di
Marco Calabresi
Dovrebbero raggiungere Indian Wells in California entro venerdì. Ma al momento sembra possibile solo un lungo viaggio via terra verso Oman o Arabia Saudita
Il viaggio da Dubai alla California già non sarebbe stato dei più agevoli, ma per i tennisti impegnati fino alla fine della settimana scorsa negli Emirati è diventato un calvario. Danil Medvedev, Andrei Rublev, Tallon Griekspoor, i doppisti Marcelo Arévalo, Mate Pavic, Harri Heliovaara e Henry Patten, ma anche i membri dei rispettivi team, le famiglie, il personale Atp, per un totale di circa 40 persone: sono tutti ancora bloccati, in attesa di una soluzione che permetta loro di arrivare in tempo per l’inizio del Masters 1000 in programma in California da mercoledì, ma che vedrà l’esordio dei big tra le giornate di venerdì e sabato. L’Atp già nella giornata di ieri aveva valutato ogni soluzione di emergenza, raccomandando a tutti i protagonisti di rimanere in hotel: tra le vie di fuga da Dubai, o un viaggio di sei ore fino in Oman, o addirittura di dieci fino all’Arabia Saudita. Tratte affollate percorse non solo dai tennisti, e in cui i giocatori russi avrebbero potuto avere difficoltà anche legate al passaporto. Turchia e Armenia sono altre due opzioni, ma il tempo a disposizione non è tantissimo.
Medvedev, a Dubai e senza giocare la finale contro Griekspoor (che ha dato forfait per infortunio), ha vinto per la prima volta in carriera il secondo torneo nella stessa città (prima del bis a Dubai erano stati 22 in 22 città diverse); Rublev, eliminato in semifinale proprio da Griekspoor, si era trattenuto qualche ora in più a Dubai, non immaginando quello che sarebbe poi successo. Medvedev ha scelto un hotel diverso (il Four Seasons) rispetto agli altri, alloggiati al Creekside Hotel: «La situazione è insolita. Lo spazio aereo è chiuso, nessuno sa quando potremo volare. Non è chiaro quanto durerà, quindi aspettiamo solo di vedere cosa succederà nelle prossime ore e nei prossimi giorni. Naturalmente ho ricevuto molti messaggi da amici e conoscenti, tutti sono preoccupati. Ma posso dire che va tutto bene».
Non ha giocato a Dubai, ma ha scelto Doha e il Qatar come sede per la sua riabilitazione Holger Rune, alle prese con il recupero dall’infortunio al tendine d’Achille. Con lui, anche mamma Aneke, spaventata dai missili iraniani: «È stata una notte selvaggia. Non riuscivamo a dormire, vedevamo palle di fuoco nel cielo e abbiamo passato ore a rifugiarci nella hall dell’hotel. Holger era davvero terrorizzato».
L’Atp ha diffuso una nota ufficiale sul tema: «L’Atp sta monitorando attentamente l’evolversi della situazione in Medio Oriente e rimane in costante contatto con i nostri giocatori, i loro team di supporto e le autorità locali competenti. La salute, la sicurezza e il benessere dei nostri giocatori, dello staff e del personale del torneo sono la nostra priorità. Possiamo confermare che un numero limitato di giocatori e membri dei team si trova ancora a Dubai dopo la conclusione del recente evento Atp 500. Loro e i rispettivi team sono ospitati negli hotel ufficiali del torneo, dove le loro necessità immediate sono pienamente garantite. Siamo in comunicazione diretta con le persone coinvolte, così come con gli organizzatori del torneo e i consulenti per la sicurezza. In questa fase, le disposizioni di viaggio restano soggette a una valutazione continua, in linea con l’operatività delle compagnie aeree e le indicazioni ufficiali. Continueremo a fornire il supporto necessario per garantire che giocatori e team possano partire in sicurezza non appena le condizioni lo consentiranno».
2 marzo 2026 ( modifica il 2 marzo 2026 | 13:49)
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