di
Cesare Giuzzi e Pierpaolo Lio
Ai pm la relazione dei vigili sull’incidente. La moglie del guidatore: «È stato male, ha raccontato di avere avuto un trauma al piede e dopo un po’ ha perso conoscenza». Curato per «sindrome vasovagale» Sala: «Vanno capite bene le cause»
Le verifiche su tabulati, cellulare e scatola nera. Le prime risposte sul deragliamento del tram 9, sui due morti e i 53 feriti di venerdì pomeriggio a Porta Venezia, arriveranno stamattina. L’inchiesta è a un punto decisivo. L’ipotesi del malore resta la più probabile. È stato lo stesso conducente Pietro M., 60 anni, da tre decenni in Atm, a raccontarlo prima ai colleghi, poi a verbale: «Ho sentito dolori alla gamba. Poi ho avuto un mancamento. Non ho visto più nulla, tutto buio, e ho perso il controllo». Il tranviere ha anche ammesso, proprio a causa del malore, di «non aver azionato lo scambio con il comando».
Ai medici del Niguarda, dove è arrivato in codice verde, ha aggiunto che mezz’ora prima si sarebbe provocato accidentalmente un trauma all’alluce del piede mentre era sul tram. Il dolore si sarebbe fatto sempre più forte fino al mancamento improvviso alla guida. Gli esami hanno escluso fratture al piede ma un trauma cranico, piuttosto serio, in corrispondenza del colpo contro la cabina al momento dell’incidente. Dopo due giorni di osservazione è stato dimesso con una decina di giorni di prognosi (per il trauma cranico) e per una «sincope vasovagale», il malessere (con perdita di coscienza temporanea) che lo avrebbe colpito all’improvviso e che, tra le tante cause, può avere anche origine da un forte trauma, come quello che ha detto di aver subito al piede. «Non riesce a darsi una spiegazione di quello che gli è successo — dice la moglie Cinzia —. È sportivo, si tiene in forma, è nel mondo del calcio. Non gli era mai successo nulla di simile».
Gli investigatori della polizia locale, diretti dal comandante Gianluca Mirabelli e coordinati dalla pm Elisa Calanducci e dal procuratore Marcello Viola, vogliono chiarire alcuni aspetti che ancora non sembrano combaciare. Proprio per scongiurare altre ipotesi saranno fondamentali gli esiti delle verifiche che si stanno ultimando in queste ore. Prima fra tutte l’analisi della scatola nera che conserva tutti i dati: potenza dei motori, velocità, azionamento dei freni, sistemi di emergenza. Questo servirà a chiarire anche se i sistemi di sicurezza passiva (come il meccanismo dell’«uomo morto») siano entrati in funzione. Attenzione anche ai tabulati telefonici e all’analisi della copia forense dello smartphone del tranviere per escludere che in quel momento fosse distratto dal telefono. Il tutto messo in relazione con le immagini delle telecamere di bordo. «Se è stato veramente un malore, un tram nuovo, vecchio, conta poco. Mentre sul sistema di bloccaggio automatico uno può anche appoggiarsi, e quindi non lo so. È meglio non fare ipotesi», le parole del sindaco Beppe Sala.
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2 marzo 2026 ( modifica il 2 marzo 2026 | 15:56)
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