto di Tortona diventa inevitabile.
Carismatico, oggettivamente talentuoso, indiscutibilmente capace. A Cattelan è tuttavia mancato sempre l’ultimo passo. Un piccolo passo apparente, un’enorme falcata nel concreto, che gli permettesse di colmare l’unica vera grande lacuna: la percezione collettiva di fare una televisione rivolta a pochi.
Antonella Clerici glielo disse
Antonella Clerici glielo disse e confezionò per lui una definizione perfetta, rimasta impressa come un tatuaggio: “Devi sporcarti di sugo”. Poche parole che contenevano – e contengono – l’essenza della tv generalista, quella che entra ancora nelle case della massa, quella che sa ancora generare il rito collettivo. Tradotto: quella che ti assicura immediato seguito.
Cattelan ha sempre fatto spallucce, fingendo di non dare importanza alla questione. Della serie: se piaccio ok, altrimenti non importa. Un atteggiamento che da una parte ti consente di mantenere intatta la tua identità e di non contaminarti, dall’altra però ti isola in una nicchia troppo spesso autoreferenziale.
Predestinato e timoniere del Festival del futuro designato quasi in forma automatica, la figura di Cattelan si è col tempo indebolita. Fino a rimanere completamente fuori dalla rosa dei papabili, con il conseguente addio alla Rai.
L’ingaggio in Rai, poi la rinuncia al “largo consumo”
Una Rai che l’aveva ingaggiato da Sky nel 2021 affidandogli, pronti via, la prima serata dell’ammiraglia. Con “Da grande”, tuttavia, diede fin da subito l’idea di voler cambiare il pubblico di Rai1 e non di essere lui ad adeguarsi al contesto. Nulla di più autolesionista.
Seguì la guida dell’Eurovision, affiancato da Laura Pausini e Mika, per poi tornare a rifugiarsi nella seconda serata con “Stasera c’è Cattelan”. Praticamente quello che faceva su Sky. Né più, né meno.
Cattelan ha così rinunciato a macchiarsi, preferendo la chiusura nel proprio mondo ideale, non abbandonando mai quella puzza sotto il naso verso tutto ciò che fosse potenzialmente di largo consumo.
De Martino, al contrario, si è rivelato il suo esatto opposto. Magari meno talentuoso, ma figlio perfetto del nazionalpopolarismo e predisposto a comunicare ad un pubblico largo. Se Cattelan seleziona, De Martino accoglie tutti. La sua è una tv a braccia spalancate, inclusiva.
Cattelan ha come punto di riferimento Jimmy Fallon, comico e conduttore americano del “Tonight Show”. De Martino, invece, è dichiarato figlio di Renzo Arbore e di un universo che gli italiani percepiscono più affine, o perlomeno più vicino e conosciuto.
Nessuno sa dire se per Cattelan l’ipotesi Sanremo sia definitivamente archiviata. Certo è che la scelta ricaduta su De Martino rappresenta, almeno simbolicamente, la predilezione di un modo di essere rispetto ad un altro.