di
Teresa Cioffi

Mauro Palitto, oggi 88enne, è il papà del primo dispositivo capace di spegnere il motore nelle soste e riavviarlo in pochi decimi di secondo

«L’amministrazione Trump ha preso delle decisioni che io definirei quasi criminali. Quest’ultima iniziativa si inserisce perfettamente in questa direzione». Così Mauro Palitto commenta la scelta dell’amministrazione statunitense di eliminare gli incentivi federali legati allo Start&Stop.

Palitto, 88 anni, nato a Roma ma torinese d’adozione vista la lunga carriera al Lingotto, è l’ingegnere che inventò il sistema quando, negli anni Ottanta, ricopriva il ruolo di responsabile di modello per Ritmo e Regata in Fiat. Fu lui a introdurre sulla Regata ES il primo dispositivo automatico capace di spegnere il motore nelle soste e riavviarlo in pochi decimi di secondo.
Ora l’Epa, l’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente, ha annunciato — su impulso dell’amministrazione americana — la cancellazione dei crediti ambientali riconosciuti alle case automobilistiche per l’adozione dello Start&Stop. La decisione si inserisce in un più ampio pacchetto di deregolamentazioni che promette agli automobilisti americani un risparmio di circa 2.400 dollari per ogni nuova auto.



















































Marcia indietro

Il tutto, però, a scapito degli obiettivi sulla riduzione delle emissioni. Il sistema inventato da Mauro Palitto, infatti, si era imposto soprattutto grazie ai bonus verdi. Ora, senza quei vantaggi, rischia di perdere attrattiva: «È una scelta miope — commenta l’ingegnere —. Lo Start&Stop non è un’imposizione ideologica, ma una soluzione tecnica semplice ed efficace. Riduce consumi ed emissioni senza penalizzare l’utente e senza costi rilevanti per l’industria». 

Il caso-tassisti

Palitto alla soglia dei 90 anni e non guida più l’auto. Si sposta in taxi e ogni viaggio diventa l’occasione per chiedere a chi è alla guida: «Lei lo usa lo Start&Stop?».
L’ingegnere torinese spiega che molti scelgono di disattivarlo, eppure «chi fa il tassista gira in città nel 90% dei suoi chilometri di servizio ed è proprio lì che lo Start&Stop ha gli effetti più evidenti». La scelta viene motivata dal fatto che «trovano il sistema scomodo o sono convinti che rovini batteria e motore».
Dunque, ogni volta che prende un taxi, dal sedile posteriore l’inventore del sistema spiega: «Si tratta di leggende. Il punto chiave è il controllo elettronico delle rotazioni. Il sistema stacca il motorino non appena il motore raggiunge una velocità angolare che indica l’avvio reale. E questo avviene in pochi decimi di secondo e limita l’usura rispetto a un avviamento manuale prolungato». 

La storia

Per raccontare la nascita dello Start&Stop bisogna tornare al 1982, al Centro Ricerche Fiat di Orbassano.
«Vidi una vecchia 128 con un dispositivo artigianale che registrava i tempi di sosta. La provai personalmente: uscii da Orbassano e arrivai fino a Mirafiori, percorrendo circa 15 chilometri. Impiegai 35 minuti e scoprii che per oltre 10 minuti l’auto era rimasta immobile con il motore acceso». Fu quel dato a far scattare l’intuizione. Ieri come oggi, in città, una parte significativa del tempo si trascorre fermi al minimo, consumando carburante inutilmente. «Mi chiesi: perché non spegnere automaticamente il motore quando l’auto è ferma, con il cambio in folle, e riaccenderlo solo quando il guidatore decide di ripartire?».

I test sperimentali

Si passò rapidamente alla sperimentazione, montando il sistema su alcune Ritmo destinate alla rottamazione. I test superarono le aspettative e dimostrarono che il riavvio non comportava alcuna usura anomala.
Nel 1983 il sistema debuttò sulla Fiat Regata ES diventando la prima vettura al mondo dotata di Start&Stop automatico di serie. Un’innovazione che anticipava di oltre vent’anni la diffusione del dispositivo su larga scala, arrivata solo alla fine degli anni Novanta e nei primi Duemila.

«L’elettrico è il futuro»

La motivazione che oggi fa pensare a una riduzione dell’utilizzo del sistema negli Usa non è certo quella che Palitto aveva immaginato: «Così non si va avanti, si torna indietro — conclude l’ingegnere —. Ho sempre pensato che la tecnologia sarebbe stata superata in altro modo, nella prospettiva elettrica. In Europa le regole sono state severe, il problema è che mancano le infrastrutture adeguate per far partire il mercato. Negli Usa, invece, si tratta di una scelta specifica. Comunque, che Trump lo voglia o meno, l’elettrico è il futuro. Sui robotaxi di domani lo Start&Stop non esisterà più, semplicemente perché non ci sarà più il motore termico. E quello sarà il vero salto».


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2 marzo 2026 ( modifica il 2 marzo 2026 | 11:34)