Ritorna a sventolare la bandiera di Cristiano Fazzi all’Andrea Costa. Playmaker biancorosso dal 1997 al 2002, Cristiano Fazzi ha vissuto in prima persona la memorabile, e probabilmente irripetibile, promozione in Serie A1 del 1998 e le gioiose annate vissute nella massima serie, al fianco di Vincenzino Esposito. Nel 1999 ha ereditato la fascia di capitano da Paolo Bortolon, restando condottiero fino al 2002, quando salutò Imola dopo il ritorno in A2 della squadra imolese. Per il regista casertano classe 1972 seguirà un altro girovagare tra Serie A1 e Serie A2, fino a un ultimo ballo in biancorosso nella stagione 2009/2010 che per lui fu anche l’ultima nel basket che contava. Da allora una nuova vita lontano dal parquet, con il mondo del basket sfiorato in altre occasioni (allenatore a Massa Lombarda e all’International, mental coach ancora all’Andrea Costa nella seconda parte della stagione 2021/2022), fino al grande ritorno di questa estate.

Cristiano Fazzi, tolta una parentesi da mental coach nel 2021/2022, mancava da un po’ la sua presenza fissa nel mondo Andrea Costa…
Sì, poiché ho finito di giocare nel 2010. Allora più che altro ho lavorato principalmente con Federico Grandi, con cui ci conosciamo dai tempi in cui ero a Ozzano, che mi chiese ogni tanto un confronto con la squadra, oltre a una parentesi di un mese in cui ho cercato di aiutare qualche giocatore che aveva bisogno.

Com’è nato questo suo ritorno?
Mi ha contatto Christian Pavani, mi ha illustrato il punto della situazione e la voglia di riorganizzare la società, di strutturarla in maniera più completa. Io avevo piacere di dare una mano e ho accettato volentieri. Rientro in un mondo che ho già vissuto e che conosco.

Avrà ritrovato un’Andrea Costa diversa?
Diversa, naturalmente. Ma con la volontà di migliorare l’organizzazione societaria in questi mesi, per renderla più efficiente, ricoprendo tutti gli ambiti che una società deve coprire, per far sì che la squadra sia nelle condizioni migliori per lavorare.

Da osservatore esterno, come hai visto l’evoluzione dell’Andrea Costa in questi anni?
Quello che mi dispiaceva è che non c’era la possibilità di fare delle programmazioni. L’Andrea Costa è una società piccola, non ci sono state proprietà ricche che potevano gestire la società in una certa maniera e si faceva con quello che si aveva. Il fatto di non avere una programmazione, sia dal punto di vista economico che tecnico, anno dopo anno si rifletteva anche sulle prestazioni della squadra. Penso che si sarebbe potuto puntare maggiormente sui ragazzi di Imola, visto che ce ne sono tanti che giocano in B Nazionale, creare una programmazione per far crescere questi ragazzi, per far identificare la squadra con la città. Invece ogni anno si ripartiva da capo e questo cosa si è riflettuta anche sulla vicinanza dei tifosi, con gente che pian piano si è disinnamorata.

Il suo ritorno va appunto in una direzione diversa?
Ha quel significato lì. Ho accettato di collaborare con Christian e questa nuova realtà proprio per dare una mano a organizzare meglio la società, renderla più efficiente, rapida e snella. Una figura tecnica all’interno che faccia da rapporto tra società e squadra è importante. Fortunatamente c’è anche un allenatore come Luca Dalmonte, che oltre alla capacità di allenare, che conosce al massimo questo ambiente e cercherà di dare una mano in quel senso lì. Io porterò la mia esperienza su queste dinamiche.

Lei è anche bandiera del passato più glorioso dell’Andrea Costa. La sua presenza sarà una rassicurazione per i tifosi?
Il fatto che abbia vissuto con l’Andrea Costa gli anni d’oro, quando abbiamo raggiunto la promozione in A1 e siamo riusciti ad andare in Europa, ha una sua valenza. Speriamo che con il lavoro e la dedizione possano aumentare le presenze al palazzetto e mi piacerebbe che in questo processo di cambiamento entrassero anche i tifosi.

Come valuta la squadra?
Difficile avere un’idea chiara adesso. Ho visto qualche allenamento e posso dire che è ben assemblata, è coperta in tutti i ruoli, c’è grande disponibilità e attenzione dei ragazzi. Sono molto fiducioso sul lavoro che farà coach Dalmonte. Le aspettative, come quelle societarie, sono quelle di fare in modo che la squadra migliori mese dopo mese, che acquisti una sua identità, insomma che diventi squadra. Le squadre che fanno dei buoni campionati non sono quelle con singoli forti ma quelle che riescono a generare una unione particolare. Si costruiscono col tempo, la conoscenza e l’esperienza. L’obiettivo è migliorare quotidianamente perché diventi la migliore squadra possibile.